Ucraina, i russi conquistano una roccaforte: come cambia la guerra

Gli scontri si fanno sempre più duri nel già martoriato Donbass. Putin rivendica la presa di una città, mentre Kiev nega che le forze russe abbiano sfondato

La guerra in Ucraina ci ha abituati ai colpi di scena più svariati, in particolare sul campo di battaglia. Dopo una lunga fase in cui la controffensiva di Kiev appariva inarrestabile, ecco che l’esercito russo rivendica successi militari e conquiste di centri anche importanti nel Paese invaso (la tregua non regge: l’allarme per gli attacchi russi).

C’è molta propaganda dietro tutti gli annunci del Cremlino, è vero, ma sembra ormai acclarato che le truppe di Mosca stiano tenendo il fronte e addirittura contrattaccando nelle aree di confine del Donbass. Impiegando soprattutto i famigerati mercenari del Gruppo Wagner.

La presa russa di Bakhmut (?)

Mentre manca poco al primo anniversario di un conflitto ancora tragicamente in corso, il quartier generale della Difesa Territoriale dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk rivendica la presa della città di Bakhmut. La notizia arriva a poche ore da un annuncio “contrario” da parte del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale aveva detto che “Bakhmut resiste, nonostante tutto”. Ciò che è certo è che nella città del Donetsk risuonano gli allarmi aerei, quasi senza sosta (intanto gli Usa minacciano di assassinare Putin: l’accusa dalla Russia).

Il comandante del battaglione Libertà della Guardia nazionale ucraina, Yevgeny Oropai, riferisce tuttavia diversi assalti della fanteria russa compiuti nella notte. “I russi stanno cercando di attaccare in maniera massiccia”, aggiunge. Secondo il portavoce del Gruppo delle forze orientali dell’esercito ucraino, Sergiy Cherevaty, “il nemico ha fatto un nuovo disperato tentativo di assaltare la città di Soledar da diverse direzioni e ha dispiegato sul campo di battaglia le unità più professionali dei wagneriti”. Per questo motivo Kiev è corsa ai ripari, disponendo e inviando forze e mezzi aggiuntivi nel Donetsk. Il generale ucraino Oleksandr Sirs’kij non ha usato mezze misure, bollando come “propaganda” le dichiarazioni russe sulla presunta conquista di Soledar: “Non corrispondono a realtà, anzi il nemico ha subìto perdite significative e si è ritirato per l’ennesima volta”.

Incrociando fonti e testimonianze sul posto, pare che le truppe russe abbiano bombardato Soledar 106 volte nell’arco di 24 ore e che ci siano stati almeno 22 scontri. Mosca sembra aver preso effettivamente il controllo “soltanto” del villaggio di Bakhmutskoe, nei pressi della città di Soledar e a nord-est di Bakhmut. I russi hanno insomma riversato la loro forza in maniera notevole su Bakhmut, ma non sembrano siano riusciti a sfondare definitivamente le linee nemiche.

Come cambia la guerra

Già nelle scorse settimane, se non mesi, molti analisti avevano sottolineato quanto Vladimir Putin desiderasse la presa di Bakhmut “per coprire le sconfitte” dei russi in Ucraina. La città al confine tra Donetsk e Lugansk non rappresenta di per sé un obiettivo strategico, ma il presidente russo ha bisogno di una vittoria da “sventolare” di fronte all’opinione pubblica. anche in ottica di “legittimazione” della prosecuzione dell’operazione militare speciale e rilancio del consenso intorno a una quasi certa offensiva di primavera.

Le Forze armate della Federazione Russa e il Gruppo Wagner stanno spingendo su molteplici direttive nel Donbass per piegare la resistenza delle truppe avversarie e conquistare la cittadina, dopo mesi di sanguinosi scontri. Si fa sempre più dura la guerra d’attrito nella zona, con il leader ceceno Ramzan Kadyrov tornato a spingere per la “decapitazione” del regime ucraino e della “tana dei satanisti in centro a Kiev”. Un attacco diretto e feroce nei confronti di Zelensky, indicato come “il principale difensore e agitatore di questa vile ideologia” della Nato.

La ferocia con cui il Gruppo Wagner sta conducendo le operazioni di assedio attorno a Bakhmut e Soledar può avere anche motivazioni slegate alle strette esigenze militari. Anche il capo della compagnia militare privata Evgenij Prigožin desidera un successo simbolico sul campo, per incrementare la sua già grande influenza nelle sale del Cremlino. Inoltre, in palio c’è il futuro sfruttamento dell’importante deposito salino di Soledar.