Vaccino Covid, cambia protezione per fasce d’età: nuovo studio sui soggetti più a rischio

Secondo i CDC americani, i vaccini Covid stanno diventando meno efficaci nel bloccare l'infezione in determinate fasce di età

I vaccini Covid continuano a funzionare bene nella prevenzione delle forme gravi della malattia nella stragrande maggioranza dei pazienti, ma stanno diventando meno efficaci nel bloccare l’infezione nei soggetti più a rischio, fragili o anziani. Secondo una serie di studi pubblicati tra giovedì 9 settembre e venerdì 10 settembre dai Centers for Disease Control and Prevention americani, le analisi della popolazione analizzata suggeriscono che, da quando la variante Delta si è diffusa questa estate, i vaccini sono diventati meno efficaci nel tenere fuori dall’ospedale le persone di età pari o superiore a 75 anni.

Covid, anziani a rischio (anche se vaccinati): cosa dicono i nuovi studi CDC

I CDC statunitensi – Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie negli USA – hanno condiviso due nuove raccolte di dati che mostrano come l’immunità nelle persone vaccinate di età superiore ai 65 anni sta probabilmente iniziando a diminuire (qui il report sul di infezione, ospedalizzazione e morte per fascia di età, al quale ha fatto seguito il documento sulle stime provvisorie dell’efficacia del vaccino COVID-19).

Cali della protezione più netti – suggeriscono i dati – si sono verificati nelle persone di età pari o superiore a 75 anni, che per questo motivo sono sempre più a rischio di ricovero o morte per infezione da Covid, anche se completamente vaccinate. Nel loro insieme, quindi, i due studi suggeriscono che i vaccini si stanno dimostrando ancora efficaci nel mantenere in vita e fuori dall’ospedale le persone di età inferiore ai 75 anni, mentre per le persone anziane la protezione non sempre rimane così forte nel tempo.

Vaccino Covid, sempre più spediti verso la terza dose

Alla luce dei nuovi dati a disposizione, e a partire dall’analisi di altri studi e ricerche, pare sempre più evidente la necessità di procedere con una terza dose del vaccino Covid, soprattutto per i più fragili. Lo stesso Speranza, in conferenza stampa, ha spiegato che è più consono considerare il richiamo una sorta di completamento del ciclo vaccinale, e non una somministrazione aggiuntiva alle prime due.

Tra il 4 aprile e il 19 giugno, prima del diffondersi della variante Delta, le persone completamente vaccinate rappresentavano il 5% dei casi, il 7% dei ricoveri e l’8% dei decessi in America. Queste cifre sono però quasi raddoppiate tra il 20 giugno e il 17 luglio, quando la mutazione del virus è diventata predominante. Gli individui completamente vaccinati hanno infatti rappresentato il 18% dei casi, il 14% dei ricoveri e il 16% dei decessi negli USA.

Quello che è emerso è che la protezione vaccinale contro il ricovero in ospedale è rimasta elevata (al 95%) per quelli completamente vaccinati di età inferiore ai 75 anni, anche in caso di variante Delta. Negli osservati di età superiore ai 65 anni, inoltre, la protezione vaccinale contro il ricovero in ospedale è scesa (circa l’80%): dato questo che suggerisce – e in qualche modo conferma – la teoria secondo cui bisogna procedere sempre più spediti con la somministrazione della terza dose del vaccino a queste categorie.

È difficile conoscere con certezza i motivi alla base del declino. Potrebbe essere che l’immunità vaccinale stia diminuendo per gli anziani, che sono stati vaccinati per primi, solo per una questione temporale. Ma è anche possibile che la variante Delta stia riducendo l’efficacia del vaccino in questo gruppo. Tale calo della protezione, hanno spiegato gli esperti, potrebbe essere dovuto a “una combinazione di fattori”.

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