Zangrillo: il Coronavirus non esiste più, l’Italia deve ripartire

Il primario del San Raffaele di Milano ha affermato che, a oggi, non ci sono più evidenze sull'esistenza del COVID-19

Il Coronavirus non esiste più. Quanto meno per come lo abbiamo conosciuto (in maniera diretta) a partire dallo scorso fine febbraio. E, bisogna fare attenzione, a dirlo non è qualche profilo Facebook non meglio identificato che invita a “condividere prima che cancellino”. L’autore dell’affermazione è il dottor Albero Zangrillo, primario dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione Generale e Cardio-Toraco-Vascolare del San Raffaele di Milano

Intervenuto nel corso della trasmissione TV “In mezz’ora in più” su Rai 3, l’anestesista del nosocomio lombardo ha fatto notare come la carica virale del COVID-19 stia pian piano scemando. Rispetto ai tamponi fatti qualche mese fa, la “forza” del virus è praticamente infinitesimale. Segno che, per l’appunto, il Coronavirus non esiste più, quanto meno da un punto di vista prettamente clinico. E proprio per queste evidenze clinico-scientifiche (supportate da diversi studi e ricerche mediche) è ora, sostiene il professor Zangrillo, che il Paese metta da parte lo stato di emergenza e riparta. Anche perché la seconda ondata del virus potrebbe non esserci.

Zangrillo: il Coronavirus è morto

Nel corso dell’intervista con Lucia Annunziata, il primario del reparto di anestesia e rianimazione del San Raffaele ha cantato la “marcia funebre” del COVID-19. “In realtà il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Questo lo dice l’università Vita e Salute San Raffaele, lo dice uno studio del direttore dell’Istituto di virologia Clementi, lo dice il professor Silvestri della Emory University di Atlanta. I tamponi eseguiti negli ultimi 10 giorni – ha continuato l’anestesista lombardo – hanno una carica virale assolutamente infinitesimale rispetto a quelli eseguiti su pazienti di un mese, due mesi fa”.

Inoltre, secondo il professor Zangrillo tutti i numeri “sciorinati negli ultimi tre mesi da Borrelli, da Brusaferro e dal presidente del Consiglio superiore di sanità non hanno evidenza alcuna“, ma sono serviti per bloccare il Paese per tre mesi consecutivi.

Tornare a essere un Paese normale

Per questo motivo, ha continuato il primario milanese nel corso del suo intervento televisivo, è arrivato il momento di tornare a essere un Paese normale. “Adesso noi che abbiamo visto il dramma chiediamo di poter ripartire velocemente, perché vogliamo curare le persone che altrimenti non riusciamo a curare. Non ce ne frega del campionato o delle vacanze ma dobbiamo tornare a un Paese normale. Ci sono tutte le evidenze affinché, da oggi, questo Pese possa tornare ad avere una vita normale“.

Coronavirus morto, le reazioni

Inevitabilmente, le dichiarazioni del professor Zangrillo hanno finito con il sollevare un vespaio di polemiche. Il professor Richeldi, pneumologo del Policlinico Gemelli, il professor Ippolito, direttore dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani; e il professor Locatelli, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità sono tutti concordi nel dire che il primario milanese abbia espresso un’opinione quanto meno contestabile.

“Non vi è alcuna prova o studio scientifico pubblicato – afferma il professor Ippolito – che dimostri che il nuovo coronavirus SarsCov2 sia mutato. Fortunatamente in Italia abbiamo ora meno casi gravi e ciò dimostra che le misure di contenimento adottate hanno dato i loro frutti”.

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