ANCE, cessioni massive di NPL non aiutano imprese in crisi finanziaria a ripartire

(Teleborsa) – Trovare un fondo disposto ad acquistare gli NPL di un’azienda non risolve i suoi problemi con i crediti deteriorati perchè molti dei soggetti che li acquistano sono meramente finanziari, più adatti a una fase liquidatoria di un’azienda che a gestire la crisi finanziaria di imprese economicamente sane. È quanto sostenuto dall’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) nel corso dell’audizione della Commissione Parlamentare di Inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Secondo ANCE è necessario un ripensamento delle modalità di dismissione degli NPL, anche perché la crisi economica e la nuova definizione di default appena entrata in vigore potrebbero peggiorare la situazione.

Dal 2015 al 2020 sono stati ceduti più di 250 miliardi di NPL, ma “molte imprese cedute sono vive, e continuano a lavorare sul mercato, ma sono alle prese con richieste di piani di rientro insostenibili che le stanno condannando a morte”, ha il vicepresidente di ANCE, Rudy Girardi. Bisogna concedere tempo e risorse ai debitori per ristrutturare le operazioni non performanti, secondo Girardi, e creare uno strumento pubblico per la ricapitalizzazione delle imprese per risolvere il problema del sovraindebitamento e, quindi, dell’accesso al credito.

ANCE sta lavorando ad uno strumento che prevede la possibilità per l’impresa di varare un aumento di capitale “a rate” con delle agevolazioni dal punto di vista finanziario, ha spiegato Girardi: l’idea è creare uno strumento pubblico che, attraverso un prestito partecipativo, intervenga in imprese che dispongono di un piano finalizzato alla crescita industriale con benefici per l’economia reale. Il risultato avrebbe diversi vantaggi: l’impresa avrebbe sin da subito le risorse per investire e il tempo necessario per far fruttare l’investimento, effettuare l’aumento di capitale e restituire il prestito allo Stato.

Tra il 2007 e il 2019, ha sottolineato ANCE in audizione, i finanziamenti erogati per investimenti in costruzioni sono diminuiti di oltre il 70%, sia nel comparto residenziale sia non residenziale, passando da 52,5 miliardi nel 2007 a circa 15 miliardi nel 2019. Nel marzo 2015, l’ammontare totale di crediti deteriorati delle sole imprese era di circa 243 miliardi. Il 30 settembre 2020, ultimo dato disponibile, erano 83 miliardi il valore di Npl del settore produttivo presenti nei bilanci delle banche.

Una volta che si è creata questa massa di NPL, evidenzia l’associazione, la BCE e l’EBA hanno optato per le cessioni massive da parte delle banche di questi crediti deteriorati piuttosto che procedere direttamente ad una ristrutturazione del finanziamento con il debitore. Ma per le banche il tasso di recupero delle posizioni cedute è stato costantemente inferiore rispetto a quello delle posizioni chiuse mediante procedure ordinarie: nel 2019 il tasso di recupero delle sofferenze cedute è stato del 28%, contro il 44% delle sofferenze gestite internamente dalle banche.

Con riguardo al futuro, ANCE ha citato un documento di Banca Ifis che prevede una forte accelerazione nel biennio 2021-22 del flusso di nuovi prestiti deteriorati: 37 miliardi di nuovi NPL nel 2021 e 29 nel 2020, soprattutto nel segmento imprese. Su questi numeri peseranno nuove dinamiche, che secondo ANCE metteranno in crisi imprese e banche italiane: la nuova definizione di default e l’entrata in vigore dell’obbligo copertura delle perdite attese, il termine della moratoria sui crediti, la fine dell’accesso libero al Fondo PMI, il codice della crisi d’impresa.

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