Anche la BCE si attende un rallentamento dell’economia fino ai primi mesi del 2023

(Teleborsa) – L’attività economica dell’area dell’euro “è probabilmente rallentata in misura significativa nel terzo trimestre del 2022” e la BCE “si attende un ulteriore indebolimento per la parte restante dell’anno e l’inizio del 2023”. È quanto si legge nel Bollettino economico dell’istituzione monetaria, che ha sottolineato in diversi punti i “timori di recessione” degli operatori di mercato, sia nell’Area Euro che nelle maggiori economie avanzate.

Secondo la Banca Centrale Europea, l’alta inflazione “riducendo i redditi reali delle famiglie e spingendo al rialzo i costi per le imprese, continua a frenare la spesa e la produzione. Le gravi interruzioni delle forniture di gas hanno peggiorato ulteriormente la situazione, e sia la fiducia dei consumatori sia quella delle imprese hanno subito un rapido calo, pesando anche sull’economia”. La domanda di servizi sta rallentando. In parallelo, l’attività economica mondiale sta crescendo più lentamente in un contesto di persistente incertezza geopolitica, soprattutto a causa della guerra in Ucraina, e di condizioni di finanziamento più restrittive.

Al contrario, “il mercato del lavoro ha continuato a mostrare un andamento positivo nel terzo trimestre e il tasso di disoccupazione è rimasto sul minimo storico del 6,6 per cento ad agosto”. Ma “se da un lato gli indicatori di breve periodo suggeriscono che l’occupazione ha continuato ad aumentare nel terzo trimestre, dall’altro – ha sottolineato la BCE – l’indebolimento dell’economia potrebbe determinare un certo incremento della disoccupazione in futuro”.

Nel Bollettino economico la BCE ha confermato l’intenzione di aumentare ulteriormente i tassi di interesse “per assicurare il ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2 per cento a medio termine”. L’Istituto ha inoltre spiegato che le future decisioni sul costo del danaro nell’area euro verranno prese “in base all’evolvere delle prospettive per l’inflazione e l’economia, riflettendo un approccio secondo il quale le decisioni sui tassi vengono definite di volta in volta a ogni riunione”. In base alle previsioni di Francoforte, infatti, l’inflazione “continua a essere di gran lunga troppo elevata e si manterrà su un livello superiore all’obiettivo per un prolungato periodo di tempo. A settembre ha raggiunto il 9,9 per cento. Negli ultimi mesi l’impennata delle quotazioni dei beni energetici e alimentari, le strozzature dell’offerta e la ripresa della domanda dopo la pandemia hanno determinato una generalizzazione delle pressioni sui prezzi e un rialzo dell’inflazione”.

La Banca Centrale Europea ha invitato i governi dell’Eurozona a “perseguire politiche di bilancio che riflettono il loro impegno ad abbassare gradualmente gli elevati rapporti fra debito pubblico e PIL”. Quanto al caro energia, ha ribadito che “per limitare il rischio di alimentare l’inflazione, le misure di bilancio volte a proteggere l’economia dall’impatto degli elevati prezzi energetici dovrebbero essere temporanee e indirizzate alle categorie più vulnerabili”.