Alitalia, bocche cucite a Via Veneto. Ma il vero problema rimangono i dipendenti

(Teleborsa) – Bocche cucite al Ministero dello Sviluppo economico (MISE) sulla questione Alitalia nonostante incontri e discussioni. Oggi, lunedì 8 maggio, in Via Veneto, a Roma, il titolare del dicastero, Carlo Calenda, ha ricevuto Luigi Gubitosi, uno dei tre commissari straordinari di Alitalia. Tema dell’incontro fare il punto della situazione della ex compagnia di bandiera. Una situazione a dir poco delicata quella di Alitalia ammessa, con decreto del MISE all’amministrazione straordinaria (cosiddetta legge Marzano). Tanto più che sembrerebbe certo che Gubitosi, in tempi stretti, sia costretto ad affrontare anche il doloroso tema della riduzione del personale.

Per rendere “appetibile” la compagnia è indispensabile procedere urgentemente a “tagli” un po’ dappertutto: dalla “revisione dei contratti di leasing degli aerei (la maggior parte della flotta non è infatti di proprietà Alitalia) il cui costo sarebbe superiore di un buon 30% ai prezzi di mercato, alla rinegoziazione del prezzo per il carburante (nel mondo dell’aviazione i prezzi vengono fissati in anticipo per periodi di tempo consistenti) e appunto alla diminuzione dei dipendenti. Per questo, che rappresenta il punto più dolente, Gubitosi incontrerà a stretto giro di posta” le rappresentanze sindacali.

Con lo stesso decreto è stato nominato un collegio commissariale di tre persone composto da Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari ed è stato disposto un prestito ponte ad Alitalia di 600 milioni per sei mesi.  Ora si cercano nuovi partner. Un compito arduo per i tre manager chiamati ad avviare le procedure per la vendita della compagnia aerea. Per quanto riguarda il “prestito ponte” di 600 milioni di euro già reso disponibile da sabato 6 maggio con decreto del MISE d’intesa col MEF, questo dovrà essere restituito “entro sei mesi “con priorità rispetto a ogni altro debito della procedura”. In ogni caso, 100 milioni del prestito, sono già impegnati con la IATA (International Air Transport Association), l’organizzazione internazionale delle compagnie aeree quale cauzione per poter continuare a partecipare ai “sistemi di compensazione” (Business Settlement Plan e Clearing house) attraverso i quali vengono distribuiti alle aerolinee a cui spettano gli incassi ottenuti dalla vendita dei biglietti ai passeggeri da parte dei diversi operatori del trasporto aereo.

Il tempo stringe e restano pochi giorni a disposizione di Alitalia per trovare uno o più partner pronti a investire nella compagnia aerea. Entro il 16 maggio scatterà, infatti, la “fase 1” dell’amministrazione straordinaria con la raccolta delle offerte. I tre commissari si preparano ad affrontare un’impresa “titanica” di riorganizzazione e risanamento, giudicata da tutti, almeno al momento, “mission impossible”. Esiste anche un Piano C. La terza ipotesi: una suddivisione del Gruppo in più parti che singolarmente avrebbero un valore e potrebbero far gola ad altri player del mercato è solo l’ultima spiaggia.

Alitalia ha perso circa 500 milioni nel 2016 e altri 200 solo nel primo trimestre del 2017. Bastano queste cifre a spiegare l’urgenza con cui si stanno muovendo i commissari.

Intanto, Ray Gammell è il nuovo CEO ad interim di Etihad che detiene il 49% delle azioni di Alitalia, mentre CAI ha il 51%, con al suo interno le quote delle due banche Intesa Sanpaolo  e Unicredit, al tempo stesso soci e creditori, e le Poste . 

La nomina di Gammell è arrivato dal CdA della compagnia di Abu Dhabi che gli affida la “cloche” per guidare il gruppo e conferma che l’attuale presidente e CEO, James Hogan, lascerà la società il primo luglio. In linea “con il processo di transizione del top management aziendale”, il nuovo CEO assumerà “pieni poteri” da subito., spiega Etihad. Al tempo stesso Ricky Thirion assumerà pieni poteri come CFO del gruppo, succedendo a James Rigney, che lascerà il primo luglio.

Alitalia, bocche cucite a Via Veneto. Ma il vero problema rimangono i&...