Trump “responsabile del tentato golpe” del 6 gennaio: cosa succede negli Usa

L'America si prepara ad affrontare un "terremoto" politico nelle prossime settimane. Per la Commissione d'inchiesta sull'assalto a Capitol Hill, l'ex presidente "ha acceso la fiamma della rivolta". E ora rischia grosso

La prima udienza in diretta televisiva della Commissione d’inchiesta della Camera statunitense sull’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 ha tracciato le linee guida del “terremoto” politico al quale l’America dovrà prepararsi nelle prossime settimane.

Il processo vede coinvolto direttamente Donald Trump, responsabile secondo i membri della Commissione di aver pianificato il tentato golpe, e i suoi legami con i militanti che hanno attaccato il Congresso americano. A partire dai Proud Boys, il gruppo di estremisti di destra che recitò un ruolo chiave nell’indirizzare i ribelli.

Cosa ha detto la Commissione d’inchiesta

L’assalto al Congresso americano non è stato il risultato di una protesta sfuggita di mano, ma l’esito di un piano che vede Donald Trump come istigatore e i rivoltosi come braccio esecutivo. Così il presidente della Commissione d’inchiesta, Bennie Thompson, racconta agli americani quanto accaduto il 6 gennaio 2021 a Washington, parlando apertamente di “tentato golpe”. L’obiettivo dell’ex presidente e dei suoi collaboratori era quello di ribaltare il risultato delle elezioni presidenziali del 2020, vinte da Joe Biden. Durante la prima di sei udienze, durata due ore, sono state mostrate immagini inedite raccolte in un filmato di oltre 10 minuti ed è stata ascoltata la testimonianza di una degli agenti feriti.

L’avvertimento di Thompson è forte: “La nostra democrazia è in pericolo, il complotto non è ancora finito”. La Commissione è composta da sette Democratici e da due Repubblicani dell’ala minoritaria ostile al tycoon. Le parole di Thompson assumono toni ancora più duri: “nel 1814 il Campidoglio è stato assalito da una forza straniera. Il 6 gennaio è stato assalito da nemici interni” su incoraggiamento di Trump.

La testimonianza di uno 007

A inguaiare il tycoon è anche la testimonianza Robert Engel, il capo degli 007 incaricati di proteggere Trump dopo le presidenziali del 2020. Secondo il suo racconto, l’ex presidente pensò di recarsi davanti al Congresso per marciare al fianco degli insorti, dopo averli incitati all’assalto durante il celebre discorso pronunciato alla Casa Bianca.

La frase “andiamo a Capitol Hill” gridata alla folla dall’auto blindata presidenziale è una delle prove portate da Engel. Quest’ultimo avrebbe poi parlato a Trump convincendolo a non raggiungere il luogo della protesta.

Cosa rischia Trump

L’inchiesta non ha validità penale, ma prettamente politica. Esattamente come per il processo per impeachment portato avanti dai Democratici nel febbraio 2021. In questo senso Trump rischia di veder tramontata ogni possibilità di recuperare il peso politico che ha sempre esercitato.

Ancor di più se si considera che, secondo le testimonianze di persone vicine a Trump, fra cui quella di sua figlia Ivanka, nell’entourage dell’ex presidente si era già capita l’imminente sconfitta alle presidenziali. Non solo: il capo di gabinetto Mark Meadows venne a sapere che non esisteva alcuna prova di brogli elettorali. Ciononostante assecondò Trump nei suoi tentativi di sovvertire la vittoria di Biden. emersa alcuna prova di brogli elettorali.

In sede penale e civile, per l’attacco al Congresso sono state già incriminate più di 800 persone. Nel corso del dibattimento sono emersi diversi elementi che difficilmente potranno finire in un processo penale, ma che sono assai rilevanti dal punto di vista politico.

Le parole di Donald Trump

Trump non è certo rimasto zitto a guardare. E, come spesso in passato, il suo commento sulla piattaforma Truth ha sollevato un polverone. L’ex presidente ha infatti definito quello che ha condotto l’assalto al Congresso come “il più grande movimento nella storia degli Stati Uniti”. La commissione parlamentare “non scelta da nessuno non ha speso un minuto per studiare la ragione che ha portato il popolo ad andare a Washington, in numeri enormi, molto più di quanto i Fake News Media siano disposti a riportare”.

Un piano in 7 punti

Durante l’udienza ha preso la parola anche Liz Cheney, nemica giurata di Trump. La deputata repubblicana ha spiegato che l’ex capo della Casa Bianca aveva un “sofisticato piano in sette punti” per capovolgere il voto e restare al potere. I dettagli non sono però ancora noti. “Vedrete le prove su ogni punto del piano”, afferma la parlamentare ricordando la pressione esercitata da Trump su Mike Pence affinché rifiutasse il conteggio dei voti elettorali.