In Ucraina la “farsa” del cessate il fuoco: l’annuncio della NATO sulla no-fly zone

Si continua a combattere in Ucraina, nonostante la tregua annunciata, e poi violata, dalla Russia. Intanto è scontro aperto tra il presidente ucraino Zelensky e la NATO

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Nel giorno in cui la Cina interviene finalmente nel conflitto auspicando che “i combattimenti cessino il prima possibile”, e in cui anche in Italia scattano i primi sequestri agli oligarchi russi amici di Putin, si continua a combattere in Ucraina, nonostante la tregua annunciata, e poi violata, dalla Russia, secondo quanto riferito dalle autorità ucraine.

Sabato mattina 5 marzo Mosca ha annunciato un temporaneo cessate il fuoco per aprire dei corridoi umanitari e permettere alla popolazione di Mariupol e Volnovakha – più di 200mila persone nella prima città e 15mila nell’altra – di sfuggire ai combattimenti e lasciare le città, con la garanzia della Croce Rossa. Ma le autorità locali hanno denunciato il mancato rispetto della tregua.

Kiev ha affermato che le evacuazioni civili sono state interrotte nelle due città nel sud-est del Paese a causa dei continui attacchi russi. Il cessate il fuoco avrebbe dovuto durare fino alle 16 e l’evacuazione iniziare alle 11, ma tutto è stato rimandato.

“Sono in corso colloqui con la Federazione Russa per stabilire un cessate il fuoco e garantire un corridoio umanitario sicuro”, ma il ministero della Difesa russo ha accusato i “nazionalisti” ucraini nelle due città di impedire ai civili di partire. Ha anche affermato di aver rispettato il cessate il fuoco ed è arrivato persino a dire che il fuoco proveniva dall’interno di entrambe le città contro le posizioni russe.

Disastro umanitario in corso

Dopo aver bombardato e conquistato la centrale nucleare di Zaporizhzhia, per cui solo per puro caso non si è rischiato un disastro (abbiamo parlato qui del rischio terrorismo nucleare), le truppe russe ora avanzano verso la seconda centrale nucleare più grande dell’Ucraina, e intanto proseguono gli attacchi a Kiev, Mariupol e alle altre città. L’Ucraina afferma che le forze russe hanno concentrato gli sforzi per circondare la capitale Kiev e Kharkiv, la seconda città più grande, mentre mirano a stabilire un ponte terrestre verso la Crimea.

Mosca nega di prendere di mira i civili in Ucraina e afferma che il suo obiettivo è disarmare Kiev, contrastare quella che considera un’aggressione della NATO e catturare i leader che chiama neonazisti.

Ma le agenzie umanitarie hanno avvertito di un disastro umanitario in corso: manca tutto, cibo, acqua e forniture mediche stanno per esaurirsi e i rifugiati si riversano nell’Ucraina occidentale e nei Paesi europei vicini. In Italia sono già arrivate decine di donne e bambini. A Mariupol non c’è acqua, riscaldamento né elettricità e il cibo sta finendo, ha detto il sindaco Vadym Boychenko. “Siamo semplicemente distrutti”.

Cosa ha detto Putin sulle sanzioni

Anche il presidente russo Putin è tornato a parlare, prendendo di mira le sanzioni. “Le sanzioni contro la Russia equivalgono a una dichiarazione di guerra” ha detto intervenendo a un evento in vista della Giornata della donna, citato dalla Tass. Putin ha definito “difficile” la decisione di avviare l’operazione speciale militare in Ucraina, che ha dato inizio alla guerra.

“Sono state distrutte quasi tutte le infrastrutture militari dell’Ucraina e l’eliminazione della difesa aerea è stata praticamente completata”, ha annunciato. “Tutto sta procedendo secondo i piani in Ucraina”, ha affermato ancora, aggiungendo che “non ho dubbi che l’esercito russo raggiungerà tutti i suoi obiettivi”.

“Dall’inizio delle ostilità nel Donbass” nel 2014 “sono state uccise 13-14mila persone, tra cui oltre 500 bambini”, è tornato a denunciare Putin, che ha anche aggiunti che “la Federazione Russa considererà qualsiasi tentativo da parte di altri Paesi di stabilire una no-fly zone sull’Ucraina come una partecipazione alle ostilità“.

