Ucraina, Putin ricorre al Bars, l’arma segreta per vincere la guerra

Il presidente russo – conscio degli errori di valutazione della prima fase del conflitto – si starebbe preparando a sfoderare un nuovo asso nella manica

Nella testa di Vladimir Putin non ci entra nessuno. Ancora prima del 24 febbraio scorso, gli articoli e i saggi che cercavano di decrittare la sua strategia non sempre davano risultati univoci. Ma dopo il fallimento della prima fase dell’Operazione militare speciale, una volta compreso che non esisteva un piano alternativo alla guerra lampo, capire cosa pensa davvero e cosa vuole il presidente russo è diventato ancora più difficile.

Secondo le indiscrezioni dell’intelligence americana – opinione condivisa da diversi politologi ed esperti di dinamiche belliche internazionali – il presidente russo si starebbe preparando ad un conflitto di più lunga durata, magari condotto con una intensità più bassa di quella attuale. Potrebbe anche dichiarare lo stato di guerra, ma certo non la mobilitazione generale che in molti si aspettavano.

Guerra in Ucraina, Mosca si appella alle Riserve combattenti

Sono però numerose le fonti che temono l’utilizzo di una nuova arma bellica, una carta che il capo del Cremlino no avrebbe mai pensato di dover sfoderare prima dell’invasione. Si pensa infatti che possa fare ricorso al Bars, le cosiddette Riserve combattenti del Paese.

Organizzato in maniera impeccabile per quanto riguarda la divisione dei ruoli, la compattezza nell’azione e la rapidità di esecuzione, il Bars si compone di altri centomila uomini da usare nel passaggio dall’offensiva alla difesa nel corridoio terrestre vicino alla Crimea.

La strategia di Putin per un conflitto a lunga durata

Questo perché il presidente è consapevole del fatto che la Russia non è in grado di combattere a questi ritmi ancora a lungo perché si esauriscono le risorse umane e la forza viva. Quindi la prospettiva per la durata dev’essere quella di mesi, non di anni. Ma non rinuncerà comunque al suo piano di invasione, procedendo però per tappe ben calibrate e premeditate con attenzione.

Infatti, sempre secondo gli esperti, ci sarà prima l’arrivo ai confini amministrativi di Donetsk e Lugansk (traguardo praticamente già portato a casa durante i primi giorni del conflitto). Poi verrà rinforzato il corridoio terrestre con la Crimea, cosa che potrebbe avvenire proprio con l’impiego di migliaia di uomini arruolati nel Bars. Poi probabilmente lo Zar si spingerà fino alla Transnistria, scossa dall’inasprirsi delle tensioni locali con la comunità separatista russofona.

Gli errori del Cremlino e l’incognita per una controffensiva ucraina

La soluzione diplomatica sarà dunque possibile solo dopo il raggiungimento di questi obiettivi a cui Vladimir Putin non intende rinunciare. In questo scenario, la variabile indipendente è rappresentata da una eventuale controffensiva ucraina, una volta che i militari di Kiev saranno pronti a usare gli armamenti pesanti ad alta efficienza forniti soprattutto dagli Usa.

Un percorso che però è costellato di incognite, come tutto quello che riguarda la guerra d’altronde. In particolare, per la prima volta il leader di Mosca deve fronteggiare un suo errore grave. “Si trova in un vicolo cieco che percorrerà fino in fondo” afferma Gleb Pavlovskij, suo consigliere politico prima che alcuni dissidi li allontanassero. “Sbaglia l’Occidente che spera nell’effetto deterrente delle sanzioni. Quando afferma di voler tritare Zelensky – aggiunge – dice il vero”.