Covid, chi lo ha già avuto non deve fare il vaccino? Cosa dicono i nuovi dati

Chi ha già avuto il Covid ed è guarito deve o non deve fare il vaccino? Tra le varie teorie scientifiche, si fa largo quella secondo cui basterebbe una sola dose per diventare immuni

Mentre la campagna vaccinale prosegue, nuovi studi vengono portati avanti al fine di capire e comprendere meglio l’evoluzione del Covid sia prima che dopo la somministrazione del vaccino. Ancora oggi, però, gli esperti si domandano – arrivando spesso a conclusioni diverse – se chi si è già ammalato ed è poi guarito debba o no fare il vaccino. Il punto è capire se questi possano considerarsi immuni a prescindere, visto che molti – anche dopo essere risultati positivi – non hanno comunque sviluppato anticorpi. In merito alla questione, tenendo conto dei nuovi dati emersi, un’altra teoria scientifica si sta facendo largo, ovvero quella secondo cui per queste persone basterebbe una sola dose per diventare immuni. 

Immunità Covid già dopo la prima dose del vaccino: lo studio

La comunità scientifica, ad oggi, sembra essere d’accordo su una questione: anche i pazienti che hanno contratto il Covid e sono guariti devono essere vaccinati. Anche se non subito, soprattutto se hanno già sviluppato anticorpi, comunque non possono essere esclusi dalla campagna vaccinale. È stato dimostrato, infatti, che l’immunità non dura per sempre, addirittura in alcuni casi – come già accennato – non è nemmeno sviluppata dal paziente che ha contratto il virus ed è guarito.

Secondo uno studio pubblicato a inizio febbraio su MedRxiv, archivio online di studi medici in fase di sperimentazione, i ricercatori hanno scoperto che le persone che erano state precedentemente infettate dal virus hanno manifestato forti effetti collaterali dopo aver ricevuto la prima dose. Al contrario di quelli che non avevano mai contratto il Covid, questi hanno avuto disturbi tipici e spesso conseguenti alla ricezione della seconda dose (come affaticamento, mal di testa, brividi, febbre e dolori muscolari e articolari), segno di una forte risposta immunitaria fin dalla prima iniezione.

Sulla base di questi risultati, dicono i ricercatori, le persone che hanno avuto il Covid potrebbero raggiungere l’immunità già alla prima dose.

Chi è “sopravvissuto” al Covid ed ha poi fatto il vaccino, quindi, ha sviluppato livelli di anticorpi molto più alti sia dopo la prima che la seconda dose del trattamento. “Penso che una sola vaccinazione dovrebbe essere sufficiente”, ha detto Florian Krammer, virologo presso la Icahn School of Medicine del Monte Sinai e autore dello studio. “Ciò risparmierebbe alle persone disturbi inutili a queste persone conseguenti alla seconda dose e renderebbe disponibili ulteriori dosi di vaccino”.

A chi ha già contratto il Covid basta una sola dose di vaccino per raggiungere l’immunità: lo studio che avvalora questa testi

A rafforzare questa tesi un secondo studio, sempre pubblicato su MedRxiv a febbraio, che ha coinvolto 59 operatori sanitari, 42 dei quali in precedenza avevano contratto il Covid (con o senza sintomi). In questo caso i ricercatori non hanno valutato gli effetti collaterali, ma hanno scoperto che coloro che erano stati precedentemente infettati hanno risposto alla prima somministrazione del vaccino generando alti livelli di anticorpi, paragonabili alle quantità osservate dopo la seconda dose in persone che non erano mai state infettate. E negli esperimenti di laboratorio, quegli anticorpi si sono legati al virus e gli hanno impedito di entrare nelle cellule e di manifestarsi.

Per migliorare e rendere efficiente la fornitura di vaccino, quindi, gli autori dello studio sono arrivati ad una conclusione: coloro che hanno precedentemente avuto il Covid dovrebbero essere spostati in basso nell’elenco dei soggetti con priorità a ricevere il vaccino e – se le scorte continuano ad essere limitate – essere sottoposti ad una sola iniezione, evitando quindi la seconda dose.

