Terzo round di colloqui: Putin si fermerà a una sola condizione. Draghi sempre più esposto

Mentre la Russia spara sui civili in fuga, lunedì 7 marzo al via il terzo round di colloqui tra russi e ucraini. La diplomazia si muove, e aumentano le pressioni economiche contro Mosca

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Domenica 6 marzo il corridoio umanitario a Mariupol creato per far scappare 200mila civili è stato interrotto per la seconda volta. I russi hanno aperto il fuoco durante l’evacuazione, violando il cessate il fuoco. Gli attacchi missilistici russi hanno distrutto l’aeroporto internazionale di Vinnytsia. Le forze armate ucraine hanno invitato la popolazione a non lasciare i bunker.

Circa 8 persone, tra cui 2 bambini, sono stati uccisi quando le truppe russe hanno aperto il fuoco contro i civili che stavano cercando di evacuare dalla città di Irpin in autobus. La foto del piccolo Kirill, 18 mesi appena, avvolto nella sua copertina insanguinata già quasi privo di vita, rimarrà per sempre scolpita nel ricordo di questa guerra, e nella nostra coscienza collettiva.

Corridoi umanitari? La Russia spara contro i civili in fuga

Diverse città ucraine hanno riportato morti e danni diffusi mentre le due parti si preparano per un terzo round di colloqui di pace, previsto oggi lunedì 7 marzo.

L’esercito russo all’alba di questa mattina ha nuovamente annunciato che avrebbe aperto corridoi umanitari in diverse città ucraine, inclusa la capitale Kiev, alle 10 ora di Mosca. I corridoi sarebbero stati allestiti anche nelle città di Kharkiv, Mariupol e Sumy. Ma i cecchini russi sparano contro i civili in fuga. E infatti poco dopo l’annuncio, l’accordo sul cessate il fuoco è stato di nuovo violato. Mosca ha aperto i corridoi umanitari quasi esclusivamente verso Russia e Bielorussia e l’accordo è saltato.

Zelensky attacca l’Occidente

Il presidente ucraino Zelensky si è rivolto a più riprese ai leader occidentali, sottolinenando che la Russia ha annunciato che oggi bombarderà le imprese legate alla difesa. Il portavoce del ministero russo della Difesa, Igor Konashenkov, ha detto che “nel quadro della smilitarizzazione dell’Ucraina, le forze armate russe colpiranno le aziende dell’industria della difesa ucraina con armi di precisione”. La maggior parte di queste aziende si trova dentro le città, circondate da civili. “E’ un omicidio, semplicemente un omicidio. E non ho visto nessun leader mondiale reagire oggi, nessun politico occidentale” ha attaccato Zelensky. La Nato insiste con il suo “no” alla no-fly zone.

La gente fugge via, se può. Da quando la Russia ha lanciato la sua invasione il 24 febbraio, più di 1 milione di rifugiati ha attraversato il confine dall’Ucraina alla Polonia. Ma non tutti vogliono andarsene: sono tanti i giovani, ma non solo, che vogliono restare nelle loro case a difendere la loro terra, e a combattere se necessario.

Proprio la Polonia intanto ha smentito le notizie secondo cui il Paese penserebbe di fornire caccia all’Ucraina ottenendo a sua volta aerei militari dagli Usa. “La Polonia non invierà i suoi jet in Ucraina né le consentirà l’uso dei suoi aeroporti – ha affermato il governo su Twitter – Aiutiamo in modo significativo in molti altri settori”.

L’uso della rete di basi aeree di questi Paesi come base per aerei militari ucraini e il loro conseguente utilizzo contro le forze armate russe può essere considerato come coinvolgimento di questi Stati in un conflitto armato, aveva detto il portavoce del ministero della Difesa russo Konashenkov.

Russia sempre più in difficoltà: ecco quando (e se) Putin si fermerà

Secondo alcune fonti Usa, dal canto suo la Russia avrebbe già lanciato circa 600 missili dall’inizio della sua invasione e dispiegato in Ucraina circa il 95% delle forze di combattimento che aveva pre-organizzato fuori dal Paese. E mentre sembra poco plausibile un assalto anfibio russo vicino alla città ucraina di Odessa, strategica per il suo porto, le forze russe continuato a cercare di avanzare e isolare Kiev, Kharkhiv e Chernihiv, ma starebbero incontrando “una forte resistenza ucraina”.

