A settembre il Piano di Rilancio: investimenti pubblici al 3% del Pil

(Teleborsa) – Investimenti pubblici al 3% del Pil, partendo da una riforma fiscale che riduca il cuneo fiscale sul lavoro, con particolare attenzione a tecnologia, trasporti pubblici e transizione green. Il tutto accompagnato da un piano di rientro del debito a medio periodo.

Sono le voci principali del Programma di Rilancio che il Governo presenterà alla Commissione UE per l’accesso al Recovery fund europeo Next Generation Eu. Lo si legge nella bozza elaborata dal Ministero dell’Economia in cui si precisa che la presentazione del Pnr avverrà a settembre insieme alla Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (NADEF) e che sarà “inoltrato alla Commissione a metà ottobre.

INVESTIMENTI PUBBLICI AL 3% – Punto centrale della bozza è portare la percentuale degli investimenti pubblici “almeno” fino al 3 per cento del Pil nei prossimi quattro anni, basandosi anche sulle risorse attese dal Recovery Fund europeo (Ngeu). “L’obiettivo prioritario del Programma di Rilancio – recita il documento – sarà di incrementare fortemente gli investimenti pubblici”. Questi ultimi sono saliti da un minimo del 2,1% nel 2017 e nel 2018, al 2,3% nel 2019.

Secondo il Governo, “aggiungendo a questi fondi il sostegno del NGEU, ed in particolare nella sua componente di grant, nei prossimi quattro anni sarà possibile raggiungere un livello di investimenti pubblici pari ad almeno il 3 per cento del PIL”.

Le proiezioni a legislazione del DEF indicano un ulteriore aumento del rapporto fra investimenti pubblici e Pil al 2,5% nel 2020 e al 2,6%2021. L’aumento sarebbe dovuto non solo al forte calo del Pil nominale legato alla pandemia, ma anche all’aumento dei finanziamenti pluriennali previsti nella Legge di bilancio per il 2020.

Tali finanziamenti comprendono il Fondo per gli investimenti delle Amministrazioni Centrali (20,8 miliardi dal 2020 al 2034), il Fondo per il Green New Deal (4,24 miliardi per il periodo 2020-2023) e il Fondo per rilancio degli investimenti per lo sviluppo sostenibile e infrastrutturale dei Comuni (4 miliardi dal 2025 al 2034).

A tali fondi si aggiungono, fra gli altri, i contributi assegnati ai Comuni per investimenti in progetti di rigenerazione urbana (8,5 miliardi nel 2021-2034) e per messa in sicurezza degli edifici e del territorio (8,8 miliardi nel 2021-2034) e alle Regioni (circa 3,3 miliardi nel 2021-2034) per interventi di viabilità e messa in sicurezza nonché per lo sviluppo di sistemi di trasporto pubblico”.

RIFORMA FISCALE – Altro tema chiave del Pnr sarà la riforma fiscale perché, precisa la bozza, “il cuneo fiscale sul lavoro è troppo elevato e nel tempo si sono accumulate disparità di trattamento delle diverse fonti di reddito. Inoltre, il sistema fiscale è eccessivamente complicato e rappresenta un eccessivo onere burocratico per i privati e le imprese”.

Da cui la necessità di una riforna “che migliori l’equità e l’efficienza, aumentando al contempo la propensione delle imprese ad investire e a creare reddito e occupazione”. Secondo il documento, “la fiscalità dovrà anche essere coerente con gli obiettivi ambientali e sociali a livello nazionale e comunitario.

GIGANTI DEL WEB ED EVASIONE – Nella riforma fiscale, continua la bozza, l’Italia “sosterrà con fermezza gli sforzi di armonizzazione fiscale, di contrasto a forme di concorrenza fiscale sleale e di equa imposizione sui profitti dei giganti del web”.

Verrà infine “rafforzato il contrasto all’evasione fiscale, promuovendo l’uso dei pagamenti digitali e migliorando ulteriormente le risorse tecnologiche, organizzative e umane delle agenzie fiscali e delle autorità di controllo”.

