Vaccino Covid Pfizer: nuova scoperta su seconda dose ed efficacia varianti

Vaccino Covid Pfizer, la nuova scoperta sulla seconda dose e la sua efficacia contro le varianti (rispetto alla prima)

Il vaccino Pfizer produce livelli più bassi di anticorpi contro la variante Delta, nota come B.1.617.2 la cd. “variante indiana“: questo è ciò che afferma un nuovo studio pubblicato su The Lancet. La buona notizia, però, è che il vaccino si è dimostrato efficace contro tutte le varianti Sars-Cov-2 dopo la seconda dose, anche se lascerebbe più esposti al rischio le persone che ne hanno ricevuto solo una.

Lo studio

Il team di ricerca ha analizzato gli anticorpi nel sangue di 250 persone sane, di età compresa tra 33 e 52 anni, fino a 3 mesi dopo aver ricevuto la prima dose del vaccino Pfizer, concentrandosi sugli “anticorpi neutralizzanti” e la capacità degli anticorpi di bloccare l’ingresso del virus nelle cellule.

I ricercatori hanno testato cinque varianti: il ceppo originale scoperto in Cina, il ceppo dominante in Europa durante la prima ondata nell’aprile 2020, la variante B.1.1.7 scoperta nel Regno Unito, la variante B.1.351 vista per la prima volta in Sud Africa e la più recente variante, la variante B.1.617.2 scoperta in India.

Quelle che è emerso è che le persone che erano state completamente vaccinate con due dosi di Pfizer avevano anticorpi 6 volte inferiori contro la variante B.1.617.2, 5 volte inferiori contro la variante B.1.351 e 2.6 volte inferiori contro la variante B.1.1.7 rispetto al ceppo originario. La risposta anticorpale era ancora più bassa nelle persone che avevano ricevuto una sola dose. Dopo una singola dose di Pfizer, il 79% delle persone aveva anticorpi neutralizzanti contro il ceppo originale, che sono scesi al 50% per la variante B.1.1.7, al 32% per la variante B.1.617.2 e al 25% per la variante B. 1.351 variante.

Vaccino Covid Pfizer: cosa cambia con la seconda dose

La nuova scoperta sulla seconda dose del vaccino Pfizer e della sua efficacia contro le mutazioni del virus risulta essere importante perché, di fatto, suggerisce una riduzione dei tempi tra una iniezione e l’altra.

“La cosa più importante è garantire che la protezione del vaccino rimanga abbastanza alta da tenere il maggior numero possibile di persone fuori dall’ospedale”, ha affermato in una nota Emma Wall, PhD e autrice principale dello studio e specialista in malattie infettive presso il Francis Crick Institute di Londra. “E i nostri risultati suggeriscono che il modo migliore per farlo è somministrare rapidamente seconde dosi e fornire booster a coloro la cui immunità potrebbe non essere abbastanza alta contro queste nuove varianti”.

Come ha spiegato Roberto Burioni, quello che ci dice lo studio è che “con due dosi si inducono anticorpi che neutralizzano tutte le varianti di Sars-CoV-2”, mentre “con una sola no. E questo potrebbe spiegare perché in Uk le varianti brasiliana e indiana stanno circolando”.

“Quello che emerge con grande chiarezza – ha poi aggiunto Burioni – è che una sola dose di vaccino Pfizer induce nella maggior parte dei vaccinati una buona quantità di anticorpi neutralizzanti contro il virus ‘originale’. Al contrario, quella singola dose di vaccino non induce una risposta così efficace contro le varianti, in particolare la brasiliana e l’indiana“.

Il virologo, sintetizzando l’importanza e le criticità di questa ricerca, su Medical Fact ha infine concluso spiegando: “Questo lavoro ha delle limitazioni, viene analizzata la capacità del siero dei vaccinati di neutralizzare i virus e, per quanto importante, non è questa la sola cosa che protegge. Però è uno spunto notevole, che ribadisce che vaccinare con una sola dose non è stata un’idea priva di controindicazioni, come qualcuno aveva già molti mesi fa suggerito”.

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