Alitalia, tre offerte preliminari d’acquisto ma i nodi rimangono. Si fa strada ipotesi “nazionalizzazione”

(Teleborsa) – Nessuna schiarita sotto il cielo di Fiumicino. Come nulla si intravede all’orizzonte per la formazione del Governo ormai a quasi un mese mezzo dal responso delle urne. Futuro di Alitalia e ricerca di maggioranza in Parlamento. Problemi seppur all’apparenza distinti ma nei fatti strettamente connessi. Il destino di Alitalia, al di là del termine appena scaduto per la presentazione delle offerte preliminari per l’acquisto della compagnia, resta infatti nelle mani di un esecutivo ancora lontano dal prender forma.

Lo sanno bene i Commissari da quasi un anno impegnati in un complesso lavoro di risanamento che ha comunque prodotto buoni risultati, tre come il numero delle offerte appena giunte, guidati da Luigi Gubitosi. Ne sono consapevoli i possibili acquirenti che nel rispetto del tassativo termine delle 16 di ieri martedì 10 aprile 2018 hanno consegnato i rispettivi plichi con le documentazioni richieste presso lo studio notarile associato Atlante Cerasi di Roma. “I Commissari Straordinari di Alitalia – recita un breve comunicato della Compagnia – procederanno nei prossimi giorni all’esame degli stessi”

Esame che ha tutti i presupposti di andare per le lunghe e non concludersi affatto entro la fatidica data del 30 aprile, termine ultimo fissato nella procedura di vendita. Termine, come confermato in precedenza dal Ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, pronto a essere spostato dal Governo dimissionario, in carica per gli affari correnti, con decreto che allunghi i termini della cessione al 30 settembre o addirittuta a fine anno. Intanto Delrio e il collega Calenda dello Sviluppo economico incontrano oggi mercoledì i Commissari Gubitosi, Laghi e Paleari per un punto della situazione sulle “offerte”.

Per quanto riguarda i protagonisti delle offerte, in sostanza tutto come da copione noto da mesi. Anche se poi sotto le ceneri in realtà si starebbe sviluppando una possibilità nuova. In campo i tedeschi di Lufthansa, i britannici di easyJet, e sembra, gli ungheresi di Wizz Air, ma interessati al solo settore corto medio raggio della nostra Compagnia.

Mentre Lufthansa “procede da sola”, easyJet, con una nota, conferma di agire come parte di un consorzio, senza fornire ulteriori conferme e spiegazioni. Anche se, come ventilato, tempo addietro, del consorzio farebbero parte altri attori, come gli americani di Delta Air Lines (ma che ufficialmente non si dicono interessati, n.d.r.), la stessa Air France-KLM, magari solo per il fatto di voler evitare vantaggi egemonici ai concorrenti di Francoforte, e il fondo americano Cerberus.

Ma tutti, anche se con la richiesta esuberi di entità diversa, con la volontà manifesta di accaparrarsi una compagnia liberata dai problemi degli alti costi del troppo personale. Scoglio veramente duro da digerire per Alitalia e per il Paese il mandare a casa senza lavoro un consistente numero di dipendenti, per di più dopo i ripetuti sacrifici per i precedenti fallimenti.

Già dall’indomani del risultato elettorale erano circolate voci della volontà comune dei “vincitori”, Lega e Cinquestelle, di non privare il Paese di un asset importante come Alitalia rinunciando alla vendita per salvaguardare il più possibile i posti di lavoro, ricorrendo al “salvataggio” con una sorta di “rinazionalizzazione”. E “la possibilità di intervento con una cordata, se richiesto”, manifestata dal Presidente di Cassa Depositi e Prestiti, Claudio Costamagna, aveva immediatamente dato forza all’ipotesi.

Indiscrezioni circolate con più forza nelle ultime ore darebbero in fase avanzata appunto un accordo politico per una “soluzione nazionale” della crisi Alitalia. Addirittura c’è chi sostiene come cosa fatta in un progetto di ristrutturazione in fase più che avanzata la creazione addirittura di due Hub per Alitalia, a Fiumicino e a Malpensa, in modo da accontentare “tutti”. Sia a Nord che a Sud, quindi senza far torti a nessuno, onde facilitare la messa a punto dell’operazione, con reciproche soddisfazioni.

Soluzione “due Hub, di contro, giudicata particolarmente pericolosa nel mondo dell’aviazione per la “dispersione di risorse”, soprattutto per la fase di debolezza in cui si trova in ogni caso la Compagnia italiana. Del resto, negli ultimi anni, Alitalia ha subìto una drastica riduzione della flotta, passando da 250 a 143 aerei. E per alimentare due Hub importanti e complessi come Fiumicino e Malpensa è necessaria la disponibilità di un consistente numero di velivoli, soprattutto per il lungo raggio.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Alitalia, tre offerte preliminari d’acquisto ma i nodi rimangono...