Putin sceglie la “guerra totale”: come cambia il conflitto in Ucraina

Le parole del ministro degli Esteri russo Lavrov non lasciano dubbi sulle volontà del Cremlino: il conflitto va allargato e il mondo intero deve cambiare

L’addio al vecchio mondo da parte della Russia sta diventando ormai una realtà. Con passi formali come la decisione di abbandonare la Stazione spaziale internazionale (motivata con l’aggravarsi del peso delle sanzioni economiche), che mette così fine a una delle poche collaborazioni ancora esistenti con gli Stati Uniti e con l’Occidente.

“La decisione è già stata presa”, ha detto in modo secco e inequivocabile Dmitry Rogozin, il direttore generale di Roscosmos, l’agenzia aerospaziale di Mosca dalla struttura molto simile alla Nasa americana. “In linea con i nostri obblighi, informeremo i nostri partner della fine del nostro lavoro sull’Iss con il preavviso di un anno”.

La Festa della Vittoria e le parole di Lavrov

La notizia ha iniziato a circolare proprio nel giorno in cui un quotidiano inglese, dopo le dichiarazioni del ministro della Difesa britannico Ben Wallace, riferisce dell’ipotetica possibilità di un passaggio dalla fase dell’Operazione militare speciale a un vero e proprio stato di guerra, con tanto di mobilitazione generale da dichiararsi il prossimo 9 maggio in occasione della Festa della Vittoria, la festa nazionale russa più sentita in cui si ricorda l’anniversario del successo contro Hitler e il Nazismo.

Nel frattempo le rappresentanze diplomatiche del Cremlino continuano a farsi sentire. Il potentissimo ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha concesso una importante intervista a Xinhua, l’agenzia di Stato della Cina (divenuto ormai un alleato indispensabile per la sopravvivenza economica della Russia) in cui ha lasciato una porta aperta ai negoziati di pace, anche se le reali possibilità di un esito positivo al momento appaiono quasi nulle.

Ucraina, pace lontana: l’ultimatum di Mosca a Kiev

Sergej Lavrov ha lasciato intendere quale sia il fine ultimo di Vladimir Putin: la costruzione di un nuovo polo mondiale. “Le trattative non
stanno andando bene” ha detto. Ma vanno comunque avanti, in video conferenza. “Noi siamo favorevoli alla loro continuazione. Se Kiev smetterà di farsi consigliare da fuori e incomincerà a pensare ai propri interessi, potrebbe esserci un miglioramento dei rapporti“.

Secondo Lavrov, è la Nato l’ostacolo principale delle trattative. “Gli Usa e i suoi alleati usano l’Ucraina come uno strumento per contenere la Russia e il suo sviluppo economico. Prima del 24 febbraio, stavano forzando Kiev a fare una scelta artificiale: o stare con loro oppure con Mosca. Negli ultimi anni, l’Occidente non ha fatto nulla per fermare il conflitto interno ucraino”. Infine ha dichiarato che “noi non siamo in guerra con l’Alleanza atlantica, ma forse è vero il contrario, ascoltando le dichiarazioni dei suoi vertici”.

Sarà “guerra totale”: il piano del Cremlino per estendere il conflitto

Ma il messaggio più importante è quello sull’intero progetto geopolitico che sembra prevalere oggi al Cremlino. “Prima il mondo prenderà coscienza delle nuove realtà geografiche e politiche, meglio sarà per l’Europa e per tutta la comunità internazionale. La nostra Operazione militare speciale contribuisce al processo di liberazione del nuovo mondo dall’oppressione neocoloniale dell’Occidente, intrisa di razzismo e di un complesso di superiorità”.

Sergej Lavrov non ha precisato quale sarà il Paese alla guida di questo eventuale nuovo mondo. Anche perché stava parlando al più importante organo di informazione della Cina. Ma c’è da scommettere che questa fase di “guerra totale” (così l’hanno ridefinita gli esperti di relazioni internazionali) avrà l’obiettivo immediato di annettere parte dell’Ucraina, mentre nel lungo periodo punterà a ricollocare la Russia al centro delle dinamiche politiche e geostrategiche globali.