L’Ucraina accerchia i russi nel Donbass: la mossa che cambia la guerra

Le forze di Kiev proseguono la controffensiva ed entrano nella città di Lyman, molto importante dal punto di vista strategico. Kadyrov, uomo forte di Putin, suggerisce l'uso di armi nucleari

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Maurizio Perriello

Giornalista

Maurizio Perriello è un giornalista. Nato a Melfi nel 1988, si laurea a Pisa in Storia e consegue un Master a Milano. Esperto di tematiche green, in particolare di climate change.

La “nuova fase” della guerra scatenata dalla Russia è caratterizzata da due elementi principali: la mobilitazione parziale dei riservisti annunciata da Vladimir Putin (ne abbiamo parlato qui) e l’innalzamento della tensione per i timori di un’escalation nucleare. Entrambi questi fattori hanno una causa comune: la controffensiva ucraina nel Donbass, che ha vissuto un nuovo momento di svolta nelle ultime ore dopo l’avanzata nella regione di Kherson a metà settembre.

Mentre da un lato il presidente russo afferma che “verranno usati tutti i mezzi a disposizione per difendere la nazione”, dall’altro il suo omologo ucraino prosegue sulla linea propagandistica del “convincimento a distanza”, lanciando un monito ai soldati russi: “Risolvete il problema con colui che ha voluto questa guerra, e cioè Putin, o sarete uccisi uno a uno“.

Gli ucraini entrano a Lyman: perché è importante

Secondo quanto riferito dal portavoce del Comando militare orientale ucraino, Sergei Cherevatyi, l’esercito di Kiev ha accerchiato le forze russe attorno a Lyman, città situata nella regione di Donetsk. Il successo ucraino sarebbe dipeso anche dalla modesta ampiezza del contingente russo sul posto, stimato in circa 5.500 militari (tra regolari, Gruppo Wagner e miliziani separatisti). Tuttavia, ha spiegato il portavoce, “il numero delle truppe accerchiate potrebbe essere inferiore a causa delle vittime e di alcuni soldati che si sono arresi”. In realtà risulterebbe che i militari del Cremlino si siano rivolti alla propria leadership chiedendo di ritirarsi, senza ricevere però risposta positiva. Dal canto loro, le truppe ucraine hanno agito interrompendo le comunicazioni di terra dei russi nell’area di Drobysheve-Lyman e, prendendo il controllo delle strade, hanno tolto la possibilità ai nemici di ripetere il ritiro di massa come avvenuto a Kharkiv.

Poco dopo arriva anche la conferma da parte della Difesa russa, con l’annuncio del ritiro delle forze armate da Lyman e l’ammissione di aver impiegato sul campo meno risorse rispetto agli avversari. Il 503° reggimento di fanteria motorizzata della Federazione ha tentato di rompere l’accerchiamento, ma alla fine ha capitolato. Non prima però, sostiene il Ministero moscovita, aver ucciso 200 militari ucraini e distrutto 14 veicoli corazzati nelle ultime 24 ore. “A causa della minaccia di essere accerchiate, le truppe si sono ritirate dall’insediamento di Krasny-Lyman (nome russo di Lyman, ndr) su linee più favorevoli. Nonostante le perdite subite, avendo una superiorità significativa di forze e di mezzi, il nemico continua la sua offensiva”.

La “vittoria” di Lyman assume un’importanza tattica notevole per via della posizione nevralgica della città, situata proprio nella regione “infuocata” di Donetsk a ridosso di Slovjansk, sulla strada che porta a Severodonetsk, e dunque immediatamente oltre il primo (e più esterno) dei cerchi concentrici nei quali l’Ucraina divide la sua strategia difensiva. Si tratta di “costole” di resistenza a protezione degli organi vitali dello Stato, in primis la capitale Kiev. La città rappresenta un tassello importante anche per la Russia, soprattutto dal punto di vista “politico”, visto che è considerata parte integrante della Repubblica popolare di Donetsk, la cui integrità territoriale è considerata al Cremlino l’obiettivo minimo dell’operazione militare speciale” scattata il 24 febbraio 2022.

