Variante Omicron, chi ha fatto terza dose dovrà fare la quarta?

I produttori del vaccino a lavoro per un richiamo "booster" efficace anche contro la variante Omicron: chi ha fatto la terza dose dovrà fare anche la quarta?

Mentre Pfizer, Moderna, J&J e AstraZeneca valutano l’effetto della variante Omicron sui loro vaccini, esperti e scienziati si stanno oggi interrogando sull’eventualità di procedere con un richiamo booster anche contro questa nuova mutazione del virus. Chi ha già ricevuto la terza dose dovrà fare anche una quarta?

Vediamo qual è la situazione al momento e quali sono i possibili scenari.

Servirà un altro vaccino contro la variante Omicron?

Mentre nuovi casi di variante Omicron sono stati individuati in diverse parti del mondo, suggerendo che ormai non si tratti più di una mutazione circoscritta a poche aree geografiche specifiche, i produttori dei vaccini – spinti anche dagli appelli delle autorità – si stanno già portando avanti col lavoro. La domanda a cui stanno cercando di rispondere, essenzialmente, è una: i loro vaccini sono efficaci contro la nuova mutazione Covid?

Negli ultimi giorni, Moderna, Pfizer-BioNTech, Johnson & Johnson e AstraZeneca hanno rivelato di stare lavorando ad un piano per contrastare la nuova minaccia pandemica, emersa per la prima volta in Sudafrica e recentemente rilevata in Australia, Israele, Hong Kong e in diverse parti d’Europa, Italia compresa (qui un approfondimento sulla situazione nel nostro Paese).

Non ci sono ancora abbastanza dati per affermare con certezza pericolosità e velocità di diffusione della mutazione Covid. Tuttavia, venerdì 25 novembre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato l’Omicron come una variante che desta “preoccupazione” e, a seguito dell’annuncio, le principali Case farmaceutiche hanno replicato di aver già iniziato l’analisi e lo studio di un vaccino specifico contro la variante.

Variante Omicron: dopo la terza dose servirà anche la quarta?

Per mesi l’OMS ha dichiarato che, per quanto fosse importante procedere con i richiami, gli sforzi dei Paesi ricchi si sarebbero dovuti concentrare di più nell’assicurare il vaccino Covid alle nazioni del mondo più povere. Il punto, infatti, era scongiurare che uno scenario simile a quello di oggi si verificasse. Non è un caso se nuove mutazioni del virus siano state rivelate proprio dove la campagna vaccinale procede più lentamente e la percentuale di persone immunizzate è bassissima.

“In questo momento, non ci sono prove di cui sia a conoscenza che suggeriscano che il potenziamento dell’intera popolazione fornirà necessariamente una maggiore protezione a individui altrimenti sani contro il ricovero in ospedale o la morte”, ha dichiarato il dott. Mike Ryan, direttore dell’OMS ,mercoledì 24 novembre in una conferenza stampa.

Lui e altri scienziati hanno affermato che la diffusione incontrollata del Coronavirus attraverso popolazioni in gran parte non vaccinate, come quelle africane, potrebbe dare origine a nuove (e altre) varianti come Omicron. Tuttavia, se i test di laboratorio dovessero indicare che la mutazione è in grado di eludere i vaccini attuali, i produttori hanno fatto sapere che non si faranno trovare impreparati. Gli studi per “personalizzare” nuove versioni del vaccino, come accennato sopra, sono stati infatti già avviati. Questo processo richiederà almeno alcuni mesi e potrebbero essere necessari dosi booster (in aggiunta a quelle già fatte) per aiutare a tenere sotto controllo la variante fino ad allora.

In sostanza, quello su cui alcuni scienziati sembrerebbero essere d’accordo oggi è che, comunque, procedere con la terza dose assicura una maggiore protezione. Laddove l’efficacia del vaccino inizia a diminuire dopo mesi, il richiamo infatti rimane una garanzia di sicurezza. Se la variante Omicron, però, risulterà essere più aggressiva di quelle fino ad ora riscontrate, allora potrebbe essere necessaria anche una quarta.