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Lo scontro sulla no-fly zone

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto alla Nato di istituire una no-fly zone sui cieli dell’Ucraina, ma la Nato ha detto no. Zelensky ha accusato duramente l’Alleanza per questa decisione. “La Nato ha deliberatamente deciso di non coprire i cieli sopra l’Ucraina” ha attaccato in un videomessaggio pubblicato su Facebook. “Crediamo che i Paesi della Nato abbiano creato una narrativa per cui la chiusura dei cieli sull’Ucraina provocherebbe la diretta aggressione della Russia nei confronti della Nato”.

Un'”autoipnosi” l’ha definita, “di coloro che sono deboli, interiormente insicuri nonostante abbiano le armi molto più potenti rispetto a quelle che abbiamo noi”. “Tutte le persone che moriranno d’ora in poi – prosegue – moriranno anche per colpa vostra, per la vostra debolezza e mancanza di unità. Sono grato agli amici del nostro Paese, nella Nato ci sono molte nazioni amiche che ci aiutano”.

Ma l’Alleanza atlantica proprio venerdì ha ribadito la sua posizione. “Gli alleati hanno concordato di non avere aerei Nato nello spazio aereo dell’Ucraina né truppe Nato sul suo territorio“, ha detto il segretario generale Jen Stoltenberg, ribadendo il no alla no-fly zone e sottolineando che l’unico modo per implementare una zona di interdizione al volo sull’Ucraina sarebbe mettere in volo aerei Nato pronti ad aprire il fuoco contro aerei russi.

Intanto, mentre in Italia si rischia seriamente un blocco commerciale, oltreoceano gli Stati Uniti stanno valutando i tagli alle importazioni di petrolio russo e i modi per ridurre al minimo l’effetto sulle forniture globali.

I prezzi globali del petrolio sono aumentati di oltre il 20% questa settimana a causa delle preoccupazioni per la carenza di forniture (qui gli affari russi in Italia e quelli italiani in Russia, qui chi rischia con la guerraqui quanti soldi l’Italia ha già inviato a Zelensky e qui quanto spenderà l’Europa in aiuti militari).

Ue pronta a nuove sanzioni

Lunedì 7 marzo si terrà il terzo round di colloqui tra le due delegazioni ucraina e russa. Da Bruxelles intanto, durante una conferenza stampa a fianco del segretario di Stato Usa Antony Blinken, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha parlato di nuove possibili sanzioni a Mosca. “Sappiamo che il conflitto in Ucraina è lontano dalla fine. Siamo pronti a nuove severe sanzioni, se Vladimir Putin non ferma la guerra che ha scatenato”.  L’Ue potrebbe ampliare il numero di banche russe escluse dal sistema di messaggistica Swift (qui cos’è e perché è così importante).

Quella in corso in Ucraina, ha detto l’Alto Rappresentante Ue Josep Borrell, “è la guerra di Putin. E solo Putin può fermarla”. “Non è Oriente contro Occidente, non è un remake della Guerra Fredda. Stiamo difendendo la sovranità di tutti gli Stati. La Russia è completamente isolata, come ha dimostrato il voto nell’assemblea generale dell’Onu: il mondo sta con l’Ucraina”.

Certo, osserva, è sempre possibile “aggravare” le sanzioni, ma quelle già decise vanno “attuate” e hanno già fatto danni notevoli all’economia russa. Oggi la Russia ha già fatto default su alcuni bond, “un importante risultato, in soli tre giorni”. Le sanzioni Ue, precisa, non mirano ad un cambio di regime, ma a indebolire l’economia russa.

L’Ue sta anche “facendo tutto il possibile” per aprire corridoi umanitari in Ucraina: “I civili devono poter scappare dalle città assediate” ha aggiunto. Domenica 6 marzo von der Leyen volerà in Spagna, dove vedrà il premier spagnolo Pedro Sanchez, mentre lunedì riceverà a Bruxelles il premier Mario Draghi per studiare le prossime mosse. Gli incontri porteranno al Consiglio Europeo informale del 10 e 11 marzo a Versailles.