Nel 2019 a rischio i treni regionali per i tagli alla mobilità

L'allarme di Legambiente che avverte: "Le risorse per la mobilità locale scarseggiano"

Il rapporto “Pendolaria” di Legambiente lancia un forte allarme sul futuro della mobilità locale, sempre più rischio a causa dei tagli ai fondi previsti dalla nuova Legge di Bilancio.

Treni, tram, metropolitane: tutta la rete ferroviaria dedicata al trasporto locale dovrà fare a meno di ben 300 milioni di euro, che è l’entità dei tagli previsti da una clausola di salvaguardia contenuta nel testo della Manovra. Ciò si tradurrebbe in una significativa riduzione del numero di treni regionali disponibili, con differenze anche macroscopiche di regione in regione. Una pessima notizia, insomma, per circa 5,59 milioni di passeggeri che potrebbe aggravare un quadro reso già precario dal taglio di 56 milioni di euro dello scorso anno.

Già a luglio, dunque, i treni in movimento sui nostri binari potrebbero essere molti meno. E se dal monitoraggio della finanza pubblica emergerà la necessità di procedere con i tagli previsti, la riduzione dei treni dovrebbe essere del 6,1%.

Secondo l’Associazione, “Se il Ministro Toninelli vuole davvero rilanciare il trasporto locale, le risorse dovranno essere incrementate, non di certo tagliate”. E il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini, ha incalzato così:

“Non si è capito quale idea abbia il governo per il rilancio dell’offerta per i pendolari e per il trasporto pubblico locale. Si fa un gran parlare di Tav, ma il rischio è che come nelle precedenti legislature vadano avanti solo le autostrade, mentre le opere che servono ai pendolari rimangono ferme, rinviate e incompiute”.

Secondo i dati di Legambiente, in Italia 2 milioni e 874 mila persone utilizzano ogni giorno i treni regionali, e altri 2 milioni e 716 mila prendono le metropolitane. Basti pensare che tra Firenze e Bologna l’offerta dei treni arriva a ben 162 treni al giorno, mentre sulla Roma-Lido di Ostia o la Circumvesuviana di Napoli sono quasi 60 mila le persone che non prendono più il treno per la pessima resa del servizio.

Il paradosso, dunque, è che a fronte di un netto aumento dei pendolari le linee disponibili diminuiscano progressivamente, con divari decisamente rilevanti tra le Regioni e gestori diversi, costringendo così i cittadini ad utilizzare mezzi privati. C’è da dire, però, che la legge di bilancio prevede anche misure positive per la rete ferroviaria, ad esempio l’introduzione di un fondo al Ministero dell’Economia con una quota riservata al trasporto pubblico di massa.

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Nel 2019 a rischio i treni regionali per i tagli alla mobilità