Stop tachipirina e vigile attesa, il Piemonte rompe gli schemi: le nuove regole per la cura Covid a casa

Un importantissimo cambio di rotta nella lotta alla pandemia arriva dalla Regione Piemonte. Ok a vitamina D, antinfiammatori non steroidei e idrossiclorochina

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica

Il Piemonte rompe gli schemi. In un momento molto delicato della pandemia in Italia, in piena terza ondata e con gli ospedali vicini al collasso in ben 9 Regioni, un importantissimo cambio di rotta nella lotta alla pandemia arriva dalla Regione Piemonte.

Prima in Italia, la Regione guidata da Alberto Cirio ha modificato il protocollo per la presa in carico a domicilio dei pazienti Covid che viene effettuata dalle Usca, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta.

Una svolta che, secondo diversi esperti, rappresenta il primo, imprescindibile, passo verso il contrasto dell’emergenza sanitaria. A cambiare infatti è proprio il paradigma: non è più immaginabile – come non lo è mai stato, ci è voluto un anno per arrivarci – che la malattia da Covid-19 venga affrontata nei reparti ospedalieri. Per chi arriva in ospedale spesso è troppo tardi. Il Coronavirus va combattuto e gestito sin da subito a casa, all’insorgere dei primissimi sintomi, questa la strada.

Il Tar boccia l’AIFA

Stop quindi a tachipirina e “vigile attesa”. Lo scorso dicembre l’AIFA-Agenzia Italiana del Farmaco aveva pubblicato un documento nel quale raccomandava proprio “vigile attesa” e paracetamolo/tachipirina per i pazienti Covid lievi a casa. A questa decisione si è opposto il “Comitato Cura Domiciliare Covid-19” guidato da Erich Grimaldi e Valentina Piraino, entrambi avvocati, che hanno presentato istanza cautelare contro il Ministero della Salute e AIFA per la libertà di scelta sui farmaci da adottare nella terapia, vincendolo.

Il TAR ha dunque dato ragione al gruppo di medici “dissidenti”, aprendo un vero e proprio squarcio, anche concettuale, sulle terapie domiciliari. Ora il Piemonte raccoglie questo prezioso testimone e va oltre. “Siamo convinti, perché lo abbiamo riscontrato sul campo fin dalla prima ondata, che in molti casi il virus si possa combattere molto efficacemente curando i pazienti a casa” ha spiegato l’assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi. “Non vuol dire limitarsi a prescrivere paracetamolo per telefono e restare in vigile attesa, ma prendere in carico i pazienti a domicilio”.

Nonostante una gestione discutibile, il Piemonte è stato tra i primi, l’anno scorso, a siglare un protocollo condiviso con Asl, Prefetture e organizzazioni di categoria dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta.

L’obiettivo è chiaro: evitare che i ricoveri e le degenze prolungate oltre l’effettiva necessità clinica dei pazienti che possono essere curati a domicilio determinino una consistente occupazione di posti letto e l’impossibilità di erogare assistenza a chi si trova in condizioni più gravi e con altre patologie di maggiore complessità. Proprio qualche giorno fa la Regione ha dovuto stoppare gli esami non urgenti in tutti gli ospedali.

Come cambia la terapia domiciliare Covid in Piemonte

Ebbene, il Piemonte, accanto a eparina, steroidi e antibiotici, introduce per la prima volta in Italia vitamina D, farmaci antinfiammatori non steroidei e idrossiclorochina. Quest’ultima dopo che il Consiglio di Stato ne ha consentito la prescrizione sotto precisa responsabilità e dietro stretto controllo del medico.

In più, come delineato da Icardi, si prevede la possibilità di attivare “ambulatori Usca” per gli accertamenti diagnostici altrimenti non eseguibili o difficilmente eseguibili al domicilio, ottimizzando così le risorse professionali e materiali disponibili.

Questi ambulatori sono pensati per consentire il controllo dei pazienti a cadenza regolare e offrire prestazioni adeguate per una diagnosi e una gestione più appropriata della malattia. In questi luoghi si potranno eseguire visite mediche, prelievi di sangue, consegne e ritiro urine per esame completo, monitoraggi saturazione ed eventuale emogasanalisi, elettrocardiogrammi, ecografie toraciche, tamponi naso-faringei per test molecolari e antigenici, attivazioni di percorsi preferenziali con invio diretto in Radiologia per eseguire radiografie e Tac al torace.

