Test rapidi ogni tre giorni per fermare il Covid: il progetto pilota

Tra dubbi sulla loro attendibilità e utilizzo ormai quotidiano, i test rapidi Covid potrebbero diventare degli ottimi alleati per il tracciamento del virus

I test antigenici Covid, conosciuti anche come “tamponi rapidi“, sono ormai diventati centrali nella lotta e tracciamento del Coronavirus. Con risultati in mezz’ora o meno permettono di avere una risposta immediata in caso di contagio, anche se alcuni esperti ne hanno messo spesso in dubbio la precisione e affidabilità.

Test rapidi ogni tre giorni, il progetto pilota di Liverpool

Il 6 novembre 2020, il Liverpool City Council insieme a NHS Test and Trace, NHS Liverpool Clinical Commissioning Group, Cheshire and Merseyside Health and Care Partnership e l’Università di Liverpool, ha intrapreso un progetto pilota di test rapidi a tappeto che ha coinvolto la comunità, con particolare riguardo nei confronti delle persone asintomatiche.

Di questo progetto è tornato a parlare recentemente Iain Buchan, professore clinico in Informatica per la salute pubblica presso l’Università di Liverpool, che è stato coinvolto nello sviluppo del sistema di tracciamento pilota, arrivando alla conclusione che un buon piano, in grado di bloccare la diffusione del Covid, dovrebbe prevedere la somministrazione di test rapidi ogni tre giorni (almeno due volte a settimana) per lavoratori e persone impegnati in ambienti a contatto con il pubblico, e quindi a rischio contagio.

“Le misure di sanità pubblica devono essere in grado di identificare molto rapidamente coloro che hanno il virus e possono infettare, in modo che possano autoisolarsi rapidamente per almeno 10 giorni, così come i loro contatti stretti”, ha dichiarato a Business Insider.

“È necessario implementare i test, comprendere la comunità locale e il contesto in cui viene utilizzato il test. E questo dipende da una buona pratica di salute pubblica – ha poi aggiunto lo stesso -. Se gestissi un’impresa e volessi proteggere clienti e lavoratori, incoraggerei il personale a eseguire test almeno due volte alla settimana. I test ogni tre giorni sono preziosi. Penso che testare prima di andare nei luoghi di lavoro, in cui si verificano la maggior parte dei contagi, come nei supermercati, avrebbe un effetto a catena sulla protezione del cliente e della comunità locale”.

Test rapidi tra dubbi e appelli alle autorità

Come ci ha spiegato la virologa e ricercatrice Valeria Cagno (in un’intervista rilasciata in esclusiva a QuiFinanza) è vero che il tampone molecolare è più preciso, ma allo stesso tempo il test antigenico (o test rapido) ha una attendibilità che si mantiene intorno all’85-90% nelle persone sintomatiche che cominciano a manifestare i primi sintomi, stando alle valutazioni fatte dagli ospedali.

Nonostante ciò, molti sono ancora i dubbi degli esperti, specialmente riguardo l’attendibilità del test nei casi di pazienti senza sintomi, ovvero i cd. asintomatici.

Come ha spiegato però al Science Media Center John Deeks, professore di biostatistica presso l’Università di Birmingham, un piano anti-Covid efficiente – anche sulla base sei risultati incoraggianti del progetto Liverpool – dovrebbe prevedere l’utilizzo di test rapidi come farmaci. Prima cioè dei test molecolari di massa (a messo che sia possibile arrivare a testare e tenere traccia di tutta la popolazione), i Governi dovrebbero pensare ad uno screening tramite tamponi rapidi, più fattibile ma anche in grado di garantire ottimi risultati.

Test rapidi, dall’Italia all’America: come si stanno organizzando le potenze mondiali

Intanto in Italia diverse sono le Regioni che si sono attrezzate allestendo spazi dedicati all’effettuazione di test rapidi alla popolazione (gratis, per esempio, per il personale scolastico o imposti a tappeto a chi – come nello stretto di Messina – si sposta da un confine regionale all’altro). Lo stessa tendenza, inoltre, si sta riscontrando anche in altri Paesi del mondo. Il Regno Unito, per esempio, ha intensificato i test rapidi attraverso uno schema che consente alle aziende di testare regolarmente i lavoratori anche quando non hanno sintomi. L’idea è di identificare le persone che non sono consapevoli di essere infette, in modo che possano isolarsi e fermare la diffusione del virus.

Negli Stati Uniti, invece, durante l’amministrazione Trump è stato estesa la vendita di test rapidi a farmacie e drogherie, in modo che chiunque potesse procurarsene uno all’occorrenza. Mentre l’attuale presidente eletto Joe Biden ha detto che con il suo piano anti-Covid intensificherà l’utilizzo e il ricorso ai test rapidi per il tracciamento del virus all’interno degli uffici pubblici e nei luoghi di lavoro.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Test rapidi ogni tre giorni per fermare il Covid: il progetto pilota