Aeroporti, De Carli adeguamento spazi per coronavirus

(Teleborsa) – La gestione dei flussi aeroportuali, alla luce delle misure di distanziamento sociale imposte dalle misure anti Covid-19, sta impegnando le società di gestione degli scali nell’opera di adeguamento degli spazi. A curare questi aspetti c’è lo studio di architettura italiano One Works, che gode di respiro e valenza internazionali ed è interlocutore primario di alcune delle principali infrastrutture aeroportuali e di mobilità, con un focus particolare nella gestione degli spazi affollati.

Giulio De Carli, 58 anni, laureato in architettura nel 1986 al Politecnico di Milano, ha fondato nel 2007, insieme all’architetto Leonardo Cavalli, lo studio di architettura One Works. La società, con sedi a Milano, Venezia e Roma, si avvale di un team di più di 50 architetti, ingegneri e urbanisti. Tra le opere realizzate, la piazza ipogea Tre Torri a Milano, l’ampliamento del terminal passeggeri dell’aeroporto Marco Polo di Venezia e il rinnovo di quello dello scalo bergamasco di Orio al Serio. Sugli interventi previsti e prevedibili in questa particolare fase, Teleborsa ha ascoltato il fondatore e Managing Partner di One Works, Giulio De Carli.

Quanto si riprodurrà l’effetto coronavirus sugli aeroporti e quali saranno gli ostacoli maggiori da affrontare nella ripresa graduale del traffico passeggeri?

“Gli aeroporti sono al momento fermi. Non volano aerei, non volano passeggeri, quindi l’impatto è molto pesante. Si ricomincerà a lavorare gradualmente, con misure che si spera siano allineate prima possibile tra i diversi Paesi. Questo è un nodo cruciale. Bisognerà trovare una forma di accordo tra tutti i Paesi, in modo che le regole siano comuni. Altrimenti è difficile sia far volare i vettori che recuperare la fiducia dei passeggeri”.

Le infrastrutture aeroportuali si stanno adeguando per garantire il rispetto delle normative in materia di sicurezza sanitaria. Questo tipo di emergenza, che stiamo affrontando, porterà a riprogettare gli spazi?

Ci aspettiamo due fasi. Un’azione immediata per far sì che tutte le massime misure di sicurezza siano rispettate negli aeroporti, e questo comporterà qualche sacrificio sia per i gestori degli aeroporti, sia per i vettori ma soprattutto per i passeggeri. Poi una fase successiva che comporterà qualche adeguamento anche sulle infrastrutture fisiche, probabilmente con minore impatto sui passeggeri. Ci accorgeremo di meno dei cambiamenti, ma con più effetti sulla sicurezza. Mi riferisco alle tecnologie che potranno facilitare i flussi dei passeggeri all’interno del terminal e potranno consentire di recuperare quella perdita di funzionalità che gli aeroporti subiranno nella prima fase”.

Se e in che misura la riorganizzazione degli aeroporti, dal punto di vista logistico e della accessibilità, influirà sulle connessioni intermodali e sui servizi di collegamento?

“Stiamo già capendo che dobbiamo imparare a muoverci in modo più distanziato possibile gli uni dagli altri, e in modo più fluido per avere flussi più ordinati possibile. Questo si porta dietro come conseguenza che bisognerà garantire la massima diversificazione degli accessi in aeroporto. Oggi ci sono alcuni aeroporti che contano su modalità di accesso molto concentrate, penso per esempio agli autobus che vengono impiegati per alimentare aeroporti low cost. Credo che in futuro dovranno essere favorite tutte quelle soluzioni che diversificano gli accessi, sia pubblici che con ricorso a mezzi privati. Ci auguriamo che sempre più aeroporti possano essere collegati con il treno”.

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