Alitalia, sindacati sul piede di guerra. Via libera Garante allo sciopero del 5 aprile

(Teleborsa) – Continuano i tavoli tecnici di Alitalia. Dopo l’incontro del 22 marzo al MISE tra Governo e azienda, ieri 23 marzo, è stata la volta dei sindacati. I segretari generali di CGIL, CISL e UIL si sono dati appuntamento al ministero dello Sviluppo con esponenti dell’Esecutivo per discutere del piano industriale dell’azienda.

Bocche cucite da parte del Governo al termine dell’incontro. L’unico a parlare tra i ministri presenti è stato quello dei Trasporti, Graziano Delrio, che si è limitato a dire: “Stiamo continuando a lavorare sul piano industriale”.

Il leader della CGIL, Susanna Camusso, invece ha dichiarato che “il Governo deve fare di più” e che “i problemi non si possono scaricare sui lavoratori”. Tema scottante gli esuberi, su cui la numero uno del sindacato è stata categorica: “Non è che si può ancora una volta arrivare a dire che si taglia sul costo del lavoro. Magari si soddisfa qualche banca ma non si interviene sul futuro dell’azienda”. La situazione è, a dir poco, complessa e sembra pressoché impossibile che banche e soci vogliano rifinanziare la compagnia area.

Il segretario generale della CISL, Annamaria Furlan, ha parlato di “situazione molto complessa e difficile. Abbiamo ribadito che il piano deve dare anche prospettive di investimenti”.

Sugli oltre 2mila esuberi è emerso che le terziarizzazioni (cioè personale che uscirebbe dal perimetro dell’azienda, andando a lavorare in un’altra azienda) sarebbero 813. Tra le attività che verrebbero terziarizzate, la parte più significativa riguarderebbe la manutenzione.
Ma i sindacati non ci stanno e sulla questione ribadiscono che “non accetteranno mai alcuna iniziativa unilaterale dell’azienda in tema di esternalizzazioni, chiedendo così come fatto dal ministero dello sviluppo qualsiasi comunicazione in tal senso fatta ai dipendenti, in quanto ritengono i servizi ausiliari al vettore di fondamentale importanza”.

Andando a guardare la composizione degli esuberi, poi, risulta che 500 sono contratti a tempo determinato che non verrebbero rinnovati. Il piano prevede inoltre 433 milioni di risparmi annui a regime, cioè dal 2019. In particolare, 270 milioni sui costi non legati al personale e 163 milioni sul costo del personale.

I sindacati hanno posto l’accento sui dubbi e sulle perplessità che, inevitabilmente, questo piano comporta, con Alitalia che si è limitata a fornire dettagli del piano “parziali ed incompleti”, spiegano  in una nota unitaria FILT CIGL, FIT CISL, UILTRASPORTI e UGL TRASPORTO AEREO.

Secondo le rappresentanze dei lavoratori, infatti, “il fattore costo del lavoro, di per sé, non è e non può essere considerato come l’elemento principale e dirimente per la sostenibilità dell’azienda”.

Intanto, rimane confermato lo sciopero proclamato da Alitalia per il prossimo 5 aprile dopo il via libera dell’Autorità di garanzia per gli scioperi che ne ha valutato la legittimità.

Il tavolo di confronto proseguirà, sempre in sede istituzionale, lunedì 27 marzo alle ore 16:00. 

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