AGCOM, prosegue l’abbandono delle reti in rame: nel 2020 9,8 milioni in meno rispetto al 2016

(Teleborsa) – Prosegue il costante aggiornamento della composizione delle tecnologie utilizzate per la fornitura del servizio di rete fissa in Italia per la fornitura del servizio: a fine dicembre 2020 gli accessi alla rete in rame è scesa al 36,3% (con una flessione di 9,78 milioni di linee) rispetto all’83,4% registrato a dicembre 2016. È quanto è emerso dai dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni, diffusi oggi dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM).

Sono sensibilmente aumentati gli accessi tramite tecnologie qualitativamente superiori, in particolare quelle in tecnologia FTTC (+7,06 milioni di unità), FTTH (+1,38 milioni mila) e FWA (+0,69 milioni), una dinamica che si riflette in un aumento delle prestazioni in termini di velocità di connessione commercializzate: le linee con prestazioni superiori ai 30 Mbit/s in quattro anni sono passate infatti dal 15,0% al 67,2%, mentre le linee commercializzate con velocità pari o superiore ai 100 Mbit/s, hanno superato il 50% del totale. Gli accessi complessivi alla rete fissa sono cresciuti di oltre 140 mila unità rispetto al trimestre precedente, rimanendo sostanzialmente invariati (a poco più di 19,6 milioni) su base annua.

Il quadro competitivo degli accessi broadband e ultrabroadband vede Tim quale maggiore operatore con il 42,1%, seguito da Vodafone con il 16,4%, Fastweb con il 15,2% e Wind Tre con il 14,0%. Nel segmento della rete mobile, le sim complessive (103,9 milioni a dicembre 2020) risultano sostanzialmente invariate su base annua: nello specifico, le sim M2M sono cresciute di 2,1 milioni, mentre quelle “solo voce” e “voce+dati” si sono corrispondentemente ridotte di oltre 2 milioni di unità. Tim risulta market leader (29,0%), seguita da Vodafone (28,9%) e Wind Tre (25,7%) mentre il nuovo entrante Iliad si attesta al 7%.

Settore televisivo. Nonostante la contrazione degli ascolti rispetto a dicembre 2019 (-0,4 punti percentuali), la Rai resta il principale operatore in termini di audience con il 35,4% di share. Al secondo posto Mediaset, con 3,9 milioni di telespettatori nel giorno medio, registra una diminuzione della propria quota (-0,2 punti percentuali) che si attesta al 32,2%. Nello stesso periodo, si osservano performance negative anche per Discovery (-0,6 punti percentuali), Comcast/Sky (-0,5 punti percentuali) e La7 del Gruppo Cairo Communication (-0,2 punti percentuali).

Editoria. Si conferma l’andamento negativo già rappresentato nei precedenti Osservatori: nel mese di dicembre 2020, infatti, la vendita di quotidiani (copie cartacee e copie digitali complessive) è pari a circa 51,2 milioni di copie, in flessione del 14% su base annua. Con riferimento all’intero periodo considerato (dicembre 2016 – dicembre 2020), le copie giornaliere cartacee complessivamente vendute dai principali editori passano da 48 a 30,1 milioni di unità con una contrazione del 37%. Contestualmente, le copie digitali risultano in netta contrazione se consideriamo l’intero periodo (-16% punti percentuali) e in aumento se si considerano i valori di dicembre 2019 (+5 punti percentuali).

Internet. A dicembre 2020 45 milioni di utenti medi giornalieri hanno navigato in rete per un totale di 66 ore di navigazione mensile a persona. Passando all’esame dell’audience dei principali social network, Facebook con 38,2 milioni di utenti unici e una dinamica crescente su base trimestrale (+2,1 milioni di utenti), rappresenta la principale piattaforma utilizzata dagli utenti. Analogamente, dopo le performance registrate nei trimestri precedenti, riprende o si conferma la tendenza in crescita anche per Instagram (+2,3 mln di utenti rispetto a settembre 2020), Pinterest (+3,6 milioni di utenti), Twitter (+1,9 milioni di internauti), Tik Tok (+2 milioni di utenti) e Reddit (+0,8 milioni di utenti). In flessione, invece, l’utilizzo di Linkedin (- 0,1 milioni di utenti medi).

Settore postale. Nel 2020 i ricavi complessivi registrati sono cresciuti in media, su base annua, del 4,1%. Tale risultato deriva da due tendenze di segno opposto – flessione dei servizi di corrispondenza e crescita di quelli relativi alla consegna dei pacchi – ormai in atto da tempo ma che, per effetto della pandemia, si sono ulteriormente rafforzate: in particolare, i primi hanno registrato nell’anno una flessione del 25,6%, mentre i secondi risultano complessivamente in aumento del 21,7% (con quelli nazionali che evidenziano introiti in crescita del 32,1%).

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