Ancora forte caldo e notti insonni nelle città. Bacini idrici in crisi e danni all’agricoltura

(Teleborsa) – Ancora una forte ondata di caldo, la terza in poco tempo. Esauriti gli effetti delle breve pausa rinfrescante conseguente all’ondata violenta di maltempo di fine giugno sul Centronord, le alte temperature nettamente superiori alle medie stagionali sono tornare ad affliggere i cittadini continuando a prosciugare fiumi e laghi con gravissime conseguenze per la produzione agricola.

La causa di questa terza ondata di caldo torrido è dovuta al rafforzarsi dell’anticiclone africano. Le previsioni indicano un week end ovunque “particolarmente difficile”, con termometri sui 38° e più. Il gran caldo non risparmierà nessuno, né il Nord e le regioni centrali tirreniche, colpendo inoltre con virulenza Sardegna e Puglia, dove la temperatura percepita sarà superiore ai 40 gradi.

“Notti calde”, meteorologicamente parlando, nelle grandi città, dove il termometro non scenderà nei suoi valori minimi al di sotto dei 24 gradi, rendendo difficile il sonno degli abitanti.

Temperatura ai massimi, dunque, per l’intera prossima settimana sulle regioni centro-meridionali, mentre per il Nord si intravede, ma non è ancor detta l’ultima parola, la possibilità dell’arrivo di forti temporali fin dalla serata di domani domenica 9 luglio. Sempre che l’afflusso di aria fredda “in viaggio” dalle zone più settentrionali dell’Europa non cambi direzione.

Questa ripetuta ondata di caldo, che definire eccezionale non suona affatto come esagerazione, rende sempre più preoccupante la situazione idrica del Paese. Le riserve d’acqua sono praticamente ovunque al di sotto dei minimi “tollerabili” e di conseguenza l’agricoltura è in grave difficoltà.

Coldiretti monitora di continuo e con apprensione il livello del Po, sceso fino a 3,23 metri sotto lo zero idrometrico. Ben mezzo metro più in basso rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una situazione insolita e difficile provocata dalla preoccupante diminuzione delle precipitazioni, scese addirittura del 25,6% a giugno rispetto allo stesso mese del 2016. E il sole “cuocente” ha aggravato la siccità nei campi alimentando incendi.

“Lo stato del più grande fiume italiano – afferma Coldiretti – è rappresentativo della crisi idrica del Paese. Dal bacino del Po dipende il 35% della produzione agricola nazionale. Gli agricoltori sono già dovuti ricorrere all’irrigazione di soccorso per salvare le coltivazioni, dagli ortaggi alla frutta, dai cereali al pomodoro, ma anche i vigneti e il fieno per l’alimentazione degli animali per la
produzione di latte per i grandi formaggi tipici”.

I dati diffusi da Coldiretti rilevano che “la produzione di cereali e crollata del 40%, con punte del 70% nel caso del mais. E foraggi, ortaggi, pomodoro da industria e frutta sono diminuite fino al 50%”.

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