Il presidente russo Putin ha sentito al telefono il leader turco Erdogan e ha annunciato che fermerà l’offensiva militare solo se Kiev smetterà di combattere e se saranno accolte le richieste di Mosca. Nel colloquio è stato ribadito che l’operazione militare speciale voluta da Putin procede secondo i piani. E Putin chiede un approccio più costruttivo ai negoziatori ucraini in vista del prossimo round di negoziati, oggi, tenendo conto della realtà sul terreno.

Durante il colloquio telefonico Erdogan ha insistito sull’importanza di adottare misure urgenti per un cessate il fuoco, che oltre alle ragioni umanitarie darebbe, secondo Ankara, un’opportunità per lavorare a una soluzione politica; ma anche aprire corridoi umanitari e firmare un accordo di pace. La Turchia secondo i media interni sarebbe pronta a contribuire con “mezzi pacifici”.

Secondo le indiscrezioni del Ministero della Difesa britannico, Putin starebbe prendendo di mira l’infrastruttura di comunicazione dell’Ucraina per ridurre l’accesso a fonti di notizie affidabili. “È molto probabile che anche l’accesso a Internet dell’Ucraina venga interrotto a causa dei danni collaterali degli attacchi russi alle infrastrutture”.

Putin però è sempre più isolato: i vertici militari bielorussi hanno rifiutato di invadere da nord l’Ucraina. Un ammutinamento a tutti gli effetti, contro un piano che in origine prevedeva l’entrata in guerra, al fianco della Russia e contro l’Ucraina, delle forze armate bielorusse circa una settimana fa”, secondo quanto riferito all’Adnkronos da fonti degli apparati di sicurezza italiani.

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Il ruolo dell’Italia nella guerra

Il premier Draghi lavora alla risoluzione del conflitto ed è sempre più esposto. La posta in gioco, per l’Italia, d’altronde è elevatissima, considerato il gas, il mercato del lusso, il turismo e tutto il resto. Ieri il premier ha avuto un nuovo colloquio telefonico con il presidente ucraino Zelensky, nel corso del quale è stata ribadita la profonda amicizia tra il popolo italiano e il popolo ucraino e la grande solidarietà dell’Italia nei confronti dell’Ucraina.

Draghi ha condannato gli attacchi della Russia ai civili e alle infrastrutture nucleari, ha riaffermato la volontà italiana di fornire sostegno e assistenza all’Ucraina e alla sua popolazione e ha ribadito che l’Italia sostiene l’appartenenza dell’Ucraina alla famiglia europea. Intanto anche nel Belpaese sono iniziati i primi sequestri nei confronti degli oligarchi russi.

Aumentano le pressioni economiche

Di là dall’oceano, intanto, gli Stati Uniti stanno valutando la messa al bando del petrolio dalla Russia nel tentativo di aumentare la pressione su Mosca. “Stiamo ora parlando con i nostri partner e alleati europei per esaminare in modo coordinato la prospettiva di vietare l’importazione di petrolio russo”, ha detto alla CNN il segretario di Stato americano Antony Blinken. Il dibattito ruotava anche sull’assicurarsi che ci fosse ancora un’adeguata fornitura di petrolio sui mercati mondiali.

Le pressioni economiche aumentano di ora in ora, con un solo obiettivo: togliere ai russi il potere di acquisto (qui gli affari russi in Italia e quelli italiani in Russia, qui chi rischia con la guerraqui quanti soldi l’Italia ha già inviato a Zelensky e qui quanto spenderà l’Europa in aiuti militari). Dopo i colossi bancari che hanno sospeso le loro operazioni se fatte da russi (Visa e Mastercard sono l’esempio), e dopo la fuga da Mosca di tantissimi brand del lusso, ma non solo, ora anche la piattaforma di streaming più famosa al mondo, Netflix, ha detto stop al servizio in Russia. 

Una dichiarazione della società ha citato “circostanze sul campo” per la decisione di sospendere il suo servizio in Russia, ma non ha offerto ulteriori dettagli. La piattaforma statunitense aveva già interrotto le sue acquisizioni in Russia, così come la produzione di programmi originali.

Poco prima, e dopo Facebook e Instagram, anche il gigante dei social TikTok ha annunciato che avrebbe sospeso la pubblicazione di tutti i contenuti video dalla Russia per proteggere i suoi dipendenti e rispettare le nuove normative del Paese. Venerdì scorso Mosca ha firmato un disegno di legge che introduce pene detentive fino a 15 anni per quelle che sono considerate “notizie false” sull’esercito russo.