Alle Usca è previsto anche l’affiancamento di un servizio psicologico, svolto da remoto, utilizzando le postazioni di telemedicina attivate in sede distrettuale e costituito da colloqui in videochiamata con il paziente e il nucleo familiare.

Lo studio sulla vitamina D dell’Accademia di Medicina di Torino

A inizio pandemia proprio l’Accademia di Medicina di Torino aveva istituito un gruppo di lavoro, coordinato dal presidente Giancarlo Isaia, Professore di Geriatria, e da Antonio D’Avolio, Professore di Farmacologia all’Università di Torino, composto da 61 medici di diverse città italiane con l’intento di fornire un contributo e un supporto scientifico alle istituzioni.

Già mesi fa il gruppo aveva elaborato un documento (lo potete leggere integralmente qui), inviato alle autorità sanitarie nazionali e regionali ma per lo più inascoltato, che riporta le più recenti e convincenti evidenze scientifiche sugli effetti positivi della vitamina D, sia nella prevenzione che nelle complicanze del Coronavirus. Della vitamina D sono noti da tempo gli effetti sulla risposta immunitaria, sia innata che adattiva.

Ad oggi è possibile reperire su PubMed almeno 300 lavori, editi nel 2020, che trattano il legame tra Covid-19 e vitamina D, che hanno confermato la presenza di ipovitaminosi D nella maggioranza dei pazienti affetti da Covid, soprattutto se in forma severa, e di una più elevata mortalità ad essa associata. Da qui il suggerimento di intervenire con la somministrazione della vitamina D soprattutto nella popolazione anziana, che in Italia ne è in larga misura carente. Proprio come ha fatto il premier inglese Boris Johnson in Gran Bretagna.

Il legame tra vitamina D e Covid

Come spiega bene l’Accademia di Medicina nel suo documento, in uno studio osservazionale di 6 settimane su 154 pazienti, la prevalenza di soggetti con scarsa vitamina D è risultata del 31,86% negli asintomatici e del 96,82% in quelli che sono stati poi ricoverati in terapia intensiva.

In uno studio randomizzato su 76 pazienti oligosintomatici, la percentuale di soggetti per i quali è stato necessario, successivamente, il ricovero in terapia intensiva è stata del 2% se trattati con dosi elevate di calcifediolo e del 50% nei pazienti non trattati.

In 77 soggetti anziani ospedalizzati per Covid, la probabilità di sopravvivenza alla malattia è risultata significativamente correlata con la somministrazione di colecalciferolo, assunto nell’anno precedente alla dose di 50mila UI al mese, oppure di 80mila-100mila UI per 2-3 mesi, oppure ancora di 80mila UI al momento della diagnosi.

In una sperimentazione clinica su 40 pazienti asintomatici o paucisintomatici è stata osservata la negativizzazione della malattia nel 62,5% dei pazienti trattati con alte dosi di colecalciferolo (60mila UI/die per 7 giorni), contro il 20,8% dei pazienti del gruppo di controllo.

Piemonte zona rossa?

Intanto, il Piemonte in zona arancione scuro ha scelto di dividere in due il territorio rispetto alla gestione delle scuole.

La città metropolitana di Torino lascia in presenza gli studenti fino alla prima media, nonostante i casi reali di contagio si aggirino sui 310 ogni 100mila abitanti, come dimostrato dall’analisi dei dati effettuata dal dott. Paolo Spada e pubblicato giornalmente sulla sua pagina Facebook Pillole di Ottimismo. I posti letto liberi in area critica sono 98, 81 quelli in area non critica. Numeri aggiornati che fotografano bene la situazione dei contagi reali, e non risentono dei ritardi che determinano invece i report settimanali della Cabina di regia e dell’Iss.

Ad ogni modo con molta probabilità da lunedì 15 marzo il Piemonte tornerà in zona rossa, dopo la parentesi di novembre scorso, quando la seconda ondata aveva costretto a un semi-lockdown, che aveva però risparmiato le scuole fino alla prima media.

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