Amuchina, Angelini: “Produzione aumentata e nessuna variazione di prezzo”

(Teleborsa) – Come avvenuto con la Sars negli anni 2000, o durante l’epidemia di colera in sud Italia negli anni ’80 in piena emergenza Coronavirus schizzano le vendite di Amuchina, il noto disinfettante di Angelini Pharma, nato negli anni ’30 per combattere la tubercolosi, che assicura di eliminare fino al 99,9% di batteri, funghi e virus. Nelle ultime settimane in seguito all’esponenziale aumento della domanda del prodotto, in particolare nella sua versione in gel per le mani, si è scatenata una vera e propria caccia agli ultimi flaconi con, in alcuni casi, speculazioni che hanno determinato un clamoroso aumento del prezzo.

Finite le scorte in supermercati e farmacie la ricerca si è spostata sul web. Solo pochi giorni fa, su Amazon – dove attualmente il prodotto risulta esaurito – il singolo flacone da 80 ml ha raggiunto prezzi stellari e non era disponibile a meno di 35 euro. “I partner di vendita stabiliscono i prezzi dei loro prodotti nel nostro store e abbiamo delle regole per aiutarli a definire tali prezzi in modo competitivo. Monitoriamo attivamente il nostro store e rimuoviamo le offerte che violano le nostre regole” ha fatto sapere Amazon rispondendo alle accuse di sciacallaggio mosse da cittadini e politici. Una denuncia, ribadita anche dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha reso necessario un chiarimento da parte del produttore. La Società ha ritenuto opportuno precisare che “il prezzo ai propri canali diretti di tutti i prodotti a marchio Amuchina è rimasto invariato e non ha subito alcuna variazione rispetto al periodo pre-epidemia da Coronavirus”. L’Azienda si è detta, pertanto, “totalmente estranea ad alcuni ingiustificati rincari rilevati dai consumatori e segnalati anche dai media, verso i quali esprime una ferma condanna confermando di adoperarsi costantemente per assicurare che il prodotto raggiunga esclusivamente fornitori qualificati”.

Ciò non toglie che la richiesta continua a essere alta e l’Amuchina non si trova più. “La percezione dell’emergenza del diffondersi del virus – fa sapere Angelini Pharma – ha portato a un incremento della richiesta di Amuchina che l’Azienda è impegnata a soddisfare sia aumentando la propria capacità produttiva sia riorganizzando le attività industriali al fine di dedicarsi prevalentemente alla produzione di disinfettanti. In particolare Angelini Pharma ha aumentato la produzione nello stabilimento di Ancona e ha focalizzato la fabbrica di Casella sulla produzione di disinfettanti esternalizzando i detergenti”.

Al momento, tuttavia, le ultime scorte sono contingentate. “Le prenotazioni del prodotto si sono chiuse lunedì scorso e nel Lazio – riferiscono fonti di Teleborsa – l’azienda ha messo a disposizione un totale di 30mila pezzi con un massimo di 72 flaconi a farmacia”. Alla base della limitata disponibilità di Amuchina potrebbe esserci anche l’incendio che lo scorso 6 gennaio ha interessato il deposito Angelini lungo la Strada Vecchia del Pinocchio ad Ancona anche se, dalle notizie diffuse, non risulta abbia danneggiato il magazzino dei prodotti. Fatto sta che gli approvvigionamenti del disinfettante – secondo quanto apprende Teleborsa – erano calati da un paio di mesi, già prima dell’esplodere della psicosi Coronavirus.

Per compensare la carenza di disinfettanti, soprattutto nelle zone più colpite dal Coronavirus, è allo studio la possibilità di produrre questi gel nei laboratori di galenica delle farmacie. “I laboratori della farmacie di comunità e di quelle ospedaliere – come afferma la presidente della Società Italiana Farmacisti Preparatori Paola Minghetti – sono in grado di allestire questi prodotti. Si tratta di mettere a punto un protocollo sulla base della Farmacopea, così da garantire il rispetto delle buone pratiche e la costanza di caratteristiche e qualità del prodotto”. Una risposta ai bisogni della collettività e anche un contrasto alle speculazioni, sottolineano in un comunicato congiungo Fofi e Federfarma. Ma anche su questo fronte il problema sembra essere la scarsità delle materie prime. I principali distributori Farmalabor e Galeno non riescono, infatti, a soddisfare la richiesta dei componenti necessari alla preparazione dei disinfettanti.

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