Trump ancora alla Casa Bianca: tre scenari per spodestare Biden

Donald Trump potrebbe ancora vincere la corsa elettorale: la partita si chiuderà solo il 14 dicembre

L’idea di uno sfratto di Donald Trump dalla Casa Bianca diverte i social, che immaginano la security accompagnare fuori dallo Studio Ovale il tycoon. L’ormai ex presidente americano potrebbe non allinearsi al rito della concessione della vittoria al rivale, il presidente eletto Joe Biden, che dovrà insediarsi il 20 gennaio 2021. Se la tradizione non dovesse essere rispettata, potrebbero crearsi ulteriori spaccature all’interno del già frastagliato panorama politico statunitense, provato da quattro anni di accanite lotte tra democratici e repubblicani.

Joe Biden ha già ammonito il presidente uscente, sottolineando che il servizio di guardia della Casa Bianca, qualora fosse necessario, sarebbe pronto a sbarazzarsi degli “intrusi”.

Il Transition Integrity Project, formato da osservatori e analisti bipartisan, ha dipinto tre scenari di una possibile resistenza di Donald Trump all’abbandono della Casa Bianca.

Donald Trump, il ricorso alla Corte Suprema

Il tycoon ha già presentato dei ricorsi in alcuni stati riguardo l’esito delle elezioni, e potrebbe presentarne altri. Le prime sentenze hanno dato esito negativo, e potrebbero scoraggiare l’ex Potus dal continuare. Tuttavia se la Corte Suprema di uno stato dovesse emanare un verdetto a favore di Donald Trump, si aprirebbe la via per il ricorso alla Corte Suprema federale, presenziata dalla giudice Amy Coney Barrett, nominata dal repubblicano.

Tuttavia risulta improbabile che l’Alta Corte possa investire tempo e credibilità stabilendo il legittimo inquilino della Casa Bianca, e ancora più che scenda a patti con un presidente che ha finito la prima legislatura. Il vincolo di mandato impone infatti che il capo dello Studio Ovale vada via dopo 8 anni. I giudici della Corte Suprema sono invece nominati a vita.

Trump, partita aperta con i grandi elettori

Gli stati repubblicani potrebbero tentare il colpo grosso e con la nomina dei grandi elettori da mandare a Washington. Questa carica esprime tradizionalmente il volere del popolo, ma non esiste un vincolo di rispetto del voto dei cittadini, e gli incaricati, nominati entro l’8 dicembre, potrebbero esprimere preferenze diverse dall’elettorato. Il 14 dicembre dovranno votare, e potrebbero anche esprimere voti in competizione con la propria delegazione.

A quel punto spetterebbe al presidente del Senato, Mike Pence, decidere cosa fare dei voti doppi di ciascuno stato che esprimerà un voto disgiunto e, qualora non venisse raggiunta la quota delle 270 preferenze necessarie per l’elezione del presidente degli Stati Uniti, la questione passerebbe alla Camera, dove ogni delegazione avrà diritto a esprimere un solo voto.

Pelosi presidente, via Trump e Biden

Con le delegazione portate alla Camera, la speaker Nancy Pelosi potrebbe in un’ultima analisi impedire ai deputati di entrare in Aula, bloccando il conteggio avviato da Mike Pence. Questo deve infatti tenersi davanti ai deputati.

La presidente della Camera potrebbe mantenere lo stallo fino al 20 gennaio, il giorno dell’insediamento del nuovo presidente, o addirittura reclamare per sé la Presidenza, come previsto dalla linea di successione.

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