A.Mittal, Commissari: con addio riduzione PIL di 3,5 miliardi di euro

(Teleborsa) – Uno scenario nefasto. “Le conseguenze economiche attivate dall’inadempimento di Arcelor Mittal”, ossia “il fallimento del progetto di preservazione e rilancio dei Rami d’azienda”, porterebbero “ad un impatto economico pari ad una riduzione del Pil di 3,5 miliardi di euro, pari allo 0,2% del Pil italiano e allo 0,7% del Pil del Mezzogiorno”. Lo scrivono i legali dei Commissari dell’ex Ilva nella memoria depositata nella causa civile in corso a Milano sull’addio del gruppo franco-indiano al polo siderurgico con base a Taranto.

Toni particolarmente aspri nella memoria di 86 pagine redatta dai legali dei commissari, gli avvocati Giorgio De Nova, Enrico Castellani e Marco Annoni. Con la decisione del Tribunale del Riesame dello scorso 7 gennaio sulla facoltà d’uso dell’altoforno 2 dello stabilimento di Taranto – scrivono – “è così venuto meno, già in fatto, il presupposto di gran parte delle argomentazioni avversarie”.

Su scudo conclamata falsità” L’affermazione di Arcelor Mittal secondo cui “la mancata estensione temporale dello scudo penale renderebbe ‘impossibile attuare il piano ambientale senza incorrere in responsabilità (anche penali) conseguenti a problemi ambientali ereditati dalla precedente gestione’ non è una semplice mistificazione ma piuttosto una conclamata falsità”, si legge ancora.

Capitalismo d’assalto – Poi l’affondo. Arcelor Mittal ha portato avanti le “consuete logiche” di “un certo tipo di capitalismo d’assalto secondo le quali se a valle dell’affare concordato si guadagna, allora “guadagno io”, mentre, se invece si perde,allora “perdiamo insieme”. Il gruppo “cerca oggi di imporre surrettiziamente una riduzione del personale di circa 5.000 unità”, di “dimezzare l’occupazione portandola da 10.700 dipendenti a soltanto 5.700″.

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