Zara, Stradivarius, Bershka e Pull&Bear: quanto hanno perso col Covid, i negozi chiusi

l'emergenza Covid nel 2020 ha messo in ginocchio anche i colossi Inditex Zara, Stradivarius, Bershka e Pull&Bear

Anno disastroso quello appena trascorso per il commercio al dettaglio: con il blocco delle attività e la chiusura dei negozi a seguito dei ripetuti lockdown, l’emergenza Covid nel 2020 ha messo in ginocchio anche i marchi più grandi. Il colosso dell’abbigliamento Inditex (di cui fanno parte Zara, Stradivarius, Bershka e Pull&Bear) non è stato da meno. A parte qualche eccezione per lo shopping online, il Coronavirus non ha risparmiato il fast fashion.

Covid, la crisi non risparmia il colosso Inditex: i negozi chiusi e in chiusura

Inditex ha registrato un utile netto di 1,106 miliardi di euro nell’anno fiscale 2020 – terminato il 31 gennaio di quest’anno – con un calo del 70% nel 2020 rispettoal 2019. L’anno della pandemia ha fatto registrare al colosso della moda a basso costo il suo profitto annuale più basso dal 2006, quando ha incassato 1,002 miliardi di euro.

Nonostante le parole del presidente, Pablo Isla, in cui ha sottolineato la capacità del gruppo di continuare a generare profitti e un alto livello di reddito nonostante il contesto complesso e la crisi pandemia, le vendite sono diminuite del 27,9%, a 20.402 milioni di euro.

Questi risultati, anche peggiori di quelli previsti dagli analisti, non hanno però scoraggiato l’azienda, che appare decisa nel portare avanti il suo piano per il 2022, con il quale stanzierà 2,7 miliardi di euro per investimenti tecnologici e rinnovamento degli spazi commerciali. Il progetto, tuttavia, prevede la chiusura e l’assorbimento di un numero compreso tra 1.000 e 1.200 negozi più piccoli in tutto il mondo. Chiusure queste che si aggiungono ai 751 store già assorbiti nel 2020 (alla chiusura dell’ultimo anno fiscale, il gruppo gestiva 6.829 negozi, ovvero 640 punti vendita in meno rispetto a quelli con cui ha chiuso il 2019).

Zara, Stradivarius, Bershka e Pull&Bear: quali negozi verranno chiusi

“Ci sono aree geografiche in cui c’è un maggior numero di assorbimenti per vari motivi”, ha spiegato Isla quando ha annunciato i piani Inditex per il futuro. Lo stesso, poi, ha preso come esempio la Cina, dove è stata presa la decisione di vendere solo online i marchi Stradivarius, Bershka e Pull&Bear, chiudendo tutti gli store fisici.

Le chiusure, inoltre, riguarderanno in particolar modo i negozi in Spagna, dove negli anni ’80 e ’90 sono stati aperti più punti vendita che in altri mercati.

Zara, Stradivarius, Bershka e Pull&Bear: chi vende di più

Zara è l’ancora di salvezza dell’azienda: nonostante il calo registrato, infatti, lo scorso anno il marchio ha contribuito al 69,3% dei ricavi del Gruppo, rispetto al 69,1% nel 2019 e al 68,9% nel 2018. Il suo contributo è quasi 8 volte superiore a quello del secondo marchio per volume di vendite, Berhska, con l’8,69%.

Tuttavia, il brand Zara non è stato immune all’emergenza Covid: i suoi ricavi sono scesi del 28% su base annua, a 14.129 milioni di euro, registrando il dato peggiore dal 2015. Inoltre, la rete di negozi di Zara, compresa la divisione casa e moda bambino, si è ridotta di 233 punti vendita in un solo anno, raggiungendo 2.653 negozi.

Bershka, incentrato sui giovani, continua – come accennato sopra – ad essere il secondo marchio di Inditex in termini di entrate, nonostante il calo del 26% su base annua registrato nell’ultimo anno fiscale. A causa del Coronavirus, però, si è interrotto il trend di crescita registrato nei cinque anni precedenti, in cui è cresciuto del 21,3%.

In un solo anno sono stati chiusi 102 negozi Bershka in tutto il mondo, raggiungendo i 1.005 punti vendita nel 2020. Anche se, indubbiamente, la battuta d’arresto maggiore è rappresentata dalla redditività del capitale investito (ROCE), scesa di 28 punti percentuali all’11% in un solo anno. Se si prende come riferimento il 2015, il calo è di 42 punti percentuali.

La maggiore riduzione di redditività, tuttavia, l’ha riportata Pull&Bear nel 2020: la giovane azienda di moda ha visto calare i propri ricavi del 27,6% in un solo anno, scendendo a 1.425 milioni di euro (cifre anche queste simili a quelle del 2015).

Stradivarius, invece, è il brand che ha generato meno vendite in negozio: mentre il volume delle vendite nei negozi fisici delle 8 società del gruppo non è sceso sotto l’82% durante il 2020, Stradivarius continua per un altro anno a rimanere bloccato al 79%. Sebbene ciò rappresenti un anticipo di 2 punti percentuali rispetto ai dati del 2015, è ancora inferiore ai dati annuali ottenuti da imprese più piccole come, ad esempio, Oysho (86%). I suoi ricavi sono diminuiti del 28% in un anno, mentre la rete di negozi è scesa a 936 store, contro 1.006 dell’anno precedente.

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