Ucraina, via alla seconda fase della guerra: dove colpirà Putin

Sta iniziando una nuova fase dell'"operazione speciale" russa in Ucraina, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov: cosa cambia

Via a una nuova fase della guerra in Ucraina, la seconda: obiettivo, come anticipato nelle scorse settimane, il Donbass. Sta iniziando una “nuova fase” dell'”operazione speciale” russa in Ucraina, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, riferendosi all’offensiva nel Donbass.

Obiettivo Donbass: ecco perché

Nelle ultime settimane, le forze russe che si erano ritirate da Kiev si erano raggruppate proprio in preparazione di una violenta offensiva a tutto campo nel Donbass, dove i separatisti sostenuti da Mosca hanno combattuto le forze ucraine negli ultimi otto anni e hanno dichiarato le due repubbliche indipendenti riconosciute da Mosca.

Il Cremlino ha dichiarato che il suo obiettivo principale è la cattura della regione orientale del Donbass. In caso di successo, questa vittoria darebbe a Vladimir Putin una porzione vitale dell’Ucraina, ma non solo: simbolicamente rappresenterebbe un grande successo, perché lo “zar” potrebbe presentare al popolo russo un nuovo trofeo, a fronte di perdite sempre più cospicue e difficoltà economiche incalcolabili a causa delle sanzioni occidentali.

La Russia ha intensificato la sua battaglia per il controllo del cuore industriale orientale dell’Ucraina, aumentando gli assalti a città e paesi lungo un fronte lungo centinaia di chilometri. “Sta iniziando una nuova fase di questa operazione e sono sicuro che sarà un momento molto importante dell’intera operazione speciale”, ha detto Lavrov in una intervista a India Today, ribadendo che l’operazione delle forze russe mira “alla completa liberazione delle Repubbliche di Donetsk e Luhansk“.

“Nel corso dell’operazione militare speciale l’esercito russo sta attuando i compiti identificati dal comandante in capo supremo – ha detto il ministro della Difesa Sergej Shoigu, sottolineando “il coraggio e l’eroismo” dimostrato dai militari russi. Il piano per la liberazione delle Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk viene attuato sistematicamente e sono prese le misure per ripristinare la vita normale”.

Perché la presa di Mariupol resta fondamentale

Il Pentagono ha definito l’intensificazione della campagna un'”operazione di modellazione” che prepara il terreno per un’offensiva più ampia nella regione del Donbass. Gli Stati Uniti ritengono che le forze russe stiano “continuando a creare le condizioni per quello che credono sarà un successo sul campo, inserendo più forze e mettendo a disposizione più capacità di comando e controllo”.

Gli assalti sono iniziati lungo un fronte a forma di boomerang che si estende per oltre 480 chilometri dal nord-est dell’Ucraina a sud-est del Paese. La Russia ha affermato di aver colpito diverse aree con missili, inclusa la città nord-orientale di Kharkiv e le aree intorno a Zaporizhzhia e Dnipro, nell’ovest del Donbass.

Le truppe di Mosca hanno anche preso il controllo della città di Creminna, il che può aiutarle ad accerchiare le forze ucraine nella regione avanzando da nord e sud, e schiacciandole a est. La cattura di Creminna avvicina anche i russi alla città di Slovyansk, la cui perdita da parte dei separatisti sostenuti dalla Russia ha rappresentato un’umiliante battuta d’arresto per Mosca nelle prime fasi del conflitto separatista nel 2014.

La chiave della campagna per conquistare l’est resta comunque la cattura di Mariupol, città portuale nella regione che i russi hanno assediato fin dai primi giorni della guerra. Prendere Mariupol significherebbe poter spostare le truppe russe altrove, privare l’Ucraina di un porto vitale e soprattutto creerebbe di fatto un ponte terrestre tra la Russia e la penisola di Crimea, già sottratta all’Ucraina dal 2014.

L’assalto all’acciaieria Azovstal

Intanto, è già iniziato l’assalto all’Azovstal, l’acciaieria di Mariupol dove sono asserragliati assieme ai militari ucraini almeno mille civili. I nazionalisti non hanno deposto le armi e non si sono arresi, ma l’obiettivo delle milizie popolari filo-russe è quello di “liberare il prima possibile” l’acciaieria, ha detto il leader dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, Denis Pushilin, secondo il quale nello stabilimento potrebbero essere presenti anche mercenari provenienti dagli Stati Uniti, dal Canada e dalla Romania.

Sui suoi canali social il Servizio di sicurezza dell’Ucraina (Sbu) ha scritto che “gli occupanti vogliono radere al suolo lo stabilimento Azovstal a Mariupol, dove i nostri combattenti si stanno difendendo”, dopo aver diffuso l’intercettazione di una conversazione telefonica di un militare russo che parla della decisione della leadership militare di Mosca di sganciare bombe da tre tonnellate su Mariupol assediata.

La Russia dice che non userà armi nucleari

Mentre Mosca torna a minacciare l’Italia, il grande allarme però resta sempre quello delle armi chimiche. Lavrov ha annunciato tuttavia che Mosca non sta valutando la possibilità di utilizzare armi nucleari in Ucraina. Quando gli è stato chiesto se la Russia stesse considerando l’ipotesi, ha rispoto: “Solo armi convenzionali”.

Lavrov torna anche sulle presunte cause del conflitto. “La vera ragione” della guerra in Ucraina va ricercata nel fatto che i Paesi occidentali hanno “violato le promesse alla leadership russa e hanno iniziato a spostare la Nato verso est dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica”, sostenendo che fosse “un’alleanza difensiva e non un minaccia alla nostra sicurezza”.

Secondo il capo della diplomazia di Mosca, l’attuale situazione in Ucraina è il risultato diretto del desiderio degli Stati Uniti e dell’Occidente di dominare il mondo. “Gli eventi attuali hanno origine negli Stati Uniti e nel desiderio dell’Occidente di governare il mondo. Volevano mostrare al mondo che non ci sarebbe stata multipolarità, solo unipolarità, e hanno creato un trampolino (l’Ucraina, ndr) contro di noi ai nostri confini. Hanno pompato armi in Ucraina”.

Si rafforza l’asse tra Russia e Cina

Intanto, sul fronte delle alleanze, si rinsalda l’asse russo-cinese. “Non importa come la situazione cambierà, la Cina rafforzerà la cooperazione strategica con la Russia per promuovere un nuovo modello di relazioni internazionali e una comunità con un futuro condiviso per il genere umano” ha detto il vice ministro degli Esteri cinese Le Yucheng, ricevendo a Pechino l’ambasciatore russo Andrey Denisov.

Una presa di posizione netta, chiara, e densa di conseguenza sul piano geopolitico, che potrebbe aprire scenari inattesi per il futuro. Già sul nucleare settimane fa Pechino aveva fatto intendere che avrebbe sostenuto Mosca. Dopo la decisione di Finlandia e Svezia di entrare nella Nato, il sistema internazionale dominante inizia a prendere una forma diversa.