Sta per finire la guerra? La Russia in ritirata chiede aiuto alla Cina

La guerra in Ucraina ormai ha cambiato forma, e direzione. A dispetto di molte previsioni, Kiev sta riconquistando terreno, e questo potrebbe rappresentare la svolta finale

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

La guerra in Ucraina ormai ha cambiato forma, e direzione. A dispetto di molte previsioni che fino a poche settimane fa dichiaravano Kiev in ginocchio, e il loro presidente Zelensky con essa, ora le forze ucraine si trovano ad appena 15-20 km dal confine tra Russia e Ucraina (Zelensky dice addirittura a 5) nella regione nord-orientale di Kharkiv, nella periferia settentrionale di Izyum e nella periferia sud e sud-ovest di Lyman.

Le forze aeree ucraine hanno abbattuto sette missili da crociera nella regione di Dnipropetrovsk e altri due missili sono stati distrutti nella regione di Poltava. Nell’ultima settimana, l’Ucraina ha riconquistato più di 3mila chilometri quadrati di territorio, più di quanto le forze russe abbiano fatto in tutte le loro operazioni da aprile.

“In questi giorni l’esercito russo sta dando il meglio di sé, mostrando le spalle. E, dopo tutto, è una buona scelta per loro scappare. Non c’è e non ci sarà posto per gli occupanti in Ucraina” ha detto Zelensky nel suo ultimo messaggio video, dopo la conferma del ministero della Difesa russo del ritiro delle forze di Mosca da Izyum e Balakliya, nella regione orientale ucraina di Kharkiv.

Liberata dalle truppe di Kiev anche la città di Kupiansk, considerata uno snodo logistico chiave per i rifornimenti delle forze russe, visto che da lì transitano diverse linee ferroviarie del nord est dell’Ucraina. “La chiameremo vittoria”, ha detto Zelensky, anticipando la possibile – ma non scontata – ritirata russa, aggiungendo di essere fiducioso che le forze ucraine libereranno tutti i territori occupati dall’esercito russo.

Quanti ucraini hanno lasciato il Paese

E’ in atto una vera e propria controffensiva, che avanza rapida e decisa, dopo quasi 7 mesi di guerra. Una guerra che si lascia dietro, come tutte, infinite devastazioni. Anche psicologiche. Ad oggi, secondo l’UNHCR, dall’inizio dell’invasione russa sono state oltre 12,3 milioni le persone che hanno attraversato la frontiera per lasciare l’Ucraina.

Molte hanno cercato rifugio nei Paesi vicini. Gli ultimi dati mostrano 5.951.510 valichi di frontiera in Polonia, 1.169.027 in Romania, 2.490.480 in Russia, 1.338.276 in Ungheria, 600.582 in Moldavia, 757.851 in Slovacchia e 16.704 in Bielorussia.

La maggior parte degli arrivi sono stati donne e bambini, visto che agli uomini di età compresa tra i 18 e i 60 anni è stato chiesto di rimanere in patria a combattere.

Cosa sta facendo la Russia

Dal canto suo, Mosca – che appena qualche giorno fa aveva attaccato l’Italia parlando di “suicidio economico” – negli ultimi giorni ha condotto assalti di terra a sud di Bakhmut e a ovest della città di Donetsk, ma è stremata. Le forze russe hanno lanciato 11 missili verso le regioni orientali dell’Ucraina. Mosca ha preso di mira anche le strutture infrastrutturali nell’Ucraina centrale e orientale nella provincia di Kharkiv.

Il sindaco della città di Kharkiv, Ihor Terekhov, ha affermato che uno sciopero ha tolto elettricità e acqua a gran parte della città, in quello che ha descritto come un atto di “vendetta” da parte di Putin per i recenti successi sul campo di battaglia dell’Ucraina.

Ci sono state anche segnalazioni di blackout a Dnipro, Poltava e in altre città orientali, che potenzialmente hanno colpito milioni di civili. “Un blackout totale nelle regioni di Kharkiv e Donetsk, uno parziale nelle regioni di Zaporizhzhia, Dnipropetrovsk e Sumy”, ha dichiarato Zelensky. “L’obiettivo è privare le persone di luce e calore” ha spiegato, denunciando gli “attacchi missilistici deliberati e cinici” contro obiettivi civili come atti di terrorismo. Nessuna struttura militare sarebbe stata colpita.

