AIBE: confermata rilevanza strategica banche estere nel CIB

(Teleborsa) – Nel corso del 2021 la presenza di intermediari finanziari internazionali nel nostro Paese è aumentata nella maggior parte delle linee di business, a supporto del finanziamento delle imprese, delle strategie di internazionalizzazione e a sostegno della ripresa economica e della transizione verde. E’ quanto emerge dal 13° Rapporto Annuale Aibe sul sostegno delle banche estere al sistema economico-finanziario italiano presentato durante l’Assemblea Annuale di AIBE alla presenza della Vice Direttrice Generale di Banca d’Italia, Alessandra Perazzelli.

Ancora una volta – si legge nella nota – i dati confermano la presenza e l’attenzione delle banche estere verso il tessuto economico e sociale del nostro Paese che è, oltretutto, in linea con quanto avviene nei principali paesi europei analizzati nell’Annual Report (Germania, Francia, Spagna, Gran Bretagna).

Un elemento di sintesi è rappresentato dal totale attivo di sistema riconducibile alle banche estere che rappresenta, a fine 2021, circa il 13,1% del totale del sistema bancario domestico, in linea con il dato 2020, con una composizione settoriale dove le famiglie (44%) e imprese non finanziarie (26%) rappresentano la tipologia di clientela più diffusa.

In termini generali il 2021 ha visto segnali molto positivi nel Corporate Investment Banking (CIB)– settore di attività strategico ed introdotto in Italia dalle banche estere – con attività essenziali a supporto della crescita e delle decisioni finanziarie delle imprese. Settore che vede confermare quote di mercato particolarmente rilevanti nei comparti dei prestiti sindacati, cartolarizzazioni, venture capital, bookrunner, emissioni di debito/equity.

In particolare nel mercato dei prestiti sindacati (che nel 2021 è cresciuto di circa 20 miliardi di euro sfiorando un controvalore complessivo delle operazioni pari a 70 miliardi di euro), le banche estere hanno partecipato al 77% dei collocamenti (63% nel 2020), migliorando una posizione già molto rilevante ed in linea con quanto avviene nei principali paese europei (Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna dove la percentuale media di partecipazione è pari al 73% con una crescita del 4% rispetto al 2020).

Nel mercato delle cartolarizzazioni, sono state realizzate 29 operazioni di ABS, con un controvalore di circa 4,1 miliardi di euro: i soggetti esteri, talvolta con ruolo di operatori esclusivi, sono stati presenti in tutte le operazioni (100%).

Confermata l’assoluta rilevanza dei bookrunner esteri nelle operazioni su Debt Capital Market (DCM) ed Equity Capital Market (ECM). Nel settore del Capitale di Debito (che ha avuto un controvalore pari a circa 156 miliardi di euro), le emissioni assistite da almeno un intermediario estero sono state pari al 91% del mercato in termini di valore (in linea con il 2020).

Sul mercato del Capitale di Rischio (Equity), dove il controvalore degli scambi effettuati è risultato pari a circa 7,4 miliardi di euro con una crescita dell’1,4% su base annua, gli operatori esteri sono stati coinvolti in 46 operazioni su 74 (62% del totale, ma ben il 93% in termini di controvalore).

Anche per i mercati DCM e ECM il dato italiano è sovrapponibile a quanto avviene nei principali mercati europei analizzati dove la media delle emissioni assistite da un intermediario estero è rispettivamente del 90% e del 91%.

Il mercato italiano dell’M&A ha visto un incremento importante del numero di deal (1.200, +38% su base annua) e un raddoppio dei valori, pari a circa 100 miliardi di euro. Le operazioni cross-border (579) hanno rappresentato circa i 3/4 della dimensione del mercato: le operazioni cross-border in entrata sono state 367 (218 nel 2020) con volumi pari a 17,2 miliardi di euro. Gli advisor esteri a supporto di acquirenti e target sono stati coinvolti in oltre il 90% delle operazioni (in termini di volumi).

Riguardo la massa gestita (Assets Under Management) dagli operatori dell’industria del risparmio gestito – conteggiando complessivamente gestioni collettive e gestioni di portafoglio – in Italia è aumentata del 6,7% su base annua, passando da circa 2.422 a 2.594 miliardi di euro. Il patrimonio riconducibile a gruppi esteri è pari a circa 889 miliardi di euro, corrispondente al 34% del totale, con una crescita di un punto percentuale su base annua e di circa il 10% negli ultimi 5 anni.