Il fronte caldo: stanno “vincendo” gli ucraini?

La rinnovata controffensiva ucraina si può leggere come una contromossa da giocatore di poker, con Kiev intenzionata a “vedere il bluff” di Putin in relazione all’apertura a negoziati a un cessate il fuoco. Bluff che il presidente russo aveva già negato da sé, ribadendo la volontà del Cremlino di ricorrere “a tutti i mezzi a disposizione” per difendere la nazione. Gli ucraini hanno approfittato della perdita di equilibrio delle forze russe nell’est del Paese per sferrare altri attacchi e penetrare nel cuore delle aree filorusse. Complice anche il riposizionamento estivo dell’esercito di Mosca verso il fronte meridionale di Kherson e Zaporizhzhia e la disfatta di Kharkiv.

Ma la vera domanda è: gli ucraini stanno davvero vincendo la guerra? La Russia ha un enorme capitale umano, oltre che bellico, non ancora utilizzato appieno. Però effettivamente l’esercito di Kiev sta mettendo a segno risultati inediti e importanti proprio a ridosso delle roccaforti di Mosca nell’est del Paese. La liberazione di Lyman evidenzia innanzitutto le difficoltà di Mosca nel mantenere il controllo sul Donbass. Se vincere significa centrare gli obiettivi, allora Kiev sembra in vantaggio. Il prossimo di questi obiettivi potrebbe essere un’altra città del Donbass, Svatove, nella regione di Lugansk. Si prospetterebbe una manovra a tenaglia, con le forze ucraine dispiegate anche a est del fiume Oskil, in corrispondenza della città di Kupiansk.

La Russia è a un bivio, l’ennesimo di questo conflitto. Deve decidere se spostare uomini e armamenti da altri fronti o se continuare a perdere terreno nel Donbass settentrionale. I rinforzi più vicini sono una quarantina di chilometri più a sud, a Bakhmut, dove i mercenari del Gruppo Wagner cercano invano da settimane di sfondare le linee ucraine.

Le minacce nucleari di Kadyrov

Il conflitto sembra scivolare pericolosamente verso l’escalation nucleare. Se davvero Mosca considererà l’attacco a Lyman, e quindi alla Repubblica di Donetsk, come un attacco diretto alla madrepatria russa, allora scatterebbe la messa in pratica della dottrina nucleare russa. Quest’ultima prevede infatti l’impiego di ordigni atomici in caso di aggressione. Non è un caso che Putin, durante il discorso sull’annessione delle regioni ucraine, abbia definito “Novorossija” (“Nuova Russia” e, quindi, Russia a tutti gli effetti) i territori di Kherson, Zaporizhzhia, Donetsk e Lugansk.

Le minacce atomiche rinnovate dal Cremlino portano stavolta il nome di un “uomo forte” fedelissimo di Putin: Ramzan Kadyrov. Come abbiamo spiegato qui, già nelle scorse settimane il leader ceceno è stato investito di un’autorità sul campo degna di un generale, o anche qualcosa di più. Dopo il ritiro dalle truppe russe dalla città strategica di Lyman, Kadyrov ha invitato Mosca a valutare l’impiego di un’arma nucleare a basso potenziale in Ucraina (Putin pronto a usare la bomba atomica: dove potrebbe colpire e con quali effetti).

“A mio parere dovrebbero essere prese misure più drastiche, fino alla dichiarazione della legge marziale nelle zone di confine e l’uso di armi tattiche nucleari“, ha detto il leader ceceno, confermando la sua tendenza sempre più frequente a criticare apertamente i comandi di Putin. Intanto continuano a piovere bombe su Kharkiv, con ancora vittime fra i civili, compresi bambini e donne incinte. Un autentico incubo, realissimo e tremendo.