Però, la rapida caduta di Izyum è stata la peggiore sconfitta militare della Russia da quando le sue truppe sono state respinte dalla capitale ucraina Kiev a marzo scorso.

Putin e Emmanuel Macron si sono nel frattempo scambiati la colpa per problemi di sicurezza presso la centrale nucleare di Zaporizhzhia. “La parte russa ha attirato l’attenzione sui regolari attacchi ucraini alle strutture dell’impianto, compreso lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, che è irto di conseguenze catastrofiche”, si legge in una dichiarazione sul sito web del Cremlino.

La presidenza francese ha affermato invece che l’occupazione dell’impianto da parte delle truppe russe era ciò che lo stava mettendo a rischio. In precedenza, l’operatore nucleare ucraino aveva affermato che l’ultimo reattore operativo dell’impianto era stato spento e l’impianto era “completamente fermo”.

La leadership di Mosca intanto rimane in silenzio sulle sconfitte riportate in buona parte dell’Ucraina, senza commenti né da parte di Putin né da parte del ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu. Cosa che non è piaciuta affatto ai vecchi amici dello “zar”. Il leader della Cecenia amico di Putin e nominato dal Cremlino, Kadyrov, ha criticato le mosse dell’esercito russo.

Ironia della sorte, in uno scenario a metà tra l’apocalittico e il propagandistico, sabato scorso, mentre le forze russe abbandonavano città dopo città, Putin stava inaugurando la ruota panoramica più grande d’Europa in un parco di Mosca, mentre la Piazza Rossa era illuminata a giorno dai fuochi d’artificio per celebrare la fondazione della città nel 1147.

Mosca chiede aiuto a Pechino

Oltre al livello militare, però, c’è quello strettamente economico. I dati dimostrano chiaramente che la Russia sta lentamente implodendo, grazie alle sanzioni, che dunque si stanno dimostrando efficaci (ne abbiamo parlato qui, dove trovate tutti i dati).

Mosca, ora, ha bisogno più che mai del sostegno di Pechino. Di ritorno in Russia, alti funzionari russi e cinesi si sono uniti per aprire la strada a un incontro tra Putin e il presidente cinese Xi a margine di un vertice regionale in Uzbekistan: si tratterebbe del loro primo incontro faccia a faccia dall’invasione russa del24 febbraio scorso.

Secondo il parlamento russo, un alto leader cinese avrebbe espresso sostegno esplicito alla guerra della Russia contro l’Ucraina, affermazioni che però non sono mai state ufficializzate in una dichiarazione da parte cinese e sono contrarie ai precedenti sforzi di Pechino per mantenere un’apparenza di neutralità. Ma si tratta, appunto, di apparenza.

L’alto funzionario cinese Li Zhanshu, stretto alleato di Xi e leader del Partito Comunista Cinese, ha incontrato Vyacheslav Volodin, presidente della Duma di Stato russa, e altri legislatori russi a Mosca dopo aver partecipato a un forum economico a Mosca.

Secondo una dichiarazione della Duma di Stato, Li avrebbe assicurato ai suoi membri che “la Cina comprende e sostiene la Russia su questioni che rappresentano i suoi interessi vitali, in particolare sulla situazione in Ucraina”. “Vediamo che gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO stanno espandendo la loro presenza vicino ai confini russi, minacciando seriamente la sicurezza nazionale e la vita dei cittadini russi. Comprendiamo appieno la necessità di tutte le misure adottate dalla Russia volte a proteggere i suoi interessi chiave, stiamo fornendo la nostra assistenza”, avrebbe affermato Li.

“Sulla questione ucraina, vediamo come hanno messo la Russia in una situazione impossibile. E in questo caso, la Russia ha fatto una scelta importante e ha risposto con fermezza”, ha aggiunto. Pechino ha fermamente rifiutato di condannare l’invasione russa dell’Ucraina, o addirittura di chiamarla “guerra”. Invece, ha ripetutamente attribuito la colpa del conflitto alla NATO e agli Stati Uniti.

Ma l’attuale ritirata della Russia in Ucraina potrebbe rappresentare un grande problema per la Cina, a poche settimane dal probabile terzo mandato di Xi.

Difficile dire, a questo punto, se si stia andando verso la fine guerra. Ma si tratta, senz’altro, di una della fasi più pericolose, come abbiamo spiegato qui. Ad ogni modo, a Putin restano ancora nelle mani, salde, almeno quattro armi assolutamente strategiche (ne abbiamo parlato approfonditamente qui).