Il caso Sputnik V, perché i russi stanno rifiutando il loro stesso vaccino

Perché molti in Russia sono scettici nei confronti del loro stesso vaccino? Il caso Sputnik V

L’interesse all’estero per il vaccino russo è salito alle stelle quando i dati pubblicati sulla rivista medica Lancet hanno mostrato che è efficace al 92% contro il Coronavirus. Da quando è stato approvato tra i vaccini utilizzabili in caso di emergenza, inoltre, gli studi non si sono fermati e, anche se si è ancora in attesa dell’ok dell’EMA, lo scetticismo nei confronti dello Sputnik V è sceso all’estero lasciando spazio all’entusiasmo per l’efficienza riscontrata anche contro la variante inglese.

Ma mentre molti Paesi nel mondo, dall’America Latina all’Europa (Italia compresa), hanno siglato i primi accordi per accaparrarsi i lotti del vaccino Covid russo, il lancio e la somministrazione di Sputnik V in Russia procede a rilento, poiché le persone nel Paese si sono dimostrate profondamente riluttanti ad essere vaccinate.

Sputnik, un successo all’estero: ma in patria il vaccino Covid russo fa fatica ad imporsi

Superate le prime perplessità e incertezze, a seguito delle fin troppo entusiasmanti dichiarazioni dei funzionari russi sul loro vaccino (non sempre seguite da prove concrete), i dati degli studi di Fase III hanno dimostrato che il vaccino Sputnik V è efficace, accrescendo in questo modo l’interesse e la fiducia nei suoi confronti, specialmente all’estero.

“Anche i nostri critici hanno esaurito le discussioni”, ha dichiarato Kirill Dmitriev, il capo del fondo di investimento statale RDIF dietro la produzione di Sputnik.

L’RDIF afferma che 39 paesi hanno già registrato il vaccino e, con gioia della Russia, persino l’Europa ha chiesto riforniture al Cremlino quando si è trovata a fare i conti con la carenza di vaccini.

In patria, però, il vaccino Covid russo non ha riscosso lo stesso successo e fa fatica ad imporsi. Secondo i dati emersi nella prima settimana di marzo 2021, solo il 2,7% di 146 milioni di cittadini russi è stato vaccinato, nonostante il siero sia stato registrato nel Paese ad agosto 2020. Ai problemi logistici si aggiunge la resistenza dei cittadini all’inoculazione: uno studio condotto da sociologi del Levada Center – organizzazione indipendente russa non governativa specializzata in ricerche e sondaggi – ha rilevato che solo il 30% dei russi è disposto a ricevere lo Sputnik V, dato questo in calo dell’8% rispetto al momento del lancio, anche se i dati sulla sicurezza, rispetto all’inizio, sono ora pubblici e accessibili a chiunque li volesse consultare.

Dal sondaggio è emerso quindi  che quasi due terzi dei russi non sono disposti a ricevere il vaccino Sputnik V russo e, inoltre, circa lo stesso numero crede che il nuovo Coronavirus sia stato creato artificialmente come arma biologica. Il livello più alto di riluttanza è stato identificato tra i 18-24 anni, spesso conseguente a cattiva informazione e false credenze.

Dubbi e diffidenza nei confronti dello Sputnik V: è solo colpa di una mal organizzata campagna di comunicazione?

I ricercatori, sulla base dei dati scientifici emersi, non sembrano avere dubbi sullo Sputnik, eppure i russi  continuano ad essere titubanti e a mostrarsi diffidenti. Secondo alcuni esperti questo è anche – e soprattutto – il risultato di una scarsa campagna di comunicazione.

La TV di Stato non si sta impegnando nel sensibilizzare i cittadini sull’argomento, gli spot promozionali e le campagne di comunicazione sono rari e scarsi e, cosa da non sottovalutare poiché sta avendo un ruolo chiave in tutto questo, lo stesso presidente Vladimir Putin non si è fatto ancora iniettare il vaccino.

Pertanto, nonostante i punti di vaccinazione sparsi nelle varie città e l’avvio della campagna vaccinale, solo quattro milioni di russi hanno ricevuto la prima dose, ovvero un numero molto al di sotto dell’obiettivo fissato dal ministero della Salute russo di vaccinare il 60% nella popolazione adulta nei primi sei mesi dal lancio.

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