Anima Confindustria, allarme su rincari materie prime

(Teleborsa) – “Stiamo subendo notevolissimi rincari delle materie prime: dall’acciaio, ai metalli non ferrosi, alla plastica ed altri materiali chimici, con prezzi che variano di giorno in giorno, unitamente alla scarsità di offerta. Questa situazione sta creando grande incertezza e difficoltà nelle aziende manifatturiere“.

Questo l’allarme lanciato dal Vicepresidente di Anima Confindustria, Pietro Almici, che ha aggiunto: “come associazione di rappresentanza della meccanica non possiamo che rimarcare la grande preoccupazione per l’aumento dei prezzi iniziato già da ottobre scorso, che si è particolarmente acuito in questi primi mesi dell’anno”.

Durante il webinar del 20 aprile organizzato da Anima Confindustria “Oscillazione dei prezzi delle materie prime e impatto sulle produzioni industriali” sono stati presentati i dati elaborati dall’Ufficio Studi Anima in collaborazione con Achille Fornasini, professore di Analisi tecnica dei mercati finanziari (Università degli Studi di Brescia), relativi alle cause della crisi, analisi economica e possibili scenari futuri per il mercato di materie prime, petrolio, gas e polimeri. L’evento ha visto anche la partecipazione del London Metal Exchange. Secondo le elaborazioni, il mercato sta vivendo attualmente una fase di profondo disequilibrio, data da una forte crescita della domanda e da un’offerta che non riesce a farvi fronte.


Ci si aspetta nel prossimo futuro una ripresa economica generalizzata, ma il problema continuerà a rimanere il prezzo delle materie prime: il rame, per esempio, potrebbe raggiungere il massimo storico già nei prossimi mesi. Per quanto riguarda il petrolio, crollato nel 2020 (-68%) e da allora risalito molto rapidamente (+203%), ci si aspetta che il suo prezzo possa assestarsi tra i 60 e i 75 dollari al barile. Preoccupano particolarmente il mondo della meccanica i prezzi dell’alluminio e dei prodotti piani d’acciaio, che difficilmente subiranno un significativo ribasso durante tutto il 2021 – e che sono aumentati rispettivamente del 18% e del 40% nel solo primo trimestre dell’anno. Inoltre, come avvenuto per molte delle materie prime e dei metalli in campo industriale, il mercato cinese – e asiatico in generale – ha fatto scorte strategiche di diverse commodity già durante il 2020, forte di un’economia in ripresa dalla pandemia in anticipo rispetto all’Europa e al Nord America, generando la contrazione dell’offerta che le nostre imprese stanno soffrendo proprio in questi mesi.

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