Ucraina, è quasi guerra: Putin spiazza il mondo. Draghi giocherà la “carta Berlusconi”?

Ancora una volta, Vladimir Putin spiazza il mondo e firma un decreto che riconosce le due regioni separatiste filo-russe nel Donbass, Ucraina orientale: Donetsk e Luhansk

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Ancora una volta, Vladimir Putin spiazza il mondo e firma, a sorpresa, un decreto che riconosce le due regioni separatiste pro-Mosca nell’Ucraina orientale del Donetsk e del Luhansk, e ordina alle forze armate russe di entrare nei territori per quella che è stata docilmente chiamata “funzione di mantenimento della pace”. Di fatto, secondo i media locali, le forze russe sono entrate nel Donbass per svolgere un ruolo di peacekeeping.

Cosa ha fatto Putin e cosa ha detto

I decreti trasmettono il riconoscimento ufficiale di Mosca sui due territori separatisti nella regione del Donbass, come Stati indipendenti, e ne garantiscono la sicurezza sotto l’ombrello delle truppe russe che avrebbero iniziato ad essere dispiegate nelle regioni. Regioni che si erano rese indipendenti dall’Ucraina nell’aprile 2014: per dare un numero, gli scontri tra le milizie filo-russe e l’esercito ucraino hanno ucciso oltre 14mila persone fino ad oggi.

Putin ha parlato durante una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza nazionale convocato al Cremlino, infarcita di una potente retorica “armata” e anti-occidentale, dove la Russia appare vittima: l’Ucraina “sta cercando di entrare in conflitto con noi, ci sono terroristi nel Paese che vengono sostenuti e incoraggiati dalla comunità internazionale” ha detto. Putin ha chiesto a Kiev di cessare “immediatamente” le ostilità nel Donbass orientale o la “responsabilità ricadrà sulla leadership del Paese”.

La situazione nel Donbass, ha spiegato, è “diventata estremamente critica. Mi rivolgo a voi per informarvi su quali saranno le prossime azioni in questa situazione. L’Ucraina è parte integrante della nostra storia, della nostra cultura. Ci sono legami molto forti dal punto di vista familiare e storico. Gli ucraini stessi si considerano parte della Russia, siamo uniti da sempre”, ha detto il presidente russo.

“Noi siamo pronti a mostrarvi cosa significa liberare completamente l’Ucraina”. E ancora: “Sappiamo che ci sono già informazioni che l’Ucraina vuole costruire le proprie armi nucleari. Non è un’accusa a vuoto”, ha detto, affermando che Kiev “di fatto dispone ancora della tecnologia nucleare sovietica” e degli strumenti per “trasportare queste armi”.

Con l’Ucraina nella NATO cresce la minaccia per la Russia: questo uno dei punti cardine. “Se la Russia affronta una tale missione come l’adesione dell’Ucraina all’Alleanza atlantica, allora le minacce al nostro Paese aumenteranno di molto” ha detto Putin, citando anche l’articolo 5 del Trattato della NATO sulla difesa collettiva, in base al quale “è chiaro che tutti i Paesi dell’Alleanza devono combattere al fianco di uno dei membri se uno degli alleati è considerato sotto attacco”.

Putin riporta che Biden gli avrebbe detto che “una moratoria di qualche tipo è possibile” sull’adesione dell’Ucraina alla NATO, “che non sarà accettata”, ma questa “non è una moratoria per noi, non è una concessione a noi, è una moratoria per loro, semplicemente riflette la realtà, che l’Ucraina non è pronta”.

Putin teme anche che Kiev possa “iniziare a riprendersi la Crimea”, dal momento che non riconosce la sua adesione alla Federazione Russa, e la NATO che si potrebbe unire. A poche ora dalla firma, ora invoca la diplomazia: bisogna capire solo fino a che punto Vladimir è pronto a spingersi (perché l’Ucraina è così importante per Putin lo abbiamo spiegato qui).

La reazione degli Usa

Non è chiaro al momento se i movimenti delle truppe russe abbiano segnato l’inizio di un’invasione dell’Ucraina. Ma diversi funzionari occidentali hanno avvertito che questa mossa potrebbe fungere da apertura verso un’operazione militare più ampia contro Kiev. Un “tentativo di creare un pretesto per un’ulteriore invasione”, ha detto l’ambasciatore degli Stati Uniti all’ONU Linda Thomas-Greenfield durante una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Ma questa è sempre la visione occidentale. Putin potrebbe intraprendere sentieri ben più scaltri, che non una guerra ad ampio raggio (delle cause della crisi e dei possibili scenari abbiamo parlato qui).