Nel 2021 si è assistito ad una ripresa nel comparto del credito specializzato; nel mercato del factoring, la quota dei soggetti esteri è pari al 16% in termini di turnover complessivo mentre nel credito al consumo, la quota dei soggetti esteri è pari al 54%, con flussi cumulati nell’anno pari a circa 30,5 miliardi di euro (+17% su base annua).

Menzione particolare merita il debito pubblico Italiano che a fine 2021 ha raggiunto i 2.678 miliardi di euro, in aumento del 4,1% rispetto all’anno precedente. Lo stock di debito detenuto da investitori esteri a fine 2021 è pari a 780 miliardi di euro (+1,4% su base annua), di cui circa l’88% sotto forma di titoli governativi. Nel corso del 2021 gli investitori non residenti hanno mantenuto invariata l’esposizione complessiva sui titoli italiani (emissioni private e pubbliche) mentre nei primi due mesi di quest’anno lo stock di titoli detenuti da non residenti è diminuito di circa 7,9 miliardi di euro, riducendo così la loro esposizione al 29,7%.

Tuttavia – viene chiarito – “è da rilevare che, con riferimento all’andamento della quota di debito delle Amministrazioni Pubbliche detenuta da investitori non residenti, nell’analisi del campione di Paesi europei (Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito) sul 2021 si rilevano variazioni negative significative soprattutto per Germania, Francia e Spagna (con un calo medio di circa 7,5 punti percentuali tra fine 2020 e Q3-2021)”

Davanti ai segnali “di incertezza” di un quadro di rallentamento e di debolezza dell’economia (tensioni sui mercati delle materie prime, nel commercio internazionale, l’accelerazione dell’inflazione), soprattutto in prospettiva per la seconda parte dell’anno in corso, l’Italia“deve garantire stabilità politica e continuità do governo”. Lo ha sottolineato Guido Rosa, riconfermato anche per il triennio 2022-2024 alla presidenza dell’Associazione Italiana Banche Estere.

Un’incertezza, ha rilevato, “ampliata dalle vicende geopolitiche (che peraltro rischiano di aggravarsi) ma anche, per il nostro Paese, da una potenziale instabilità politica (accentuata dall’avvicinarsi delle elezioni)”. In questa complessa situazione, per Rosa “si impongono alcune riflessioni. La prima riguarda il debito italiano: più è alta l’incertezza, più aumenta il cosidetto premio al rischio sul debito pubblico (e di conseguenza privato). L’intervento della Bce attraverso il programma Pepp e il Qe, ha di fatto ‘anestetizzato’ il rischio debito ma ora che i tassi si stanno rialzando e la politica monetaria della Banca Centrale deve confrontarsi con l’inflazione, il problema torna ad essere serio”. “Quello che è essenziale, al di la delle nuove misure della Bce sul contenimento dello spread, è dare un importante segnale di coesione politica e di continuità di azione di Governo e, a tale proposito, voglio ricordare che il presidente Draghi è considerato figura di garanzia per la comunità finanziaria internazionale”

Per Rosa “L’eccezionalità degli eventi degli ultimi tre anni deve portarci a pensare sempre di più in chiave europea, perché l’Europa è l’unica possibilità per l’Italia (e gli altri stati membri) di poter competere a livello globale” . Purtroppo molto spesso, complice anche una politica a volte populista, siamo portati a pensare in chiave di convenienza nazionale piuttosto che europea””, ha rilevato.

“Oggi più che mai, per competere sui mercati – ha proseguito – occorre avere dimensioni aziendali importanti ed operare con una
logica di impresa multinazionale, logica che spesso manca alle aziende italiane (che invece eccellono per innovazione). Questa mentalità deve cambiare anche attraverso una revisione del sistema del golden power – che oggi si estende fino alle acquisizioni infra-europee – affinchè torni a essere uno strumento eccezionale di controllo su operazioni di reale valore strategico ed extra-Ue. In altre parole, se vogliamo essere europei, dobbiamo accettare che una società comunitaria possa acquisire una azienda italiana (e viceversa)”, ha concluso il presidente dell’Aibe.