Anche ADB taglia le stime per l’intera economia asiatica

L’Asian Development Bank (ADB) ha tagliato le sue previsioni di crescita per le maggiori economie della regione asiatica, sottolineando una prospettiva meno positiva per la Cina e l’India e una ripresa che non accenna ad accelerare per le nazioni avanzate del mondo.

L’organizzazione, nata nel 1966 sulla falsariga della Banca Mondiale e con sede a Manila, nelle Isole Filippine, ha scritto in un rapporto che le economie della regione asiatica e quelle del Pacifico si espanderanno mediamente del 5,8% quest’anno e del 6% il prossimo anno, in calo dal 6,3% che era stato previsto per entrambi gli anni, non più tardi dello scorso marzo.

Il rapporto, che copre 45 paesi, ha tagliato le previsioni per alcune delle più grandi economie della regione, tra cui Cina, India, Corea del Sud e Indonesia.

“La crescita asiatica dovrebbe continuare ad essere la più importante dell’intera regione e contribuire in modo cospicuo alla crescita globale, nonostante il rallentamento degli ultimi mesi”, ha detto il capo economista di ADB, Shang-Jin Wei.

L’economia cinese, che lo scorso anno è cresciuta del 7,3%, dovrebbe chiudere il 2015 con un crescita del 6,8%. Le previsioni per il 2016 propendono invece per una crescita del 6,7%, contro stime fatte lo scorso marzo del 7%.

“Nonostante i consumi continuino ad essere robusti, l’attività economica in generale è stata all’altezza delle aspettative solo nei primi  otto mesi dell’anno, quando investimenti ed esportazioni hanno iniziato a dare segni di cedimento”, riporta ADB nel suo lavoro di analisi.

Per ADB, gran parte del rallentamento cinese sarebbe auto-imposto, come parte del programma economico attuato dal governo di Pechino per sostituire un modello economico oramai logoro, basato sul commercio e sugli investimenti, con uno di maggior crescita autosostenuta e guidata dai consumi interni.

Per l’India, invece, ADB prevede una crescita del 7,4% nel 2015 e del 7,8% nel 2016. La banca asiatica ha tagliato entrambe le previsioni di 0,4 punti percentuali, da ricondurre ai lenti progressi in materia di riforme per un sistema economico che continua ad ostacolare gli investimenti e le esportazioni.

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