Ambiente, ANBI: “Emergenza acqua nel Sud Italia”

(Teleborsa) – Se, al tempo del coronavirus, l’agricoltura italiana è una delle poche certezze produttive, bisogna, tuttavia, fare i conti con le disponibilità idriche per una stagione irrigua che si preannuncia anticipata in molte zone a causa di temperature superiori alla media del periodo. E nel Sud Italia è già emergenza. A lanciare l’allarme è l‘Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi). Secondo i dati diffusi dall‘Osservatorio Anbi sullo Stato delle Risorse Idriche negli invasi meridionali, dove ci sono attualmente circa 2.100 milioni di metri cubi d’acqua, ne mancano all’appello circa 400 rispetto all’anno scorso che diventano un migliaio se confrontiamo il dato con il 2010. Una situazione che potrebbe precipitare anche al Nord dove – sottolinea l’Associazione – è necessario un “costante monitoraggio”.

La crisi più evidente si registra in Calabria dove – evidenzia il Rapporto – l’attuale disponibilità di circa 6 milioni di metri cubi è meno del 40% di un anno fa e pari al 25% delle riserve idriche regionali nel 2010. Sempre al Sud, in Basilicata il deficit sul 2019 è di 153 milioni di metri cubi d’acqua trattenuta (oggi sono 260 milioni, ma erano circa 711 nel 2010), mentre in Puglia (disponibili oggi, 147 milioni di metri cubi) le riserve sono più che dimezzate rispetto ad un anno fa. In deficit idrico permangono complessivamente anche gli invasi della Sicilia (-83 milioni di metri cubi d’acqua), così come in leggera sofferenza sono i bacini di Marche e Umbria.

Salendo al Nord, allo stato attuale la situazione dei corsi d’acqua in Piemonte è di sufficiente copertura dei fabbisogni idrici propri del periodo invernale, essenzialmente legati agli usi idroelettrici ed industriali. Per quanto riguarda le previsioni future, se non interverranno significative precipitazioni e dovessero innalzarsi le temperature, si avrà un rapido scioglimento delle nevi, che si tradurrà in un aumento dei deflussi idrici verso valle con la rapida perdita delle riserve idriche immagazzinate, che termineranno in mare inutilizzate prima ancora dell’attivarsi delle derivazioni irrigue. “È un’ulteriore dimostrazione della necessità di un Piano Nazionale Invasi per trattenere le acque sul territorio e utilizzarle al bisogno con evidenti benefici anche di carattere ambientale – evidenza Massimo Gargano, Direttore Generale di Anbi –. Senza considerare le criticità idrogeologiche, che possono derivare da forti ed improvvisi afflussi idrici dalle aree di montagna”.

In Lombardia, la principale preoccupazione per la stagione irrigua interessa il livello di riempimento dei bacini montani e la quantità di neve ancora presente sulle Alpi; per quanto riguarda i grandi laghi, sotto la media del periodo sono i bacini di Como e di Iseo, mentre il Garda è abbondantemente sopra. Con le attuali disponibilità idriche sarà però difficile soddisfare pienamente le esigenze degli agricoltori. L’attenzione è comunque elevata in tutta la regione, poiché l’assenza di pioggia nei mesi di gennaio e febbraio ha reso le campagne secche ed abbassato il livello freatico.

Situazione tranquilla, al momento, in Emilia-Romagna: il livello delle falde freatiche non desta preoccupazione ed il confronto con l’autunno 2018 non evidenzia variazioni significative di livello nel bacino del fiume Po, mentre sono evidenti situazioni localmente differenziate nel fiume Reno ed in quelli romagnoli.

In Veneto, infine, non si riscontrano particolari criticità ed anche gli sbarramenti antisale non sono ancora in funzione.

(Foto: © Andrey Kryuchkov /123RF)

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