Vaccino Pfizer, nuovi dati su diminuzione efficacia e richiamo

Diminuzione efficacia e terza dose d'emergenza? Cosa dicono i nuovi dati sul vaccino Pfizer

Da diverse settimane ormai si stanno analizzando dettagliatamente i dati relativi all’efficacia dei vaccini anti Covid nel tempo. L’obiettivo degli scienziati, che stanno per la prima volta studiando per la prima volta il fenomeno, è capire quanto e fino a quando una persona che ha completato il ciclo vaccinale possa considerarsi fuori pericolo dal contrarre un’infezione. L’ultima analisi condotta a Israele, dove la campagna vaccinale procede spedita, aveva purtroppo registrato una diminuzione dell’efficacia di Pfizer dopo sei mesi dalla somministrazione, tanto che molti hanno subito iniziato a chiedersi: sarà necessaria una terza dose di emergenza per evitare che i pazienti fragili e i soggetti a rischio tornino ad essere esposti al pericolo?

Una volta sollevata la questione, Pfizer si quindi è subito attivata per dare delle risposte certe. Così l’azienda, dopo aver chiesto al governo americano l’autorizzazione a procedere con un’eventuale terza dose (qualora fosse necessario), ha studiato i dati a propria disposizione ed è tornata recentemente a fare chiarezza sia sulla durata dell’efficacia del vaccino che su un possibile richiamo.

Pfizer conferma: l’efficacia del vaccino diminuisce col tempo, ma garantisce comunque protezione

Mercoledì 28 luglio Pfizer ha confermato che sì, è vero, l’efficacia del suo vaccino anti Covid diminuisce leggermente nel tempo. Tuttavia, il completamento del ciclo vaccinale offre comunque una protezione forte e resistente contro le infezioni gravi. Secondo quanto ha suggerito la Casa farmaceutica, inoltre, un terzo colpo potrebbe migliorare l’immunità, ma non ci sono ancora abbastanza dati per capire quanto effettivamente sia necessario procedere con un richiamo.

Scienziati e ricercatori, infatti, sono scettici su questa opzione. Per gli esperti, infatti, è più importante arrivare a vaccinare tutti, invece che continuare a vaccinare chi ha già ricevuto il vaccino.

Vaccino Pfizer, l’efficacia contro le forme gravi di Covid rimane stabile: ci si può ammalare ma senza vedere peggiorare le proprie condizioni

Dall’ultimo studio pubblicato dall’azienda, ma non ancora sottoposto a revisione paritaria né pubblicato su alcuna rivista scientifica, gli scienziati di Pfizer e BioNTech hanno riferito che il vaccino – dopo la seconda dose – ha avuto un tasso di efficacia pari a circa il 96% contro il Covid-19 sintomatico per i primi due mesi. La percentuale è poi scesa del 6% ogni due mesi, fino ad arrivare all’83,7% dopo circa quattro-sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale. Contro le infezioni gravi gravi, tuttavia, l’efficacia del vaccino è rimasta stabile a circa il 97%. Questo vuol dire, in pratica, che una volta vaccinati si potrebbe contrarre il virus ma con possibilità bassissime nel vedere peggiorare la malattia.

Gli anticorpi quindi diminuiscono col tempo, ma il sistema immunitario – grazie al vaccino – continua a riconoscere la minaccia e a difendere l’individuo. Per questo motivo una persona vaccinata potrebbe risultare positiva al Sars-Cov-2 ma sviluppare solo forme lievi di raffreddore o mal di gola, scongiurando ogni rischio che l’infezione possa raggiungere i polmoni e/o causare gravi malattie.

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