Vaccini senza autorizzazione, parte la distribuzione: cosa sta succedendo in Russia e in Cina

Vaccini senza autorizzazione, Russia e Cina distribuiscono le prime dosi alla popolazione

In Cina il Governo ha già approvato l’acquisizione e la distribuzione dei vaccini contro il coronavirus sviluppati dai ricercatori locali, anche se si tratta di soluzioni ancora in fase di sperimentazione con percentuali di efficienza non ancora chiare. In Russia, intanto, migliaia di medici, insegnanti e soggetti considerati ad alto rischio infezione stanno ricevendo già il trattamento anti Covid, somministrato nei centri di vaccinazione aperti a Mosca a partire da dicembre.

C’è però un problema, un dettaglio importante che non può essere tralasciato in tutta questa situazione: si tratta di dosi che non hanno ancora ricevuto l’approvazione da parte delle autorità sanitarie.

Cosa sta succedendo in Russia

Tre giorni dopo che il presidente Vladimir Putin ha annunciato il lancio della campagna russa di immunizzazione COVID-19 su “larga scala”, sabato 5 dicembre a Mosca sono partite le prime vaccinazioni. Il tutto avviene mentre non pochi dubbi sono emersi nei confronti del trattamento sviluppato dai russi che, anche se reso già disponibile, deve ancora passare i test necessari a garantirne l’efficacia e la sicurezza in linea con i protocolli.

Putin ha fatto sapere che saranno disponibili più di 2 milioni di dosi dello Sputnik V, presentato come il “primo vaccino COVID-19 registrato al mondo”. Una decisione questa che ha attirato le critiche degli esperti di tutto il mondo, che fin da subito ne hanno messo in dubbio la validità, soprattutto considerando il fatto che il vaccino era stato testato solo su una dozzine di persone all’epoca della sua approvazione da parte del governo russo.

Il ministro della Sanità, Mikhail Murashko, ha fatto sapere che più di 100.000 persone in Russia hanno già ricevuto il vaccino, ma tutto quello che sappiamo fino ad ora è solo che il trattamento è stato somministrato gratuitamente a persone di età compresa tra i 18 ei 60 anni che non soffrono di malattie croniche e non sono in gravidanza o allattamento.

Il mese scorso, comunque, gli sviluppatori del vaccino hanno affermato che l’analisi ad interim dei dati ha mostrato un’efficacia dello stesso pari al 91,4%. Lo studio, però, ha preso in esame solo 39 infezioni dei 18.794 partecipanti, che è un numero di infezioni decisamente inferiore rispetto a quello che i produttori occidentali (come Pfizer o Moderna) hanno preso in esame nel valutare l’efficacia dei loro vaccini.

Intanto, con oltre 2,4 milioni di positivi al Covid-19, la Russia è il quarto paese al mondo (dopo Stati Uniti, India e Brasile) ad aver registrato il più alto numero di casi.

Cosa sta succedendo in Cina

Anche senza l’approvazione finale, più di 1 milione di operatori sanitari e altri soggetti a rischio hanno ricevuto in Cina le prime dosi del vaccino anti Covid. Si tratta di una cura in fase sperimentale sviluppata dai ricercatori locali, che i governi provinciali hanno iniziato a somministrare nei casi di emergenza. Come in Russia, però, anche in questo caso i dubbi non mancano. Gli stessi sviluppatori, infatti, devono ancora rivelare l’efficacia dei loro vaccini e i possibili effetti collaterali degli stessi.

In Cina attualmente i vaccini disponibili sono cinque (di quattro diverse aziende farmaceutiche) e sono stati già testati in più di una dozzina di paesi (tra cui Russia, Egitto e Messico). Solo uno sviluppatore, il China National Pharmaceutical Group, noto come Sinopharm, ha però dichiarato a novembre di aver richiesto l’approvazione del suo vaccino. Va detto che, come gli esperti hanno spiegato, anche se la vaccinazione in Cina dovesse dimostrarsi efficace nella lotta contro il virus, i rigidi criteri degli attuali processi di certificazione negli Stati Uniti, in Giappone e in Europa potrebbero non riconoscere questi trattamenti.

Tuttavia, i funzionari cinesi hanno affermato che si impegneranno a garantire che i prodotti siano convenienti per i paesi in via di sviluppo e si sono detti pronti a stringere accordi con i leader di tutto il mondo.

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