Al via 4° Forum Conftrasporto-Confcommercio. Il punto su problemi e sfide settore

(Teleborsa) – E’ iniziato oggi a Cernobbio il 4° Forum Internazionale di Conftrasporto-Confcommercio, organizzato con la collaborazione del Forum Ambrosetti. La due giorni dedicata al mondo dei trasporti e della logistica (l’evento inizia oggi 8 ottobre 2018 per concludersi domani 9 ottobre) passerà in rassegna i temi più attuali e le questioni più urgenti per il settore.

Fra queste, le “conseguenze” del crollo del Ponte Morandi a Genova, un tema di grande attualità, dato che secondo un’analisi di Conftrasporto, i problemi legati all’attraversamento del nodo di genova provocano ogni giorno danni per circa 600 mila euro alle imprese dell’autotrasporto.

Il tema chiave di questa quarta edizione, peraltro, è la sostenibilità nei trasporti, valore ampiamente condiviso nelle indicazioni programmatiche del settore, ma raramente applicato in tutte le sue declinazioni: quella ambientale, quella economica e quella sociale. Uno specifico focus sarà inoltre dedicato alle questioni portuali. Nel corso della due giorni, in panel trasversali e focus sui diversi settori – dallo shipping al trasporto ferroviario, dall’autotrasporto alla logistica – si confronteranno sulle dinamiche economiche e dei trasporti in economisti ed esperti di politica internazionale.

Ad aprire l’evento il Rapporto “Riflessioni sul sistema dei trasporti in Italia”, realizzato dal dell’Ufficio Studi Confcommercio in collaborazione con Isfort. Una panoramica sul settore che, pur movimentando il 60,2% del valore delle merci nel nostro Paese, resta caratterizzato da eccessiva fisicità, carenza di infrastrutture e arretratezza logistica. Di qui l’esigenza di un “cambio di passo”, anche sotto il profilo della sostenibilità, per tenere il passo con un’economia che viaggia spedita e su mezzi sempre più tech.

Lo studio parte dalla constatazione che la politica per la sostenibilità degli ultimi decenni si è basata su due pilastri: leva fiscale (“chi più inquina più paga”) e interventi infrastrutturali per favorire il trasporto via mare o rotaia, soprattutto in aree particolarmente sensibili come i valichi alpini.

I risultati, però, non sono stati quelli auspicati, mentre al contrario l’intermodalità è cresciuta sul mare, dove dal 2005 al 2017 sono aumentati del 255% i traffici dei mezzi rotabili (camion, rimorchi e semirimorchi) imbarcati a bordo delle navi.

Ed in nome della sostenibilità ambientale, all’autotrasporto si chiede di pagare sotto forma di tassazione e pedaggi il costo dell’inquinamento prodotto: il risultato è che in Italia il prelievo del fisco sul gasolio per autotrazione è il più alto dell’area Ue: 60,6% contro una media europea del 55,9%. Le accise sui carburanti pesano 62 centesimi al litro e da quelle sul gasolio lo Stato incassa circa 20 miliardi di euro all’anno. Ma il rapporto evidenzia anche un’anomalia evidente: l’autotrasporto paga in accise sul gasolio il doppio dei danni generati sull’ambiente e il paradosso è che ad essere più penalizzati sono i mezzi meno inquinanti (un Euro6 paga 8.650 euro all’anno in più rispetto al danno ambientale prodotto).

In più, la ricerca evidenzia che il trasporto commerciale sconta una carenza di infrastrutture e un’arretratezza logistica che fa perdere all’Italia 34 miliardi di euro all’anno di media. Basti pensare che si attende ancora l’adeguamento della rete ferroviaria italiana agli standard europei, oltre alla fine dei lavori delle gallerie di base delle Ceneri e del Brennero per consentire il passaggio delle merci da gomma a rotaia. Eppure il traffico stradale lungo la catena alpina è aumentato del 25% (anziché diminuire), mentre quello ferroviario è cresciuto di poco meno del 15%.
Nello stesso tempo, dall’altra parte delle Alpi, Austria e Svizzera finanziano l’ammodernamento delle loro strutture per il trasferimento delle merci da gomma a rotaia con i nostri camion: dal 2000 al 2016 hanno infatti incassato 25 miliardi di euro in pedaggi.

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