DATA E PRIVACY – In connessione con la futura riforma fiscale, “il Governo intende inoltre promuovere una consultazione sul tema del trattamento dei dati personali, che è di grande rilevanza”, precisando che “deve essere affrontato con pragmatismo, riconoscendo che il principio fondamentale da difendere è il giusto e proporzionato utilizzo dei dati e non la raccolta dei medesimi per finalità di interesse pubblico, quali la protezione della salute o il contrasto all’evasione fiscale e alla criminalità”.

TRASPORTI PUBBLICI – Tra gli obiettivi del Pnr c’è anche lo sviluppo e l’incremento dei trasporti pubblici in particolare della infrastruttura ferroviaria per cui “si punterà ad una progressiva estensione del sistema secondo logiche di integrazione con la rete esistente”.

Si tratta – precisa la bozza – “di studiare l’evoluzione dell’attuale sistema dei servizi ferroviari ad alta velocità (AV) in un sistema ad Alta Velocità ‘di Rete’ (AVR)” per “massimizzare le prestazioni offerte ai principali centri urbani”. Obiettivo è “garantire a tutte le principali aree urbane dell’Italia peninsulare tempi di accesso a Roma non superiori a quelli oggi garantiti dal sistema AV sulla sua tratta di maggior lunghezza (4h e30min)”.

BANDA ULTRA LARGA – Un primo ambito del piano di rafforzamento degli investimenti pubblici riguarderà le reti di comunicazione. Si accelererà il rinnovamento e lo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione e di trasporto (ferrovie, strade, ponti, aeroporti, porti e inter-modalita’) e si attueràun piano di smart mobility. “Dall’adozione del piano strategico Banda Ultralarga sono stati ordinati più di 1,3 miliardi di lavori il cui avanzamento è pari a circa il 40 per cento”, si legge nella bozza per cui “esiste spazio per accelerare”.

EX ILVA PIU’ GREEN – La Commissione Europea nel Rapporto Paese sull’Italia di quest’anno – si legge nel documento – ha individuato nell’Ilva di Taranto il principale candidato a livello nazionale per utilizzare il Just Transition Mechanism previsto dal Green Deal e ora incrementato in termini di risorse dallo Strumento per la Ripresa. “Di conseguenza, la riconversione in chiave di acciaieria elettrica alimentata da fonti rinnovabili, che comporterebbe anche la chiusura di impianti di generazione a carbone, è uno dei progetti chiave – prosegue la bozza di Pnr – su cui il Governo lavorerà”.

PIANO DI RIENTRO DEL DEBITO – Accanto agli investimenti, il Pnr sarà “accompagnato da un aggiornamento del Programma di Stabilità che presenterà non solo nuove proiezioni fino al 2023, ma anche un piano di rientro del rapporto debito/PIL a più lungo termine”.

Il Mef ricorda infatti che “l’elevato debito pubblico dell’Italia rappresenta un freno alla crescita dell’economia oltre che un pesante fardello per la finanza pubblica”.

“Nella convinzione che nell’immediato una politica di austerità sarebbe controproducente, la politica di bilancio – prosegue il documento – punterà in primis al rilancio della crescita e poi, su un orizzonte di medio termine, ad una gestione prudente della finanza pubblica che indirizzi il miglioramento ciclico dei saldi di bilancio verso l’Obiettivo di Medio Termine, introducendo se necessario ulteriori correttivi“.

IMMOBILI DELLA PA – In collegamento alla strategia di riduzione del debito, prosegue la bozza, “si punterà a valorizzare il patrimonio immobiliare della Pubblica amministrazione”

SCUOLA – Tra i temi del Pnr ci sarà “anche il sistema dell’istruzione” che “ha bisogno di essere migliorato per innalzare i livelli di conseguimento educativo alla media dell’UE, migliorando l’inclusione formativa e riducendo il marcato disallineamento fra le qualifiche richieste dalle imprese e quelle disponibili (skills mismatch)”.

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