Agroalimentare, Recovery: parti sociali presentano proposte a Conte

(Teleborsa) – Dall’agroalimentare milione di posti di lavoro entro i prossimi 10 anni con una decisa svolta dell’agricoltura verso la transizione ecologica e il digitale, progetti in partnership pubblico-privato, e ancora, la necessità di riconoscere pienamente la centralità dell’agricoltura, che sostiene le richieste di cibo assicurando i bisogni primari del Paese e contribuisce alla tenuta socio-economica e ambientale dei territori. Queste, in sintesi, le richieste avanzate da Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Copagri e Alleanza per le Cooperative nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte, al quale hanno preso parte anche i ministri Patuanelli e Catalfo, sul Recovery Plan che destina all’agricoltura 2,5 miliardi di euro, in seguito all’aumento varato nei giorni scorsi rispetto alla prima bozza del piano.

“Dobbiamo ripartire dai nostri punti di forza – ha detto il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – l’Italia è prima in Europa per valore aggiunto agricolo, qualità e sicurezza alimentare ed è possibile investire per dimezzare la dipendenza alimentare dall’estero e creare un milione di posti di lavoro nei prossimi 10 anni”. Tra i progetti strategici cantierabili elaborati dalla Coldiretti per la crescita sostenibile del Paese figurano la digitalizzazione delle campagne, foreste urbane per mitigare l’inquinamento e smog in città, invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua, chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici, come anche interventi specifici nei settori in difficoltà dai cereali all’allevamento fino all’olio di oliva.

Per il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza deve avere un’anima agricola e agire in un’ottica d’insieme, con l’obiettivo di costruire veri e propri sistemi imprenditoriali territoriali interconnessi, dove le attività produttive e le forze sociali possano fare rete per resistere meglio alle crisi. “La pandemia – ha affermato Scanavino – ha rimesso in discussione tutti i modelli di crescita. Ora la ripartenza dipende dalla capacità di interpretare il cambiamento utilizzando le ingenti risorse a disposizione per progetti concreti e innovativi, realizzabili con tempi certi e ragionati in un’ottica più verde, digitale e resiliente, come ci chiede l’Europa con il Green Deal”. Più in dettaglio, secondo il presidente di Cia, occorrerà investire sulle aree rurali, con incentivi sul recupero di fabbricati, rinnovo parco macchine, ammodernamento infrastrutture viarie e tecnologiche. “Il settore primario può diventare il paradigma di un nuovo modello di sviluppo in sinergia con le altre forze economiche e sociali, sostenendo una logica di progettualità trasversali tra le varie Missioni del Piano. Si tratta – – ha concluso il presidente di Cia – di un’opportunità unica per consentire all’Italia di imboccare la strada della ripresa, attraverso il rilancio dei territori dal punto di vista sociale, economico e ambientale”.

“L’obiettivo è molteplice – ha affermato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti – aumentare la capacità produttiva agricola del Paese verso l’autosufficienza alimentare, ma anche la competitività del settore primario e la sostenibilità, sfruttando l’occasione unica del Next Generation Eu che avrà un impatto del 3,5% sul PIL. Bene quindi gli investimenti in ricerca e sviluppo, nella scienza, in innovazioni tecnologiche favorite dall’Agricoltura 4.0, che ci auguriamo possa essere quanto prima resa negoziabile con gli istituti di credito, perché questo sta generando una nuova alba del settore primario. Ci aspettiamo – ha aggiunto Giansanti – una programmazione e un monitoraggio costante della spesa del Recovery Fund, per vedere anche concrete ricadute occupazionali dei progetti già in fase di realizzazione”. Importanti saranno gli interventi per le infrastrutture, l’efficienza energetica, la digitalizzazione, ma per Confagricoltura sono altresì necessarie misure per il rilancio delle aree interne del Paese, per le quali il settore primario può dare un forte contributo in termini di valore. Non secondari, poi, i sostegni ad alcuni comparti, oltre ai progetti di filiera integrati, che, supportati da un’adeguata comunicazione, potranno portare benefici non solo economici, ma anche in termini di salute per i cittadini e, conseguentemente, al sistema sanitario.Giansanti ha infine posto l’attenzione sulla parallela urgenza di alcune riforme, in particolare della Pubblica Amministrazione, della giustizia e della fiscalità, “senza le quali il Paese non potrà sfruttare la straordinaria occasione del Recovery Fund”.

Nella riunione con Conte il presidente dell’Alleanza delle cooperative, Mauro Lusetti, ha sottolineato come l’allocazione dei fondi Next Generation Eu sugli assi strategici sia “sostanzialmente coerente, ma è indispensabile impiegare le risorse con una strategia dallo sguardo lungo e con efficienza”. Per Lusetti “occorre una governance del Piano, che strutturi i rapporti tra ministeri e livelli istituzionali (sul modello Cipe) e l’interlocuzione tra pubblica amministrazione e forze economiche e sociali. I progetti riusciranno solo se realizzati in partnership pubblico/privato. L’impostazione statalista non consentirebbe di raggiungere gli obiettivi. Occorre – ha spiegato – allargare le scelte condivise sul Piano, ispirandolo ad una logica complessiva di sviluppo, e dare risposta all’esigenza di una riforma del sistema fiscale italiano, di uno scatto di efficienza della Pa e di superamento della rigida contrapposizione tra Stato e mercato. Siamo a uno sforzo inedito di politica economica: tutta la classe dirigente del Paese deve essere chiamata ad assumere una responsabilità condivisa rispetto alle generazioni future. Noi vogliamo essere di aiuto e poter partecipare e concorrere alla soluzione dei problemi italiani”. Lusetti ha ricordato che fin da marzo scorso l’Alleanza delle cooperative ha elaborato una piattaforma di analisi e proposte, “un Piano nazionale della sostenibilità presentato a Governo, istituzioni e forze politiche”. Il sistema cooperativo avanza “sette progetti pilota”, che vanno dal digitale alla salute, che “sono il prodotto delle nostre esperienze –conclude Lusetti – ma declinate per l’interesse generale e per l’impatto che possono avere per la ripresa in una direzione nuova, per un’economia e una società più eque, sostenibili, giuste”.

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