Dopo aver sentito il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, alti funzionari statunitensi alla Casa Bianca  e non ultimi il presidente francese Macron e il cancelliere tedesco Scholz, il presidente Usa Biden ha deciso di imporre nuove sanzioni al commercio e al finanziamento dei due territori filo-russi che Putin ha deciso di riconoscere come indipendenti.

In una dichiarazione, la Casa Bianca ha affermato che Biden firmerà un ordine esecutivo che “vieterà nuovi investimenti, scambi e finanziamenti da parte di cittadini statunitensi da, verso o nelle cosiddette regioni DNR e LNR dell’Ucraina”. L’ordine consentirebbe anche agli Stati Uniti di imporre sanzioni a chiunque operi in quelle aree. E la Casa Bianca ha affermato che “annuncerà presto ulteriori misure relative alla palese violazione degli impegni internazionali della Russia”.

Misure che sarebbero comunque in aggiunta a quelle economiche “rapide e severe che abbiamo preparato in coordinamento con alleati e partner se la Russia invaderà l’Ucraina”.

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Il Cremlino intanto fa sapere in una nota ufficiale che è “prematuro” parlare di un incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e l’omologo americano Joe Biden, spiegando che “possono sentirsi in qualunque momento, ma al momento non ci sono piani concreti” per un vertice tra i due leader sulla crisi ucraina. Dopo la mediazione del presidente francese Macron, Biden ha comunque accettato “in linea di principio” di incontrare Putin se la Russia non invaderà l’Ucraina.

La reazione della NATO

Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha condannato il riconoscimento da parte della Russia delle autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk, affermando che la mossa “mina ulteriormente” la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina, erode gli sforzi per una risoluzione del conflitto e viola gli accordi di Minsk, di cui la Russia è parte.

Nel 2015 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che include la Russia, aveva riaffermato il suo pieno rispetto per la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Stoltenberg ha accusato la Russia di continuare ad alimentare il conflitto nell’Ucraina orientale fornendo supporto finanziario e militare ai separatisti, aggiungendo che Mosca “sta anche cercando di inscenare un pretesto per invadere ancora una volta l’Ucraina”.

Stoltenberg ha affermato che la NATO sostiene la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina entro “i suoi confini internazionalmente riconosciuti” e ha affermato che l’alleanza esorta la Russia “nei termini più forti possibili, a scegliere la strada della diplomazia e a invertire immediatamente il suo massiccio accumulo militare in e intorno all’Ucraina, e ritirare le sue forze dall’Ucraina in conformità con i suoi obblighi e impegni internazionali”.

Anche dall’Europa giunge un monito forte: i leader dell’Unione europea stanno condannando la decisione del presidente russo, tacciandola come una “palese” violazione del diritto internazionale, dell’integrità territoriale dell’Ucraina e degli accordi di Minsk, ha affermato in un tweet la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Il presidente francese Emmanuel Macron parla di violazione unilaterale degli impegni internazionali della Russia e di attacco alla sovranità dell’Ucraina. E chiede una riunione urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e l’adozione di sanzioni europee mirate.

Anche il Regno Unito annuncerà nuove sanzioni contro la Russia, secondo quanto anticipato dalla ministra degli Esteri britannica Liz Truss.

Draghi userà Berlusconi per trattare sul gas?

Per quanto riguarda l’Italia si attende l’incontro tra Putin e Draghi, dove certamente, tra le altre cose, si parlerà di gas (qui cosa rischia il nostro Paese e perché).

Ciò che sappiamo al momento è che Silvio Berlusconi ha chiamato il presidente del Consiglio garantendo sostegno al governo ma anche una sponda con il Cremlino.

Il Cavaliere, dunque, secondo quanto sarebbe stato rivelato a Formiche.net da fonti informate del colloquio, si sarebbe messo “a disposizione” di Mario Draghi sul dossier Ucraina.

Il buon rapporto dell’ex presidente del Consiglio con Vladimir Putin è noto, come dimostra la telefonata di fine anno tra i due. Basti pensare che nel 2015 il Financial Times scriveva che il presidente russo considera Berlusconi “l’ultimo dei mohicani” in Europa, uno dei pochi politici con “una visione ampia e strategica”.