Agricoltura, Istat: nel 2020 produzione in calo (-3,2%), colpite soprattutto le attività secondarie

(Teleborsa) – Nel 2020 la produzione dell’agricoltura si è ridotta in volume del 3,2% e il valore aggiunto del 6% con un calo sensibile anche per quel che riguarda l’occupazione nel settore (-2,3%). Sono alcuni dei dati emersi dall’ultimo rapporto Istat sull’andamento dell’economia agricola lo scorso anno. Quella che ha subito il maggiore ridimensionamento è stata la produzione di olio di oliva(-14,5%), segno positivo invece per quella di frutta (+3,7%), cereali (+3%), latte (+2,7%) e ortaggi (+0,2%).

Gli effetti dell’emergenza sanitaria hanno colpito soprattutto le attività secondarie (-20,3%), il settore florovivaistico (-8,4%) e i servizi di supporto all’agricoltura (-4,1%). Se si allarga invece il quadro al contesto europeo, la produzione nei 27 Paesi Ue è diminuita dello 0,8%, con una decrescita del reddito agricolo pari all’1,5%. Il valore aggiunto dell’agricoltura dell’Ue è stato pari a 177 miliardi di euro, mentre è stato pari a 411,8 miliardi di euro il valore della produzione agricola comunitaria. L’Italia si è comunque confermata il primo paese europeo per valore aggiunto e il terzo per valore della produzione. In particolare il valore della produzione di agricoltura, silvicoltura e pesca in Italia si è attestato a 59,6 miliardi di euro, mentre il valore aggiunto degli stessi settori è risultato pari 32,9 miliardi di euro. Nel 2020 è stata osservata nel Paese una flessione del valore aggiunto (a prezzi correnti) del comparto agroalimentare in Italia pari a 1,2%


“Il complesso del comparto agroalimentare (che comprende agricoltura, silvicoltura e pesca e industria alimentare) ha registrato, per la prima volta dal 2016, una diminuzione del valore aggiunto (-1,2% a prezzi correnti e -4% in volume) – ha sottolineato il rapporto Istat – È il comparto in cui si è formato il 4,3% del valore aggiunto dell’intera economia (era il 4,1% nel 2019): il settore primario ha contribuito per il 2,2% (come nel 2019) e l’industria alimentare per il 2,1% (l’1,9% nel 2019). Nonostante i risultati non positivi il settore agroalimentare ha consolidato nel 2020 il proprio peso all’interno del quadro economico nazionale”.

Il documento dell’Istituto di statistica ha messo in evidenza che “sebbene l’agricoltura e molte attività della filiera agricola siano rientrate tra quelle definite come essenziali e, pertanto, non direttamente soggette alle restrizioni, le aziende agricole hanno dovuto affrontare non poche difficoltà, più o meno rilevanti a seconda dei canali commerciali utilizzati, dei mercati di riferimento, del grado di dipendenza dai fattori produttivi esterni e delle aree di localizzazione”. In particolare per le attività secondarie non agricole la marcata contrazione di tutte le attività del settore della ristorazione ha pregiudicato la vendita di molti prodotti agroalimentari, specialmente quelli di alta gamma, che trovano nel consumo extra-domestico un importante mercato di sbocco. Pesante per il settore anche il blocco delle frontiere, soprattutto nella prima fase dell’emergenza sanitaria, che ha avuto ripercussioni sui volumi delle esportazioni di molte produzioni tipiche del Made in Italy (come il vino e gli stessi prodotti alimentari di alta gamma).

Per le produzioni strettamente agricole, invece, il rapporto Istat non ha riscontrato particolari criticità direttamente riconducibili all’emergenza sanitaria: “anzi, in alcuni ambiti, come quello delle coltivazioni, secondo recenti rilevazioni tra gli agricoltori sembrerebbe prevalere l’opinione che la crisi dovuta all’emergenza sanitaria non abbia avuto effetti rilevanti sull’attività delle aziende agricole”.

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