Quando potrebbe arrivare il vaccino specifico contro la variante Omicron

Intanto, in Italia, il Governo ha aperto ufficialmente la campagna vaccinale per la terza dose agli over 18 (qui tutti i dettagli su come prenotarsi), proprio in risposta alla nuova “minaccia Omicron”. Così, mentre alcuni esperti sono scettici è suggeriscono che la priorità dovrebbe essere oggi quella di arrivare ai non vaccinati e i fragili (invece di procedere con ulteriore vaccinazione dei soggetti sani), altri sembrerebbero essere convinti che – ad ogni modo – la terza dose è in grado di proteggere di più l’intera popolazione, scongiurando il peggioramento della curva pandemica.

La variante Omicron sembra avere mutazioni significative rispetto alle versioni precedenti del virus, il che potrebbe aumentare le probabilità di superare l’immunità offerta dai vaccini o dalle infezioni precedenti.

I vaccini hanno già retto relativamente bene contro la variante Delta: c’è stato un certo calo dell’efficacia, ma la protezione contro le malattie gravi, ovvero il ricovero in ospedale o la morte, è rimasta forte per la maggior parte delle persone che avevano ricevuto due dosi. Ciò è vista come una prova che i vaccini esistenti possono funzionare fortemente anche contro l’Omicron (o altre mutazioni Covid). Ma ci vorranno settimane prima di avere dei dati certi, e ancora più tempo per sapere cosa significherebbe questo per le persone che sono già vaccinate.

Dopo la preoccupazione espressa dall’OMS e alla luce dei nuovi aggiornamenti su morti e contagi in tutto il mondo, i produttori di vaccini hanno allora deciso di testare comunque l’efficacia dei booster contro la variante Covid, annunciando nuove strategie di contrasto.

Moderna ha detto che potrebbe avere una versione ottimizzata del suo vaccino pronta all’inizio del prossimo anno, se necessario. “Dovremmo conoscere la capacità dell’attuale vaccino di fornire protezione nelle prossime due settimane”, ha detto alla BBC il capo ufficiale medico di Moderna, Paul Burton. “La cosa notevole dei vaccini mRNA”, ha detto Burton, “è che possiamo muoverci molto velocemente”. Nel caso delle varianti delta e beta, Moderna ha impiegato “60-90 giorni” nel fornire una risposta.

Nel frattempo, quelli di Pfizer saranno pronti ad adattare un nuovo vaccino “entro sei settimane”. Dopo di che i primi lotti potrebbero arrivare entro 100 giorni, ha affermato BioNTech. La società ha aggiunto anche che c’è una maggiore possibilità che la risoluzione del nuovo ceppo richieda un colpo ottimizzato rispetto ai precedenti.

J&J ha invece iniziato a lavorare con gruppi accademici in Sudafrica e in tutto il mondo per valutare l’efficacia del suo vaccino rispetto alla variante Omicron, ha affermato la società in un comunicato. E AstraZeneca sta adottando le stesse misure, ovvero testare il suo attuale vaccino mentre ne sviluppa un altro per difendersi dalla variante.

Variante Omicron: la situazione in Italia

Se in Italia sarà necessario procedere con una quarta dose non lo possiamo ancora dire con certezza. La situazione è costantemente monitorata e, riguardo alla variante Omicron, gli esperti dicono che – al momento – la strategia migliore risulta essere quella che prevede di:

  • vaccinare le fasce di età più piccole, quelle ancora non raggiunte (qui le disposizioni sul vaccino per i bambini dai 5 agli 11 anni);
  • spingere con la terza dose per gli over 18;
  • arrivare a quella fascia di popolazione non ancora vaccinata.

Come ha dichiarato Franco Locatelli, coordinatore del Cts e presidente del Consiglio superiore di Sanità, a Sky Tg24: “Ad oggi nessuna variante si è dimostrata resistente all’effetto dei vaccini” ma “la terza dose per contrastare anche la variante Omicron è necessaria”.