ArcelorMittal, Conte prepara battaglia in tribunale

(Teleborsa) – Stallo del Governo nella trattativa con ArcelorMittal. Dopo che il colosso franco-indiano ha rinviato il deposito dell’atto di recesso, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte attende le mosse del patron Lakshimi Mittal. Dovrebbero vedersi entro la settimana ma l‘incontro, ipotizzato tra martedì e mercoledì, a Palazzo Chigi non risulta ancora fissato.

Nell’attesa Conte prepara la battaglia legale e, al contempo, studia un “piano B”. Mentre sull’ex Ilva soppesa ogni possibile soluzione, giovedì in Consiglio dei ministri il Premier porterà la discussione sul “cantiere Taranto”, un mix di misure e investimenti per dare risposte più complessive alla città. Rimane da capire se ci sono ancora margini per una controproposta dell’azienda per restare. Un’eventualità che se dovesse presentarsi non coglierà Conte impreparato.

Intanto in settimana arriverà il ricorso d’urgenza al tribunale di Milano per dimostrare che non esistono le condizioni del recesso. Sul tavolo del governo c’è ancora un amplissimo ventaglio di strumenti. Incluso lo scudo penale, anche se in versione “soft” per convincere i dissidenti M5s a votarlo. Ma lo scudo è l’ultimo tassello, ha spiegato Conte. Prima c’è da risolvere il problema industriale e la richiesta di esuberi. Sul tavolo del governo c’è la possibilità di agire sulla leva fiscale, di far intervenire Cassa depositi e prestiti e di concedere uno sconto sull’affitto degli impianti, anche se secondo alcune fonti governative la proprietà indiana, per fare fronte alle perdite degli ultimi due anni, potrebbe chiedere uno sconto totale, per una cifra di 800 milioni.

Sul fronte degli ammortizzatori sociali, c’è chi ipotizza di trattare per ridurre i 5000 esuberi ventilati da Mittal a 2000 o al massimo 3000, con un mix di cassa integrazione, scivoli, prepensionamenti e anche ricollocamento in altre aziende pubbliche. Ma solo a patto che gli indiani prendano precisi impegni sulla produzione dell’acciaio nei prossimi anni.

Nonostante il ministro dell’economia Roberto Gualtieri abbia frenato, anche la nazionalizzazione, magari transitoria, rimane una strada aperta.

In tale contesto Italia viva ha proposto lo scudo penale per l’ex Ilva come emendamento al decreto fiscale. Una misura che se andasse ai voti, ha fatto sapere Luigi Di Maio, rischierebbe di aprire la crisi di governo.

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