A tavola si cambia: meno pane e pasta ma per gli italiani “boom” del riso

(Teleborsa) – Inaspettata novità per pranzi e cene nelle case italiane. A tavola il consumo del riso è aumentato del 3%, l’acquisto della pasta è diminuito della stessa percentuale mentre il pane registra un vero e proprio crollo, scendendo del 3%. Minimo storico dal 17 marzo 1861, giorno della proclamazione del Regno d’Italia e quindi dell’Unità nazionale. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti sul cambiamento dei comportamenti alimentari degli italiani, che riguarda una delle componenti fondamentali della dieta mediterranea.

La rilevazione è stata condotta sulla base dei dati Ismea/Nielsen relativi al 2016, in occasione della campagna “Abbiamo riso per una cosa seria” condotta in 1000 tra piazze, parrocchie e mercati da Campagna Amica. Iniziativa che vede oltre 4000 volontari offrire pacchi di riso 100% italiano della FdAI – Filiera degli Agricoltori Italiani, per una donazione minima di 5 euro, con l’obiettivo di difendere chi lavora la terra.

Il “balzo” negli acquisti di riso si è registrato nel 2016, considerato alimento dietetico, protagonista peraltro negli ultimi decenni di una rivoluzione nelle occasioni di consumo: da primo piatto a piatto unico, da caldo a freddo, da tavola a take away. 

“L’Italia – ricorda Coldiretti – è il primo produttore europeo di riso con 1,58 miliardi di chili. Quantità che sarebbe più che sufficiente a soddisfare il consumo interno. Ma si preferisce speculare sulle importazioni low cost dall’Asia, che peraltro provocano ragionevoli incertezze sulla sicurezza, con il risultato che un pacco di riso su quattro è straniero, ma il consumatore italiano non lo può sapere e non è perciò in grado di fare scelte di acquisto consapevoli per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza”.

“Per quanto riguarda i consumi di pane, gli italiani – sostiene ancora Coldiretti – li hanno praticamente dimezzati negli ultimi 10 anni. Oggi è stato raggiunto il minimo storico con appena 85 grammi a testa al giorno per persona, rispetto a 1,1 chili che ogni cittadino portava quotidianamente in tavola nei primi tempi dell’Unità d’Italia”.

Con il taglio dei consumi si è così verificata una svolta anche nelle abitudini a tavola: è salito l’interesse per il pane biologico, quello a chilometro zero acquistato direttamente dal contadino, ma al tempo stesso sono nati e affermati anche nuovi prodotti senza glutine o a base di cereali alternativi, dal kamut al farro. Una tendenza che riguarda anche la pasta secca, dove in controtendenza al calo generale del 2016, si registra un incremento per quella garantita per il 100% con grano italiano e per quella integrale, con un vero e proprio boom per il senza glutine”.

A condizionare l’andamento di mercato sono le percezioni errate degli effetti sulla bilancia. Pane e pasta sono ricchi di carboidrati complessi che forniscono al corpo l’energia e dovrebbero costituire circa il 60% delle calorie quotidiane. Non fanno ingrassare se, ovviamente, si evitano gli eccessi, come porzioni esagerate o condimenti troppo grassi. E la stessa ricerca di prodotti senza glutine è spesso il risultato di convinzioni sbagliate, ritenendo che aiutino a mantenere la linea, a far funzionare meglio l’intestino, a disintossicare, e anche a migliorare l’aspetto della pelle. Se non ci sono reali problemi di salute, come la celiachia, il ridurre, o, addirittura, eliminare il glutine dalla propria alimentazione può condurre a un regime dietetico molto restrittivo e in alcuni casi sbilanciato, con conseguenze anche gravi per la salute.

Nonostante queste rivoluzioni nei cambiamenti di abitudini, l’Italia si conferma tuttavia leader nel consumo di pasta con 24 chili a testa davanti a Tunisia (16 kg pro capite), Venezuela (12 kg), Grecia (11,2 kg), Svizzera (9,2), Usa e Argentina (8,8 kg), tallonati da Iran e Cile (8,5 kg) e Russia 7,8 kg).

“Un primato – sottolinea infine Coldiretti – detenuto anche nella produzione con 3,2 milioni di tonnellate all’anno davanti a Usa, Turchia, Brasile e Russia che consente di realizzare un fiorente flusso di esportazioni che nel 2016 hanno registrato un aumento del 3%.

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