Accordo Ue-Cina, Filiera Italia: per l’Italia il bicchiere è mezzo vuoto

(Teleborsa) – “Ogni passo avanti verso la tutela delle nostre eccellenze è una buona notizia, in questo caso siamo davanti a un accordo storico ma il bicchiere per l’Italia resta mezzo vuoto”.

Ha commentato così Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, il via libera del Parlamento Ue di mercoledì all’accordo tra Unione europea e Cina a garanzia della protezione dei beni alimentari UE dalle contraffazioni o dall’utilizzo illecito della propria denominazione

Saranno 100 i prodotti europei che saranno tutelati, di questi 26 sono italiani. Fra questi l’Aceto balsamico di Modena, il prosciutto di Parma e San Daniele, la mozzarella di bufala campana e il parmigiano reggiano. “Si passa da 10 a 100 denominazioni protette”, ha sottolineato Scordamaglia che però non è rimasto totalmente soddisfatto: “Il problema è la mancata tutela dei nomi generici, pensiamo al tristemente noto Parmesan che in Nord America è considerato generico ed utilizzabile per indicare una categoria di prodotto, alla stregua di ‘mozzarella’ e questo genera confusione nella mente dei consumatori”.

Infatti, nell’accordo con la Cina – a differenza di quello con il Canada o il Giappone – non risulta esplicitato il divieto di utilizzare i nomi generici in abbinamento con parole o simboli che richiamino all’italianità, aumentando così le possibilità di inganno ai danni di chi vorrebbe acquistare Made in Italy. “In questi casi – ha ricordato Scordamaglia – resta solo la via ordinaria ed impervia di ricorrere al tribunale dei Marchi”.

Un aspetto che Filiera Italia non considera secondario ricordando che rispetto agli oltre 100 miliardi di Italian sounding esistenti al mondo, sono oltre 600 i prodotti Italian Sounding presenti sul mercato asiatico. La categoria più colpita dal fenomeno è quella dei condimenti, ovvero salse, sughi, oli con il 26,8% dei prodotti che evocano l’autentico Made in Italy acquistati in Asia. Al secondo posto tra i prodotti più imitati, i surgelati e piatti pronti (con una quota del 19,6%), seguiti a brevissima distanza dalla pasta (19,1%). Si attestano invece al 17,5% i prodotti lattiero-caseari.

L’accordo è in attesa dell’ok definitivo del Consiglio europeo in modo da entrare in vigore all’inizio del 2021.

(Foto: Luca di Filippo)

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