Alitalia, torna alla luce l’ipotesi di intervento dello Stato con il Gruppo FS

(Teleborsa) – Torna in campo l’ipotesi di un deal fra il Gruppo FS ed Alitalia nell’ambito del procedimento di salvataggio della compagnia aerea nazionale.

Un’operazione che era sempre stata esclusa dal gruppo ferroviario per la contrarietà dell’ex Amministratore Delegato, Renato Mazzoncini, ma che, stando alle voci, si sta riproponendo sotto la guida del nuovo AD, Gianfranco Battisti. Ipotesi tornata alla ribalta dietro suggerimento degli esponenti della maggioranza giallo blu, dopo la parola fine posta dall’esecutivo all’integrazione FS-Anas. L’idea sarebbe quella di creare un maxi polo della mobilità con l’integrazione del trasporto ferroviario ed aereo.  

L’ipotesi allo studio non è certo nuova, la creazione di una cordata con Cassa depositi e Prestiti (CDP) e Gruppo FS (con almeno il 51% in mano nazionale e con la partecipazione di un partner industriale “forte”. Quest’ultimo potrebbe essere scelto fra le compagnie che hanno già manifestato un interesse per Alitalia, vale a dire easyJet e Lufthansa. Ma ben altre ipotesi sono percorribili, come dimostra l’accordo sul biglietto unico recentemente siglato fra Trenitalia ed Emirates di Dubai per sviluppare appunto la mobilità integrata. Forse l’anticipazione di una collaborazione più stretta?

L’operazione, che sarà messa nero su bianco a settembre con l’obiettivo di chiudere entro la fine dell anno, prevede che lo Stato detenga almeno il 51% o anche di più, ma prima bisognerà risolvere il “nodo” del via libera dell’UE, dal momento che già il prestito ponte da 900 milioni di euro è stato messo nel mirino da Bruxelles.

Poi, c’è il tema delle relazioni sempre più complicate con Etihad, con la quale i “colloqui” procederebbero soltanto attraverso i legali. In primo luogo in merito al contenzioso sulla titolarità del programma Mille Miglia di Alitalia, da alcuni anni appannaggio di una specifica nuova società, Alitalia Loyalty, di cui il vettore di Abu Dhabi detiene il 70 per cento delle quote. Oltre alla controversa questione della vendita low cost di alcuni pregiatissimi slot su Londra Heathrow, passati da Alitalia a Etihad letteralmente sotto costo quando il timone della compagnia italiana, guarda caso, era saldamente nelle mani degli amministratori che guidavano il Gruppo emiratino che avrebbe dovuto tirar fuori l’Alitalia dalle secche.

Nell’ambito dell’operazione il ruolo del Gruppo FS sarà cruciale, sia dal punto di vista delle risorse finanziarie che per la sua expertise nel campo della mobilità integrata

Il Governo, che punta a rilanciare una compagnia di bandiera Made in Italy, sarebbe disposto a investire in Alitalia 3 miliardi di euro, spalmati in 3 anni, e non sarebbe esclusa la futura quotazione in Borsa. Le risorse pubbliche serviranno a rilanciare il ruolo internazionale del vettore (complice l’ingresso del partner industriale), con lo sviluppo di voli più redditizi e, ovviamente, il mantenimento dei livelli occupazionali (di qui il sostegno dei sindacati al piano).

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