Ambiente, la “Traversata Ecologica dello Stretto di Messina” per dire no alla plastica

(Teleborsa) – Nell’estate del 2017, dopo aver trovato un capodoglio morto a causa del grande quantitativo di plastica ingerita, ha fatto della sensibilizzazione ambientale la sua missione. Da allora Carmelo Isgrò, biologo e fondatore del Museo del Mare di Milazzo (Muma), si batte per la riduzione della plastica usa e getta.

Un impegno che questa mattina lo ha portato a compiere un’impresa dal forte valore simbolico traghettando a nuoto una zavorra di plastica da una parte all’altra dello Stretto di Messina, “lo stesso fardello – spiega Isgrò – che si porterà l’umanità nel futuro se non cambia rotta”. Durante la “Traversata ecologica” Isgrò è stato accompagnato dalla Capitaneria di Porto e da una barca con a bordo un esperto conoscitore delle correnti dello Stretto e un medico, oltre a una quindicina di persone che hanno nuotato con lui.

“Ho effettuato la traversata in stile libero solo con occhialini e costume. È stata durissima ma ce l’ho fatta. Purtroppo infatti – racconta Isgrò – una corrente fortissima mi trascinava verso il Tirreno. Ci sono volute quasi due ore e ho percorso 4,3 km, allungando, cioè, più di un km e impiegando quasi il doppio del previsto a causa delle correnti. In questa mia traversata ecologica a nuoto dello Stretto di Messina la tanta plastica usa e getta che avevo legato al mio corpo come metafora del fardello che l’uomo si sta trascinando inquinando i mari è stata davvero un enorme peso”.

Un atto che, dopo il clamore suscitato da Greta Thunberg, in questa fase, ha l’obiettivo di risvegliare le coscienze perché i progressi fatti non siano vani. “Con l’emergenza Covid-19 si è tornati un po’ indietro” spiega, infatti, il biologo.

“Ogni anno – spiega Isgrò – 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare e l’80 per cento proviene da quello che gettiamo in fiumi e dai torrenti. Lo scorso anno ho effettuato la necroscopia a un capodoglio che aveva più di 20 chili di plastica in pancia. Ma uno degli effetti più gravi dell’abbandono della plastica in mare si vede sulle tartarughe marine che scambiano la plastica per delle meduse e ingerendola vanno incontro a blocchi intestinali che fanno gonfiare la loro pancia facendole rimanere a galla e morire di stenti. Inoltre permanendo nella catena atrofica la plastica ingerita dai pesci arriva fino agli uomini. C’è stato uno studio che ha stabilito che ogni settimana noi mangiamo una quantità plastica equivalente ad una carta di credito”.

La soluzione, per il biologo, “siamo noi stessi”. La gente, sottolinea Isgrò, “deve capire l’importanza di un uso responsabile della plastica riducendone al minimo l’utilizzo”. Un messaggio, il suo, rivolto anche alle Istituzioni. “A livello istituzionale – sottolinea – andrebbe vietato l’uso della plastica usa e getta. È necessario, inoltre, vigilare affinché non si creino delle discariche nei pressi dei torrenti e dei fiumi. È da lì che molta plastica, quando con le prime piogge c’è la piena, arriva in mare”.

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