Ucraina, figlie degli oligarchi in rivolta: chi sono le donne anti-Putin

Il dissenso si insidia tra i ranghi più vicini al capo del Cremlino: il ruolo delle famiglie dei magnati, sempre più insofferenti verso il presidente russo

Non sono solo affari di famiglia, ma di un intero Paese. Sembravano la conseguenza di un’onda emotiva, i primi “No alla guerra” scritti sui social dalle figlie degli oligarchi russi. Infatti, due delle eredi più celebri, come Sofia Abramovich, nota per postare su Instagram ogni dettaglio della sua vita sontuosa all’ombra del padre Roman (finito al centro del dibattito internazionale con lo scoppio del conflitto armato).

Con lei anche Elizaveta Peskova, primogenita del potente Dmitry, portavoce di Vladimir Putin: entrambe avevano poi fatto marcia indietro fin da subito, cancellando le tracce della loro presa di posizione sul web. Ma adesso altre defezioni illustri stanno trasformando queste piccole e altolocate ribellioni nell’unità di misura del disagio. Non certo della società russa – basta guardare il tenore di vita delle figlie in questione per capire la distanza che le separa dalla vita quotidiana della Russia profonda – ma di quelle élite che devono molto, quasi tutto, al Cremlino.

Mosca, giovani ricchi alla conquista del mondo (tramite il web)

In questi vent’anni di relativa libertà totale si sono trasformate in una immagine lussuosa della Russia cosmopolita, che considera ancora Mosca e San Pietroburgo come un affaccio sul resto del mondo al quale sentono di appartenere. Perché a mettere in fila l’elenco delle defezioni dall’ortodossia putiniana emerge il sospetto che si sia davvero aperta una linea di frattura, forse non solo generazionale.

Padri allineati e in silenzio contro figlie (e anche qualche figlio) loquaci e dissenzienti. Ma anche giovani che forse parlano a nome e delle loro famiglie, e in qualche modo vengono utilizzati per mandare un messaggio. Non si spiega altrimenti la lista sempre più lunga dei distinguo via social operati dai giovani rampolli dell’oligarchia russa.

Putin, quando gli antichi patti non valgono più

Un esempio è Ksenija Sobchak, popolare conduttrice della televisione statale e di Instagram, professione ufficiale influencer, definita fino a poco tempo fa la Paris Hilton russa per via del suo stile di vita non propriamente sobrio. Messaggi contro la guerra con dichiarazioni, post e applausi alla mamma, la senatrice Ljudmila Narusova, una dei due componenti della Duma — su 411 — ad avere espresso la sua contrarietà all’operazione militare.

Il padre della ragazza era l’ex sindaco di San Pietroburgo Anatoly Sobchak, scomparso nel 2000, nientemeno che l’uomo sotto la cui ala sono cresciuti Putin e il suo ormai ex alter ego, il sempre fedelissimo Dmitrij Medvedev. Quello che ancora oggi viene considerato come il clan del Cremlino, i cui membri controllano le principali aziende statali, vedi alla voce Gazprom, nasce grazie a lui. L’insistenza della figlia nel proprio “No” pare sottolineare un cambiamento senza precedenti: gli antichi patti di sangue tra padri non valgono più.

Cremlino, se il dissenso mina la stabilità

Vale lo stesso per Maria Yumasheva, che di russo ormai ha poco, essendo nata a Londra 19 anni fa, munita com’è di passaporto austriaco e poi russo. Ma è pur sempre la figlia dell’oligarca Valentin Yumashev, imprenditore immobiliare proprietario di buona parte del centro di Mosca, nonché nipote di Boris Eltsin, che di Putin fu mentore e principale sponsor.

Nel 2000, Tatjana, la madre di Maria, venne allontanata dallo staff del Cremlino per fare posto a Dmitry Peskov, il portavoce di Putin che cominciò allora la sua ascesa non solo politica, e che oggi si ritrova anch’esso alle prese con una figlia ribelle. Sono legami all’apparenza indissolubili, sui quali è stata costruita la storia recente della Russia, che oggi però appaiono meno scolpiti nel marmo di quanto si pensava.

Governo russo coinvolto nelle proteste

Dissenso che si è insediato anche in casa del ministro della Difesa russo Sergej Sojgu, l’uomo che ha assecondato e forse incoraggiato la scelta ucraina. Alexej Stolyarov, marito di Ksenja, la sua seconda figlia, ha risposto agli auguri di compleanno con un messaggio nel quale sostiene che il miglior regalo possibile sarà la pace.

Nel frattempo, pur senza ricorrenze da festeggiare, anche Karina Boguslasvkj ha scritto su Instagram che occorre chiamare “i nostri cari, compagni, amici”, chiunque possa porre fine “a questa tragedia”. Sembra quasi un messaggio rivolto a papà Irek, deputato di Russia Unita e amico personale di Putin. Se son rose – come recita un celebre detto popolare – un giorno fioriranno. Anche dalle parti del Cremlino.