Aerei nuovi e drammi: 70 anni dopo Boeing 737 MAX come DH 106 Comet

(Teleborsa) – Quando novità e tecnologia sembrano sembrano possedere le carte in regola per clamorosi successi commerciali ma dietro l’angolo si annidano tragiche insidie. Comet e MAX, due vicende drammaticamente simili a poco più di 70 anni l’una dall’altra. Protagonisti britannici e americani. Con gli inglesi che presentano al mondo aeronautico con anni d’anticipo sulla concorrenza un velivolo passeggeri dal rivoluzionario modo di viaggiare per velocità e confort e gli americani che promettono sicurezza, economie e più alto rispetto per l’ambiente tanto da raccogliere in breve tempo l’incredibile numero di oltre 5000 ordinazioni.

Del MAX sappiamo molto ma non ancora tutto del dettagliato perché sia accaduto. Due tragici incidenti con ben 346 vittime in meno di 5 mesi. Poi la repentina messa a terra di tutti gli aeromobili e a seguire, da dicembre, al Boeing Renton Factory di Lake Washington, nelle vicinanze di Seattle, la sospensione “temporanea” della produzione MAX. Solo un anno prima Boeing aveva ricevuto “ordini fermi” per un totale di 5005 B737 MAX, la “quarta famiglia” del modello 737.

Il Comet, ricordiamo, nacque dal lungimirante progetto britannico per un velivolo da trasporto commerciale dotato di 4 motori a getto messo a punto da De Havilland con la realizzazione nel 1948 di due prototipi. Appunto il DH 106 Comet, in grado di volare più in alto e più velocemente di ogni altro aereo dell’epoca. BOAC (British Overseas Airways Corporation), antesignana dell’attuale British Airways, firmò subito un ordine iniziale per otto esemplari, presto saliti a 10.

Si trattava di un quadrigetto con struttura metallica ad ala bassa a freccia di 20 gradi con i 4 motori sistemati nella parte interna delle semiali. La fusoliera aveva una lunghezza comparabile a quella di un moderno Boeing 737 delle prime serie, Tuttavia, a parità di volumi, il Comet poteva trasportare un numero significativamente più basso di passeggeri. Il DH 106 vedeva inoltre, per la prima volta nel panorama dell’aviazione di linea, la presenza di una cambusa per la ristorazione a bordo, uno snack bar e toilettes separate per uomini e donne.

Il progetto, assolutamente innovativo, richiese la sperimentazione di diverse tecnologie all’epoca poco note o, per certi versi, sconosciute. Due prototipi videro la luce nel 1948. Il primo volo di un DH 106 (immatricolato G-ALVG) avvenne il 27 luglio 1949, Primo volo in assoluto di un velivolo commerciale spinto da motori a getto. Subito fu chiara la rivoluzione che questo nuovo tipo di propulsore avrebbe portato nel mondo dell’aviazione commerciale, con tempi di volo ben più rapidi e maggior numero di destinazioni raggiungibili senza scalo. Il successo commerciale si preannunciava più che straordinario.

I prototipi furono sottoposti a una serie di test per garantirne la tenuta. Ma il tallone d’Achille del Comet risultò poi l’aadozione di finestrini rettangolari, si dice a favore dell’estetica del mezzo, che minò la resistenza alla fatica della lega d’alluminio, provocando i tristemente famosi incidenti dei Comet di prima serie.

Il 26 ottobre 1951 lo storico esordio del primo servizio di linea di un jet. Il Comet immatricolato G-ALYP volò da Londra e Johannesburg, via Roma. Ma ben presto accaddero eventi che condizionarono la vita e gli sviluppi del quadrireattore britannico: in poco meno di 12 mesi 5 incidenti, di cui 4 dagli effetti catastrofici, ebbero appunto protagonisti i Comet. Tre, tra i quali l’unico senza vittime, sul territorio italiano. Tutti i Comet in servizio furono “messi a terra” per indagare sulle cause degli incidenti. L’ultima catastrofe avvenne l’8 aprile 1954 sul Mar Tirreno, vicino all’isola di Stromboli.

L’inchiesta, avviata ll 19 ottobre 1954 e conclusa il successivo 24 novembre, accertò peraltro quanto già sospettato da precedenti test. Ovvero che negli angoli dei finestrini rettangolari lo stress metallico raggiungeva valori tripli rispetto al resto della struttura, un “effetto intaglio” che favoriva il lento e progressivo formarsi di micro-crepe all’interno delle lamiere che non riuscivano più a sopportare lo stress della pressurizzazione: si laceravano improvvisamente provocando l’esplosione del velivolo. La commissione chiuse le indagini riconoscendo comunque che, “corretti i difetti”, il Comet era caratterizzato da un design senza dubbio solido e valido. A quel punto la De Havilland cominciò a rivedere il progetto Comet.

Ma le tragedie avevano lasciato il segno. Tra le compagnie aeree e l’opinione pubblica si era infatti creata un’atmosfera ostile al Comet. E così i costruttori americani con Boeing 707, DC 8 e Convair 880 conquistarono il ricco mercato dei Jet approfittando delle drammatiche vicende che avevano impedito agli inglesi di conseguire un consistente commerciale approfittando del grande iniziale vantaggio suila concorrenza. De Havilland sperimentò così altri due modelli realizzando infine il Comet IV, il primo Comet a trasportare passeggeri dopo i disastri della prima serie. Ma il mercato aeronautico era già stato conquistato dagli americani. La versione Comet IV esordì tuttavia in servizio il 4 ottobre 1958, riuscendo a inaugurare il primo volo commerciale di linea transatlantico di un jet, in anticipo di 22 giorni rispetto al primo Boeing 707 della Pan American. Una gara a tutti gli effetti.

Ma nonostante tutto il Comet IV riscosse solo un modesto successo rispetto ai competitors d’oltre oceano. BOAC usò alcuni modelli di Comet 4 fino al 1965; altri operatori li tennero in servizio fino al 1997, a testimonianza dell’affidabilità raggiunta. Del primo modello del DH 106 Comet è rimasto un unico esemplare conservato al de Havilland Aircraft Museum, Salisbury Hall, Shenley, London Colney AL2 1BU, Regno Unito. Al 737 MAX non toccherà in ogni caso la stessa sorte.

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