Alcuni epidemiologi ritengono inoltre che optare per un regime monodose aiuterà anche i paesi ad affrontare le sfide logistiche associate ai vaccini Covid e all’esaurimento delle scorte. Questo metodo, inoltre, può anche aiutare ad accelerare le campagne di vaccinazione in tutto il mondo, il che ci porterebbe un passo avanti verso il raggiungimento dell’immunità di gregge.

Il metodo francese: vaccini monodose a chi ha già contratto il Covid

Anche se gli esperti consigliano di vaccinare i pazienti guariti, alcuni ritengono che coloro che hanno sviluppano una certa immunità naturale al Covid potrebbero non trarre benedici del secondo colpo di vaccino. Di questo parere, per esempio, è la Francia.

Venerdì 12 febbraio, infatti, l’autorità sanitaria francese, l’Alta Autorité de Santé (HAS), ha affermato che le persone che sono già state infettate dal virus dovrebbero ricevere solo una dose del vaccino. Una linea questa che in qualche modo si contrappone a quello che oggi i produttori di vaccini (che includono Moderna, Oxford/AstraZeneca e Pfizer-BioNTech) suggeriscono, ovvero: somministrare due dosi a poche settimane di distanza, poiché, come dimostrato, una seconda dose è necessaria per costruire una memoria immunitaria più forte e più lunga.

I Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), infatti, raccomandano la vaccinazione per le persone che si sono già riprese da COVID-19 perché l’immunità naturale potrebbe non durare a lungo.

Le autorità francesi, tuttavia, hanno affermato che le persone che hanno sviluppato un’immunità naturale dopo essersi riprese da una precedente infezione da Covid-19, sia essa sintomatica o asintomatica, a seguito di una RT-PCR o un test antigenico, dovrebbero essere considerate immuni da una seconda infezione per un periodo di almeno tre mesi. Per questo motivo la vaccinazione dovrebbe essere effettuata dopo questo periodo, ma comunque entro sei mesi dalla guarigione.

Il ragionamento alla base di questa mossa è che le persone che si sono già riprese dalla malattia hanno già sviluppato una risposta immunitaria. Pertanto, sulla base delle attuali conoscenze sull‘immunità post-infezione da Covid-19, questi soggetti necessitano solo di una dose. Se una persona debba essere o no vaccinata, però, verrà deciso caso per caso in Francia.

Vaccini Covid, limiti e studi sulla somministrazione monodose

Se alcuni scienziati concordano con il metodo francese, altri preferiscono essere più cauti. La modifica del numero di dosi da destinare ad un singolo, infatti, potrebbe creare “un precedente davvero complicato”, ha affermato E. John Wherry, direttore dell’Istituto di immunologia dell’Università della Pennsylvania. I vaccini, ha infatti spiegato, sono stati approvati tenendo conto di un preciso dosaggio e modificare questo programma potrebbe generare delle complicazioni.

Per superare dubbi e incertezze legate alla somministrazione monodose, sono stati allora avviati diversi studi per analizzare l’efficacia delle dosi singole.

Per esempio, uno studio condotto dal British Medical Journal (BMJ), tenendo conto di un numero campione di pazienti, ha rilevato che anche una sola dose di vaccino ha portato a una riduzione del 33% dei casi.

Un altro studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature, ha invece dimostrato che una singola dose del vaccino è in grado di produrre anticorpi neutralizzanti che potrebbero funzionare sia contro il virus originale che contro le sue attuali mutazioni in questione.

Nel frattempo, aziende come Johnson e Johnson, altro concorrente nella corsa al vaccino, stanno continuando a lavorare a un vaccino monodose, che potrebbe ridurre i tempi della campagna vaccinale e riuscire a far raggiungere l’immunità di gregge in minor tempo.

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