Vaccino Sputnik prodotto in Italia? Governo e Lombardia si dissociano. Come funziona e perché c’è aria di guerra fredda

Dopo l'annuncio della produzione a Caponago, in Brianza, del vaccino russo, Regione Lombardia, MiSE e MAE hanno fatto sapere che non erano informati dell'accordo. Intanto la partita diventa geopolitica

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

L’Italia produrrà il vaccino russo Sputnik V? Notizia che potrebbe far svoltare la campagna vaccinale nel Belpaese, anche grazie all’arrivo del monodose Johnson & Johnson, ma che ha fatto letteralmente sobbalzare i funzionari Ue, e i governanti italiani. A Bruxelles non va giù l’idea che Roma corra da sola, e a dire il vero lo stesso premier Draghi e i suoi precisano che “dobbiamo muoverci all’interno della cornice europea”.

L’Italia produrrà lo Sputnik?

Qual è dunque la verità? Produrremo Sputnik o no? Dopo l’annuncio della produzione a Caponago, in Brianza, del vaccino russo, la Regione Lombardia, il Ministero dello Sviluppo economico e il Ministero degli Esteri hanno fatto sapere che non erano informati dell’accordo tra l’azienda farmaceutica italo-svizzera Adienne Pharma Biotech e il fondo governativo russo Russian Direct Investment Fund. “Si tratta di un accordo privato”, si difende Palazzo Chigi. E rilancia quanto già dichiarato dalla commissione Ue: Sputnik ora non rientra nella strategia vaccinale europea.

L’accelerazione del piano vaccinale italiano sarà quindi garantito dalle dosi in arrivo da Pfizer, AstraZeneca e Moderna. Circa 6,5 milioni di dosi da qui al 3 aprile, mentre nel secondo trimestre nel nostro Paese si dovrebbe registrare un netto incremento delle dosi disponibili, per un ammontare complessivo di oltre 36,8 milioni di fiale.

Per quanto si cerchi di sottolineare che non c’è alcun pregiudizio contro l'”antidoto” russo, la battaglia a tratti appare più geopolitica. Il vaccino prende il nome dal primo satellite spaziale sovietico. Il lancio dello Sputnik-1 nel 1957 rinvigorì la ricerca spaziale in tutto il mondo, creando il cosiddetto “momento Sputnik” per la comunità globale.

Storicismo a parte, non è un caso che il governo degli Stati Uniti abbia appena accusato i servizi segreti russi di condurre una campagna di disinformazione volta a minare la fiducia nei vaccini Covid-19 prodotti in Occidente, tra cui Pfizer.

Venti di guerra fredda: le accuse degli Usa contro la Russia

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il Global Engagement Center del Dipartimento di Stato americano ha identificato quattro pubblicazioni che fungerebbero da copertura per i servizi di intelligence russi: New Eastern Outlook, Oriental Review, New Front e Rebel Inside. Questi siti avrebbero pubblicato rapporti che enfatizzavano gli effetti collaterali dei vaccini, mettendone in dubbio i loro tassi di efficacia e sostenendo che gli Usa e altri Paesi occidentali ne avrebbero affrettato (troppo) l’approvazione.

“È chiarissimo che la Russia è tornata ai suoi vecchi trucchi, e così facendo sta potenzialmente mettendo a rischio le persone diffondendo disinformazione sui vaccini che sappiamo salvare vite umane ogni giorno”, ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price.

In una conferenza stampa lunedì 8 marzo, il segretario stampa della Casa Bianca Jen Psaki ha rincarato la dose: “Combatteremo la disinformazione con tutti gli strumenti che abbiamo. E ribadiremo in ogni occasione che questi vaccini sono sicuri: sono stati approvati dalla FDA. Avremo, ovviamente, esperti sanitari e medici che lo comunicheranno ad ogni turno e cercheremo modi per combattere la disinformazione”.

Secondo quanto riportato da Today24, il portavoce della presidenza russa Dmitry Peskov ha risposto a queste accuse così: “Non comprendiamo queste affermazioni e intendiamo spiegare con pazienza e costantemente che si tratta di una totale assurdità”.

Come funzionano i vaccini a vettori adenovirali

Intanto Sputnik avanza e all’Occidente non piace. Sono già 46 i Paesi nel mondo che hanno autorizzato l’uso di Sputnik V, che è il primo vaccino registrato al mondo basato su una piattaforma basata su un vettore adenovirale umano.

La sperimentazione clinica post-registrazione di Sputnik V in corso in Russia ha coinvolto più di 31mila volontari. Gli studi clinici di Fase 3 sono stati condotti negli Emirati Arabi Uniti, India, Venezuela e Bielorussia.

Dopo l’inizio della pandemia, i ricercatori russi hanno estratto un frammento di materiale genetico dal nuovo coronavirus SARS-COV-2, che codifica le informazioni sulla struttura della proteina S spike, che forma la “corona” del virus ed è responsabile del collegamento con le cellule umane. Lo hanno inserito in un vettore familiare di adenovirus per il rilascio in una cellula umana creando il primo vaccino Covid al mondo.

Per garantire un’immunità duratura, gli scienziati russi hanno avuto l’idea di utilizzare due diversi tipi di vettori di adenovirus (rAd26 e rAd5) per la prima e la seconda vaccinazione, aumentando l’effetto del vaccino. L’uso di adenovirus umani come vettori è sicuro perché questi virus, che causano il comune raffreddore, non sono nuovi e esistono da migliaia di anni.

Gli adenovirus umani sono considerati tra i più facili da ingegnerizzare e quindi sono diventati molto popolari come vettori. I vettori sono veicoli che possono indurre un materiale genetico proveniente da un altro virus in una cellula. Il gene dell’adenovirus, che causa l’infezione, viene rimosso, mentre viene inserito un gene con il codice di una proteina di un altro picco virale. Questo elemento inserito è sicuro per il corpo ma aiuta comunque il sistema immunitario a reagire e produrre anticorpi, che ci proteggono dall’infezione.

Come funziona e quanto è efficace il vaccino Sputnik V

Il vaccino Sputnik prevede due dosi e una dose costa meno di 10 dollari, meno di 8,40 euro. Può essere conservato a una temperatura compresa tra 2 e 8 °C, il che consente una facile distribuzione in tutto il mondo, comprese le regioni più difficili da raggiungere. Le forniture di vaccini per il mercato globale saranno prodotte dai partner internazionali di RDIF in India, Brasile, Cina, Corea del Sud e altri Paesi.

Il vaccino ha ricevuto un certificato di registrazione dal Ministero della Salute russo e in base alle regole di emergenza adottate durante la pandemia può essere utilizzato per vaccinare la popolazione in Russia. L’efficacia di Sputnik V è stata convalidata da dati revisionati a livello internazionale pubblicati su The Lancet.

Ma soprattutto, è uno dei tre vaccini al mondo con un’efficacia superiore al 90%: 91,6% per l’esattezza, sulla base dell’analisi dei dati su 19.866 volontari, che hanno ricevuto sia la prima che la seconda dose. 100% invece la protezione contro il Covid grave.

Intanto, l’EMA-Agenzia europea del farmaco ha avviato la revisione dei dati preclinici e dei primi studi per Sputnik V. La decisione di avviare la revisione si è basata sui risultati di studi di laboratorio e studi clinici su adulti che hanno indicato che Sputnik V innesca la produzione di anticorpi e cellule immunitarie che prendono di mira il Coronavirus.

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