Antitrust, maxi multa da 116 milioni a TIM: “Ostacoli a sviluppo della fibra”

L’Autorità ha concluso il procedimento A514, accertando che TIM ha posto in essere una strategia anticoncorrenziale

(Teleborsa) – Maxi multa di 116 milioni di euro comminata dall’Antitrust a TIM in merito alle “condotte” nell’ambito del Piano Cassiopea annunciato (poi sospeso) nel 2017 per portare la fibra nelle aree bianche.

Il 25 febbraio 2020 – si legge nella nota ufficiale – l’Autorità ha concluso il procedimento A514, accertando che TIM ha posto in essere “una strategia anticoncorrenziale preordinata a ostacolare lo sviluppo in senso concorrenziale degli investimenti in infrastrutture di rete a banda ultra-larga”.

Anticipata da alcuni rumors, sempre più insistenti nelle ultime ore, è ufficialmente arrivato il cartellino rosso dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato con una sanzione che, precisa il comunicato – potrà essere pagata entro l’1 ottobre “in considerazione delle gravi difficoltà che sta affrontando il sistema produttivo del nostro Paese, derivanti dalla straordinaria emergenza epidemiologica da COVID-19, nonché dell’importo elevato”.

Il procedimento era partito nel 2017 da una denuncia di Open Fiber a seguito del piano di Tim (Cassiopea) di portare la fibra nelle aree a fallimento di mercato, successivamente bloccato dalla stessa Tim. L’Antitrust, nel 2018, ha poi esteso il procedimento all’accertamento sulla strategia di pricing di Tim e sull’utilizzo delle informazioni privilegiate relative ai clienti degli operatori alternativi nel mercato retail.

Si legge nel comunicato: “La competizione nel settore delle TLC, ancor più che in termini di prezzi e tariffe, si manifesta oggi in termini di qualità dei servizi, investimenti e innovazione. In questa prospettiva l’Autorità ha ritenuto di dover sanzionare le condotte di TIM volte a ritardare nelle aree dove ce ne sarebbe stato più bisogno lo sviluppo della fibra nella sua forma più innovativa, ovvero l’FTTH (Fiber To The Home). Trattasi delle così dette aree “bianche”, quelle aree cioè dove, in assenza di sussidi, il mercato non giustificherebbe l’infrastrutturazione innovativa.

In particolare – scrive ancora l’AGCM- le condotte di TIM sono risultate indirizzate a preservare il suo potere di mercato nella fornitura dei servizi di accesso alla rete fissa e dei servizi di telecomunicazioni alla clientela finale e ha “posto ostacoli all’ingresso di altri concorrenti, impedendo sia una trasformazione del mercato secondo condizioni di concorrenza infrastrutturale, sia il regolare confronto competitivo nel mercato dei servizi al dettaglio rivolti alla clientela finale”.

L’Autorità ha accertato che “TIM ha ostacolato lo svolgimento delle gare, indette nell’ambito della Strategia nazionale banda ultra-larga del Governo, per il sostegno agli investimenti in infrastrutture di rete a banda ultra-larga nelle aree più svantaggiate del territorio nazionale (cosiddette aree bianche).
In particolare, si legge, “TIM ha deciso una modifica non profittevole dei piani di copertura di tali aree durante lo svolgimento delle le gare ed ha intrapreso, contestualmente, iniziative legali strumentalmente rivolte a ritardare le medesime.

Prosegue il comunicato dell’Autorità presieduta da Roberto Rustichelli: “Tale comportamento appare particolarmente grave in quanto i suddetti ritardi producono i loro effetti in una situazione complessiva che vede il nostro Paese già strutturalmente indietro di ben 18 punti percentuali rispetto alle altre economie europee in termini di copertura della FTTH. Penultimo, seguito solo dalla Grecia”.

L’Autorità ha così “deciso di imporre una sanzione pecuniaria di circa 116 milioni di euro, bilanciando la necessità di garantire la necessaria deterrenza rispetto a possibili future condotte con l’esigenza che la sanzione non sia ingiustificatamente afflittiva”.

(Foto: © gonewiththewind/123RF)

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